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POVERTA'
 

Famiglie e povertà: uno studio per capire e uscirne

02/11/2015  E’ stato presentato a Roma “Io non mi arrendo”, uno studio su bambini e famiglie in lotta contro la povertà che aiuta a comprendere, attraverso il racconto dei diretti interessati, le cause e trovare soluzioni che contrastino questo fenomeno. Ne risulta che la povertà delle famiglie non può essere affrontata solo con un’attenzione alla mancanza di beni materiali, ma bisogna tenere in considerazione la persona stessa e il suo contesto relazionale.

La mancanza di lavoro è la causa principale di disagio economico e non solo tra le famiglie italiane: è quanto emerge da una ricerca sulla povertà della Fondazione L’Albero della Vita e della Fondazione Emanuela Zancan, presentata ieri alla Camera dei Deputati.

Lo studio si è svolto nell’arco di sei mesi in 7 città italiane (Milano, Torino, Firenze, Roma, Bari, Napoli e Palermo) e ha coinvolto 277 famiglie che hanno raccontato le loro storie e i loro bisogni, ma anche come fin troppo facilmente si diventa poveri e quali sono stati gli aiuti più efficaci ricevuti. Alcune famiglie hanno inoltre consentito ai loro figli di raccontare la propria esperienza, restituendo un vissuto soddisfacente nonostante i problemi e trasmettendo il desiderio di fare qualcosa per aiutare la famiglia a superare le difficoltà quotidiane.

Tra gli intervistati, la maggioranza ha un’età compresa tra i 30 e i 50 anni e l’85% è di genere femminile; il 78% ha la cittadinanza italiana, mentre il 22% è straniera. «Quando si studia un problema il primo passo è affrontarlo con chi lo vive, lo sperimenta, capisce cosa significa, si chiede come non subirlo e anzi come lottare per superarl» ha sottolineato il direttore della Fondazione Emanuela Zancan, Tiziano Vecchiato «Accettare che la povertà possa essere studiata e capita “con i poveri” significa anzitutto accettarli e rispettarli, cioè non trattarli da poveri. Significa riconoscere le loro capacità, valorizzare la loro esperienza, dialogare con la loro competenza. Non è per niente facile visto che richiede il riconoscimento di un valore proprio e originale che i genitori hanno profondamente e che condividono con i loro figli».

La ricerca traccia una mappa delle diverse tipologie di aiuto ricevute dalle singole famiglie: sul totale intervistato quasi tre quarti delle famiglie ricevono, o hanno ricevuto recentemente, contributi economici (diretti o in forma di compartecipazione per spese sanitarie, abitazione ecc.) e oltre 6 su 10 beni materiali di prima necessità. Meno frequente è l’aiuto ricevuto sotto forma di servizi.

La percezione della gravità degli aiuti non ricevuti fa emergere un altro dato interessante: su una scala da 1 a 3, la mancanza più grave (2.9) risulta quella relativa ai servizi di assistenza sociosanitaria e abitativa; seguono la mancanza di contributi economici (2.7) e di servizi di accoglienza ludico ricreativa, di orientamento e sostegno (2.5) e di sostegno socio educativo (2.3), mentre meno rilevante risulta la carenza di beni materiali di prima necessità (2.2).

  «La nostra esperienza con le famiglie in condizione di povertà e fragilità mostra come solo grazie a spazi di incontro basati su rispetto e impegno reciproco si possa coltivare una relazione di fiducia in una prospettiva pro-attiva» dichiara Ivano Abbruzzi, Presidente di Fondazione L’Albero della Vita onlus  «Non è un caso che le testimonianze positive raccolte riguardino incontri con operatori sociali pronti ad ascoltare e valorizzare le persone, per costruire insieme a loro una risposta adeguata. Questa ricerca dà delle indicazioni fondamentali per riuscire a migliorare le azioni di lotta contro la povertà, ma bisogna partire dall’ascolto delle persone che la combattono ogni giorno».

La metodologia di ricerca ha avuto come obiettivo, tra l’altro, quello di far comprenderne il potenziale di ciascuna persona coinvolta nella lotta alla loro povertà, considerando le persone come “centro” da cui partire per identificare soluzioni utili a definire interventi concreti.

La ricerca ha inoltre analizzato le risorse e capacità positive che uno o più componenti della famiglia si riconoscono e possono impiegare a vantaggio o del proprio nucleo familiare per superare le difficoltà,  oppure nei confronti di altre persone esterne al nucleo.

Tre su quattro (75%) delle famiglie incontrate si riconosce almeno una forma di potenziale impiegabile a beneficio della collettività. Per tutti gli intervistati il tema del “fare qualcosa per gli altri”, passa necessariamente attraverso il mettersi in gioco come persona, con il proprio bagaglio di competenze e capacità, attuando  azioni di solidarietà e di condivisione oltre la famiglia stessa.

«Può un Paese come l'Italia, fondatore dell'Europa e super potenza mondiale, accettare che aumenti sia in termini di qualità che di quantità il numero dei bambini e degli adolescenti poveri? Non potrebbe, non dovrebbe, eppure è accaduto» conclude l’On. Sandra Zampa, Vice Presidente della  Commissione parlamentare per l’Infanzia e l’Adolescenza . «Un anno dopo l'altro la politica ha registrato l'aggravarsi di un fenomeno pericoloso come la povertà minorile. Non solo non ha preso provvedimenti ma ha anche tagliato progressivamente il sistema di welfare sia a livello locale che centrale. Per la prima volta quest'anno- l'ultimo provvedimento di contrasto alla povertà assoluta fu assunto dal governo Prodi- il governo ha deciso di assumere misure di contrasto alla povertà dei minori. Una decisione attesa che si concretizzerà con la Finanziaria».

L’approccio della ricerca è il medesimo utilizzato da L’Albero della Vita nei suoi interventi sociali di  contrasto alla povertà infantile, come il progetto «Varcare La Soglia - Empowerment e partecipazione per contrastare la povertà», presente su Milano e Palermo,  che mira a favorire il passaggio delle famiglie dalla loro condizione di bisogno ad una consapevole richiesta di aiuto, generando uno spazio relazionale che le aiuti ad esercitare un controllo attivo sulla propria vita, per acquisire infine la consapevolezza dei propri diritti e doveri verso la comunità.

L’esperienza progettuale di Varcare la Soglia conferma che la povertà delle famiglie non può essere affrontata solo con un’attenzione alla mancanza di beni materiali, ma necessita di un approccio che tenga in considerazione la persona stessa e il suo contesto relazionale.

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