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venerdì 01 luglio 2022
 
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Famiglie, piccole Chiese domestiche

23/06/2022  Nella prima mattinata di riflessione il X Incontro mondiale delle famiglie ricorda il loro ruolo essenziale nel fare comunità, nell'essere generative, nel far dialogare le diverse generazioni, nell'avvicinare a Dio.

«Come possiamo accompagnare le famiglie perché siano in grado di fare un discernimento quando affrontano le diverse situazioni? Il discernimento è la parola chiave per portare le persone a Cristo». Il cardinale Kevin Joseph Farrell, prefetto del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita, apre la tre giorni di riflessioni e dibattiti, dopo l’incontro di ieri con il Papa, per permettere ai delegati del X Incontro mondiale delle famiglie di intervenire su questioni concreti. Nella mattinata, sotto il tema Chiesa domestica e sinodalità si affrontano due altre questioni specifiche: Sposi e sacerdoti insieme per costruire la Chiesa e Giovani e anziani insieme per la Chiesa di domani.

Lisa e Gregory Popcack, coppia statunitense, hanno preso la parola per spiegare, attraverso una serie di diapositive, cosa sia una Chiesa domestica e quale sia il suo contributo per la sinodalità. Innanzitutto, hanno spiegato i coniugi, bisogna partire dalla vocazione alla santità, «che è per tutti, ma soprattutto per le famiglie». Ma, dicono con interagendo con una animazione pensata per non far annoiare i presenti, «la famiglia può essere realmente santa?». La risposta è che «le famiglie vogliono essere sante anche se di solito si pensa che la vita familiare sia in qualche modo antitetica a una vita santa, che tolga tempo alla preghiera, alla spiritualità». Ma non è così e anzi la stessa pandemia ci ha fatto fare «esperienza di vite ecclesiali domestiche, ci ha fatto vivere la Chiesa all’interno delle nostre famiglie». E poi, dopo la prolusione, è stata la volta di tre coppie di sposi e di un sacerdote parlare di famiglia. A moderare il panel Emma Ciccarelli e PierMarco Trulli, sposati da trent’anni e con quattro figli, che hanno introdotto il tema della «missione comune dei consacrati e dei coniugi per la missione della Chiesa». Le testimonianze soo arrivate da un sacerdote lettone, don Jiuris Jalinskis, che ha ricordato come «la vita cristiana si realizza sia nel matrimonio che nel sacerdozio e che la missione delle famiglie non si esaurisce nel dare una mano ai sacerdoti. Anzi, sono loro le vere protagoniste». Con lui anche Daina e Uldis Zurilo,  sposati da 27 anni con due figli, che guidano un movimento internaizonale “Incontri per le coppie sposate” fortemente incentrato sul dialogo tra coppie e sacerdoti che lavorino insieme con e per le famiglie. Insieme hanno affrontato anche il tema delle crisi vocazionali e di come sposati e ordinati debbano essere corresponsabili della vita familiare e della Chiesa».

E ancora sono intervenuti Alexis e Goriose Nsabimana, dal Burundi , sposati da 19 anni e con tre figli, e Jerome e Jeanette Daher dal Libano, sposati da 17 anni con tre figli. «Cerchiamo di essere una famiglia piccola Chiesa domestica», dicono i primi che ricordano la vicinanza della loro comunità, vicina ancor prima del loro matrimonio. «Con questi piccoli gesti quotidiani e con queste testimonianze abbiamo capito che la vita cristiana radicale ed autentica è possibile».  I secondi hanno spiegato come sia importante creare comunità all’interno della famiglia, essere aperti senza ripiegarsi su se stessi.

Nel secondo panel, invece, coordinato da Adriana Bizzarri e Giustino Trincia, a parlare del ruolo dei nonni, di come giovani e anziani possono contribuire al cammino sinodale e dell’importanza degli anziani nella pastorale della Chiesa, si sono alternati Alvaro Medina del Campo e Maria Rosario Garcia Garoz, dalla Spagna, che hanno raccontato come sono stati vicini alla figlia nelle diverse vicissitudini di alti e bassi con il compagno, di gravidanze, di malattia. E di come hanno pregato «il Signore di salvarla, non di guarirla. E la nostra preghiera è stata ascoltata e colei che è stata il nostro martirio, è il nostro centro mentre facciamo con lei il cammino che la sta riportando al Padre. Eva non aveva battezzato nessuno dei suoi figli, la nostra missione di trasmettere la fede ai nostri figli non era andata a buon fine, ma poi, Victor, uno dei nostri nipoti, tre anni fa ci ha chiesto di essere battezzato perché pensava che se fosse stato battezzato il Signore avrebbe ascoltato meglio le sue preghiere per la mamma». La trasmissione della fede è stata la centro anche dell’intervento dello statunitense Christopher M. Bellitto. Riprende gli insegnamenti di papa Francesco e raccomanda l’incontro costante tra anziani e giovani, tra nonni e nipoti e invita i ragazzi ad adottare un nonno che non ha nipoti o li ha lontani e i nonni ad avvicinarsi ai ragazzi che gli abitano vicino.  Infine Vincenzo Bassi e Carla Di Lello, avvocati, entrambi membri dell’Unione giuristi cattolici italiani, partono dal chiedersi perché la pastorale degli anziani è essenziale e come riusciamo noi come famiglia a beneficiare della pastorale degli anziani. «Tutti nella famiglia hanno un ruolo», hanno detto «e gli anziani non sono solo un oggetto di cura, ma sono protagonisti nelle loro famiglie e “beni comuni” per tutta la società».

 

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