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mercoledì 01 dicembre 2021
 
Compie 80 anni
 

Facciamo insieme gli auguri a papa Francesco

19/10/2016  Il 17 dicembre Jorge Mario Bergoglio festeggia il compleanno. Il pontefice inatteso non si quieta: continua l’opera di riforma. Nel segno del Vangelo e del Concilio.

La nostra grande iniziativa in occasione dei suoi prossimi 80 anni.
Dal tuo cuore alle sue mani. Il Gruppo editoriale San Paolo coinvolge i lettori delle sue testate stampando un milione di speciali cartoline. Famiglia Cristiana le allegherà sui prossimi due numeri, il 44, in edicola dal 27 ottobre, e il 45, dal 3 novembre. Potrete personalizzare il messaggio con un vostro pensiero e rispedirlo alla sede del Gruppo. Tutte le cartoline ricevute entro il 22 novembre verranno consegnate personalmente al Santo Padre. I pensieri più belli dei lettori saranno pubblicati sul giornale e sul suo sito. Come segno concreto di vicinanza a Francesco, il Gruppo editoriale San Paolo ha deciso di sostenere un’opera cara al Pontefice, il dispensario pediatrico Santa Marta, che da oltre 90 anni si prende cura di famiglie e di bambini in difficoltà. I lettori che lo vorranno potranno partecipare a questo regalo solidale facendo una donazione diretta alla struttura vaticana.

Fu una sorpresa e lo è ancora. Quando Jorge Mario Bergoglio si affacciò alla loggia delle Benedizioni della basilica vaticana, appena eletto 266° Pontece della Chiesa cattolica, nessuno si immaginava che avrebbe stravolto molti paradigmi, compresi quelli che stabiliscono dov’è il centro o la periferia della Chiesa e del mondo. Era un Papa inatteso. E adesso che compie 80 anni non si quieta.
Quella sera del 13 marzo 2013 pronunciò, guardando la piazza, una frase che sfuggì all’attenzione di quasi tutti: «Adesso cominciamo questo cammino». Da allora non ha mai smesso di camminare trascinandosi dietro il mondo e la Chiesa. L’impressione è che lui non faccia fatica, ma la faccia fare agli altri. Anche a 80 anni. Il suo cammino non ha un perimetro definito. L’impresa è costruire il cammino, perché così ha fatto Gesù.
Papa Francesco ha sbaragliato l’idea di una Chiesa che si siede convinta delle sue certezze, ha stravolto la rappresentazione che la mette al centro da dove illumina tutto, la Chiesa che occupa spazi e li difende, che sceglie e proclama. Ha invece aperto processi portando alle estreme conseguenze la lezione del Concilio sul rapporto Chiesa-mondo e rimettendo in pista la lezione di Angelo Roncalli, quella della Chiesa semper reformanda.
Che il pontificato si annunciava innovatore lo si capì subito dalla scelta del nome Francesco, che mai alcun predecessore aveva selezionato. Ma che si arrivasse così avanti nessuno lo poteva prevedere. Bergoglio ha lanciato una sfida globale su ogni tema e su ogni metodo, spiegando che ben più importante dei riti e delle formalità, e anche delle agende, è l’attenzione alle persone nell’ordinario della vita quotidiana.
Francesco la sera dell’elezione non si è presentato come il capo di un’istituzione gerarchica, ma come un vescovo che cammina con il suo popolo. Il 30 agosto 2015 all’Angelus ha spiegato in maniera compiuta la sua visione: «L’osservanza letterale dei precetti è qualcosa di sterile se non cambia il cuore e non si traduce in atteggiamenti concreti: aprirsi all’incontro con Dio e alla sua Parola, nella preghiera, ricercare la giustizia e la pace, soccorrere i poveri, i deboli, gli oppressi. Tutti sappiamo, nelle nostre comunità, nelle nostre parrocchie, nei nostri quartieri, quanto male fanno alla Chiesa e danno scandalo quelle persone che si dicono “molto cattoliche” e vanno spesso in chiesa ma dopo, nella loro vita quotidiana, trascurano la famiglia, parlano male degli altri e così via. Questo è quello che Gesù condanna, perché questa è una contro-testimonianza cristiana!».
La Chiesa di Francesco non è ossessionata dalle norme, ma è guidata dallo Spirito. Ha scritto Enzo Bianchi, priore di Bose, che «la sua Chiesa non è un autovelox della moralità, che fissa chi è dentro e chi è fuori». Cerca invece di tenere insieme le parzialità, di valorizzare le differenze, di camminare accanto a chi non è d’accordo, come è accaduto nei due Sinodi sulla famiglia.
Camminare insieme a Bergoglio non è facile. C’è molto entusiasmo in giro, ma spesso l’entusiasmo vela la realtà, che invece conferma che è molto difficile mettersi al passo di Francesco. Lui è simpatico, spontaneo, immediato. Francesco suscita empatia. Ma basta per dire che stiamo con lui? Nelle ultime settimane insiste sull’indifferenza. Ad Assisi ha definito l’indifferenza il nuovo “paganesimo” del Terzo millennio. Oggi la categoria del paganesimo è argomento difficile da afferrare. Per molti è il risultato solo del tradimento della dottrina cattolica. Per Bergoglio, invece, è il tradimento del Vangelo: l’indifferenza è paganesimo quando si traduce nella tranquillità beata e nella quiete che consiglia di voltare la faccia dall’altra parte. L’indifferenza alimenta la paura, uccide la convivenza, porta alla violenza e alla guerra.
Dalla parte opposta c’è il dialogo, che è insieme metodo e ragione della resistenza del Vangelo. Il dialogo è l’antidoto «all’inquinamento dell’indifferenza», ha detto Francesco ad Assisi poche settimane fa, ma è anche l’antidoto «all’egoismo di chi è infastidito» e a quella sorta di prudenza dei puri che viene ritenuta dalla maggior parte dei credenti il precetto principale del buon cristiano. Francesco ogni mattina a Santa Marta insiste, a ben vedere, proprio sulla necessità di contrastare la “prudenza dei puri”, perché il Vangelo non può essere imbrigliato in un recinto, né i cristiani possono sfuggire alla logica della centesima pecora.
E quando si coprono occhi, orecchi e naso per non vedere e non sentire il grido dei poveri e la puzza della morte che sale da troppe parti del mondo, ma anche da dietro l’angolo di casa nostra, si misura la differenza tra il seguire l’emozione che suscita papa Francesco e l’adesione a ciò che dice con i gesti e le parole. Bergoglio da tre anni procede contromano rispetto a tutte le strategie che dentro la Chiesa e fuori tendono a schierare uomini e istituzioni per decidere chi sono i buoni e i cattivi, chi va isolato o posto al centro, chi umiliato e chi premiato, chi va intimidito e chi invece ammesso magari solo all’ultimo posto. Vale sul piano geopolitico e vale su questo ecclesiale. Sorpresa di Bergoglio o sorpresa di un Vangelo che Francesco sta solo liberando dalle incrostazioni che lo imprigionavano e dai lacci che lo bloccavano?

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