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Famiglia, al Sinodo discussioni vere, come al Concilio

08/10/2015  Si parla liberamente. E' per lo meno verosimile che ci siano pareri opposti e che qualcuno in queste settimane tenti una mediazione. Le posizioni fin qui espresse, tra cui quella del vescovo di Anversa monsignor Johan Bonny, presidente della vescovi del Belgio, che ha suggerito di lasciare le soluzioni pastorali in mano alle singole conferenze episcopali.

Al Sinodo si discute molto. Sta accadendo esattamente quello che è accaduto al Concilio Vaticano II, cioè discussioni vere. E critiche alle nuove regole stabilite per il Sinodo ordinario pochi mesi fa. Al Concilio sappiamo che nulla fu pacifico. Al Sinodo sta accadendo la stessa cosa. Se è vero che si parla liberamente è per lo meno verosimile che ci siano pareri opposti e che qualcuno in queste settimane tenti una mediazione. Le mediazioni di solito arricchiscono sia i punti di vista sia le soluzioni. Anche nelle mediazioni agisce lo Spirito di Dio. Che vi siano dunque rigoristi  versus aperturisti non è un mistero e neppure una novità. E non è affatto un male. Esattamente come al Concilio.

Perché il Concilio non è fallito? Perché umili uomini di Chiesa si sono impegnati a mediare. Non è un mistero che il documento preparatorio e il questionario preparato dalla Segreteria del Sinodo non sia piaciuto a molti. Perfino lo stesso cardinale Péter Erdő, relatore generale al Sinodo, da esso ha preso le distanze e infatti non ha voluto distribuire il questionario nella sua diocesi ungherese. Negli interventi in aula molti padri hanno osservato che i problemi della famiglia e tutto quanto ne consegue in termini di rapporto con la dottrina e la pastorale della Chiesa sono diversi da continente a continente. Monsignor Johan Bonny, vescovo di Anversa e presidente dei vescovi belgi, che ha pubblicato integralmente il suo intervento sul sito della sua conferenza episcopale, ha suggerito di lasciare le soluzioni pastorali in mano alle singole conferenze episcopali: «E’ importante che il Sinodo riconosca ai vescovi locali lo spazio d’azione e la responsabilità necessaria a formulare per la porzione di popolo di Dio a loro affidata, risposte adeguate alle questioni pastorali. Le conferenze episcopali giocano qui un ruolo particolare».

L’intervento di monsingnor Bonny ha riaperto una questione cruciale sulla quale i teologi discutono dal Concilio in avanti e cioè il potere delle Conferenze episcopali, problema dottrinale e non solo pastorale. Il vescovo di Filadelfia, monsignor Charles Joseph Chaput, ha chiuso subito la questione: “Non penso che sia cosa opportuna”. Ma ha anche confermato che discussione vivace c’è stata e che al Sinodo ci si divide e ogni gruppo spinge per determinate posizioni. Sotto accusa sono finiti gli africani, che sono 54 padri sinodali, che costituirebbero il nocciolo duro dei conservatori.

Anche questo non è un mistero. In realtà gli africani spiegano che tutti i problemi che sente l’Occidente ricco in Africa non si colgono e le sensibilità culturali, prima che ecclesiali, sono diverse. Sulla libertà di “soluzioni regionali, nazionali o continentali per sfide tanto differenti”, come del resto già avviene di fatto in alcune aree della Chiesa su questioni anche sensibili, probabilmente ci sarà discussione anche severa.

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