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domenica 11 aprile 2021
 
Ritorno a scuola
 

«Faccio il sierologico solo per non diventare il capro espiatorio di nessuno»

28/08/2020  Non ha dubbi Marcella De Carli, insegnante all'infanzia di una scuola statale del quartiere Olmi, a Milano. «Ma con la certezza» aggiunge «che non servirà probabilmente a nulla»

(In copertina, la maestra Marcella De Carli saluta un suo alunno)

Il 24 agosto è partita la campagna del ministero della Salute per la somministrazione di test sierologici a tutto il personale della scuola vivamente consigliati, ma non obbligatori ed è subito polemica. Marcella De Carli, 49 anni e tre figli di 19, 17 e 12 anni, insegnante dell'infanzia in una scuola statale a Milano lo farà: «Ma solo per non diventare il capro espiatorio di nessuno. Certa che in questo modo serva a poco o a nulla. Ma io dico: li recriminavo a marzo e aprile perché erano necessari a capire la situazione epidemiologica, oggi a che serve farli? In più, banalmente, se lo faccio l'1 settembre ma ho contatto con i bambini il 14 chi mi dice che in mezzo non ho preso nulla? E mentre io tutelo con la mia presunta negatività i bambini e le loro famiglie, loro non rischiano di contagiare me e contagiarsi tra loro? Se poi serve alla scuola poter dire che io sono entrata negativa allora va bene, oppure se serve a tranquillizzare i genitori o anche solo a dare il buon esempio di responsabilità agli alunni e alle loro famiglie.  Ma non mi dicessero che davvero possa garantire maggiore tutela: in ogni caso lo farò così da mettere a tacere tutte le questioni».

Per Marcella sono stati tanti i passaggi incomprensibili di questa pandemia: «La gestione lombarda di questa emergenza è nota, personalmente ho avuto parenti a rischio diretto che non sono mai stati contattati da Ats e solo a distanza di mesi hanno dovuto pagare un sierologico rivelatosi positivo; ancora nei mesi estivi ci sono state attese di settimane per un tampone in caso di febbre persistente. Spero che davvero ci sia finalmente un'organizzazione seria, così da non costringere - in caso di positività al test - noi e le nostre famiglie a quarantene inutili. Che è quello che potrebbe accadere in seguito all'apertura della scuola per i nostri alunni». 

Per non parlare delle modalità di rientro a scuola: «Abbiamo un'età media del corpo docente di 55 anni e non è stato posto il limite dei 60 per il rientro... Io vorrei almeno che venisse fatta una riflessione su come si dà per scontato il nostro lavoro, in tutta la scuola e particolarmente nel lavoro di cura dell'infanzia, i famosi 0-6, in cui c'è uno spiccato spirito di sacrificio che viene poco valorizzato». E lei lo sa bene; di formazione montessoriana, durante il lockdown ha fatto di tutto per restare in contatto coi suoi bambini: «Ho fatto realizzare per loro le mascherine di classe mentre erano a casa e gliele ho consegnate a domicilio uno a uno a ridosso del 4 maggio. C'è stato un bel carico emotivo durante quei mesi da gestire; il mio compito era accompagnare i bambini alla ripresa. E così è stato. Fino alla fine, compreso il saluto al parco in presenza dei Remigini (i bimbi che concludono la scuola dell'Infanzia). Organizzato volutamente il 2 giugno, fuori dall'orario di lavoro, e che poi è diventato protocollo per i saluti di tutte le scuole del Comune di Milano. Esattamente come ho svolto la mia “funzione di sostegno” creando un gruppo WhatsApp dedicato esclusivamente ai bambini. Lì loro in prima persona potevano scambiarsi messaggi audio, video e foto. Lì ogni giorno proponevo un'attività e tutte le mattine scandivo il calendario: era importante far sentire la routine per la loro stabilità emotiva. L'indefinito della pandemia per i bambini è stato terribile. Adesso è tutta estate che mi mandano le foto del mare... . La traduzione pratica di quelli che, solo i primi di Maggio, il Miur ha definito “legami educativi a distanza”».

La maestra Marcella De Carli
La maestra Marcella De Carli

Ora pensando alla ripartenza con mascherine e visiere qualche nuvola di addensa anche sulla sua testa: «So già che sarà difficile: per i bimbi di 3 anni che hanno fatto sei mesi a scuola e sei a casa; per i nuovi inserimenti che saranno certamente problematici, a maggior ragione quest'anno che non potremo godere della condivisione del tempo nelle classi dove spesso ci sono i fratelli. Temo molto tutto ciò perché uno dei nostri modus operandi è proprio nella condivisione e apertura alle altre sezioni. Noi non siamo un liceo, sfruttiamo al massimo la famiglia allargata della scuola».

E per superare il problema del viso coperto? «Cercheremo delle astuzie: a distanza e all'aperto ci faremo vedere e riconoscere. Pensavo anche di fare un video da mandare ai bambini prima della riapertura per spiegare cosa cambierà. Ma mancherà completamente il contatto fisico... e sarà una grande mancanza. Userò molto la voce e comunque il linguaggio non verbale. Coi più piccoli avremo attenzioni particolari. Non posso immaginare di non toccare un bimbo che piange».

Un altro tema che le sta particolarmente a cuore è la misurazione della febbre... «Paradossale delegarla ai genitori. Fa pensare a quanto in realtà non siamo preparati a una tutela reale della salute. Oltretutto ci viene chiesto, come corpo docente, di coinvolgere le famiglie per responsabilizzarle nei confronti di tutta la comunità. Tutto ciò rischia di creare delle tensioni a maggior ragione perché ci sono di mezzo salute e paura. Pensa al panico che creano i pidocchi in classe, immaginiamo il Covid. Soprattutto dove manca il supporto della medicina territoriale e scolastica, che c'era - io me la ricordo – e ora non c'è più. Coi pediatri di base sovraccaricati di responsabilità e lavoro... Dovevano assumere personale per poter permettere di ridurre il numero di alunni per classe e quindi i rischi di contagio, allargare gli spazi soprattutto all'aperto e riportare il medico scolastico. Nulla, non è stato fatto nulla e così stiamo riaprendo allo sbaraglioMettendo in difficoltà dirigenti e docenti. Vedi la questione dei test sierologici».

Cosa augura ai suoi bambini per questo strano anno nuovo? «Di riuscire a ritrovare quello spazio di relazione coi coetanei che non tutti sono riusciti a godere durante l'estate. Io confido nelle grandissime risorse che hanno i più piccoli nell'adattarsi. Da parte mia, la voglia di tornare in presenza è enorme. Sarà una sfida: riuscire a portare avanti relazione e apprendimento trovando nuove modalità e occasioni per stare insieme».

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