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mercoledì 27 ottobre 2021
 
 

Volo? Una lettura facile in cui i giovani-adulti si rispecchiano

07/11/2013  Parla l'editor Chiara Richelmi, che ha studiato il fenomeno-Volo: «Sono libri che potremmo definire "pop", si leggono bene e non impegnano troppo la mente: una lettura facile e distensiva. Ma non è paraletteratura».

Chiara Richelmi. In alto: Fabio Volo.
Chiara Richelmi. In alto: Fabio Volo.

Come giudicare il “fenomeno” Fabio Volo? Quali le ragioni del successo dei suoi libri? E qual è il loro valore letterario? Lo chiediamo alla editor Chiara Richelmi, che sui libri di Volo ha scritto un saggio compreso nel volume Tirature ’11 (l’annuario sulla produzione libraria curato da Vittorio Spinazzola e pubblicato da Fondazione Mondadori – il Saggiatore).

Perché piacciono tanto i libri di Fabio Volo?
“Sono libri che potremmo definire ‘pop’, si leggono bene e non impegnano troppo la mente: una lettura facile e distensiva. Sono libri che possono essere letti, uno dopo l’altro, come una sorta di macro-storia continua, in cui, per così dire, la musica di fondo è un po’ sempre la stessa, anche se magari i personaggi cambiano. Si tratta di un fenomeno davvero di massa: in una classifica settimanale di qualche anno fa le vendite dei volumi di Volo avevano superato di tre volte in quantità quelle delle opere di Dan Brown”.

Qual è l’identikit dei suoi lettori?

“Il pubblico d’elezione sembra essere quello dei giovani adulti metropolitani, diciamo tra i 30 e i 40 anni d’età, affascinati dalle seduzioni di una vita moderna e glamour, ma anche, magari, con un back-ground provinciale, a cui l’autore ammicca. I lettori ritrovano nelle sue pagine i propri gusti musicali e letterari, ma anche i capi di vestiario, i cibi, le marche preferite. Scatta, insomma, un rispecchiamento di tipo generazionale e sociale. I fan di Fabio Volo hanno coniato uno slogan: ‘Io Volo volentieri’. Uno slogan che sembra riecheggiare il famigerato Tre metri sopra il cielo di Federico Moccia, tanto amato dai (e ancor più dalle) teen-ager. Ecco, forse in molti, crescendo, lasciano Moccia e passano a Volo, anche se in Volo è presente un orizzonte più ampio”.

Ma come dobbiamo giudicare i suoi libri? Letteratura o paraletteratura?
“Lui di fatto continua a professarsi un non-scrittore. Certamente la sua non è letteratura d’avanguardia, ma non direi neanche che si tratti di paraletteratura. Il suo stile è assolutamente funzionale al tipo di prodotto che l’autore si prefigge di realizzare: un italiano standard, di tono colloquiale, grammaticalmente corretto, che peraltro non indulge troppo al turpiloquio e alla volgarità. L’approccio di Volo alla scrittura è di tipo inclusivo: accomagna il lettore per mano, se c’è una citazione colta o un vocabolo difficile tende sempre a spiegarli, affinché nessuno si senta tagliato fuori perché magari non capisce”.

 
 
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