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sabato 15 giugno 2024
 
 

Fantoni: «I genitori aiutino il dialogo tra gesti fisici e sentimenti»

26/12/2013  Fabrizio Fantoni, 55 anni, sposato con tre figli, psicologo e psicoterapeuta, esperto di adolescenti, suggerisce una strada per i genitori che si confrontano con i figli e la loro sessualità.

Bisogno di tenerezza. Sperimentazione di novità. Fuga in avanti, in una crescita accelerata che eviti le paure del presente. Ricerca di conferme su di sé. Bisogno di essere riconosciuti attraverso il corpo. Antidoto alla solitudine e al vuoto. Questi (ed altri) sono i possibili significati che gli adolescenti attribuiscono alla loro sessualità, spesso messa in atto, non sempre pensata.
Significati che cambiano in base all’età: un gesto sessuale a 13 anni ha significato diverso che a 18. In comune, la difficoltà di pensarsi, di capire i propri desideri, di riconoscere emozioni e sentimenti. Di trovare parole autentiche, che non siano le facili parole d’amore delle canzonette, o le stanche parole degli stereotipi sessuali (per intenderci, il macho e la pupa).
E’ un errore pensare che la sessualità si collochi solo nel corpo: essa parte dalla mente, nelle zone più profonde dove nascono il desiderio, le fantasie, il piacere. I ragazzi meno consapevoli, quindi più fragili (malgrado le apparenze), non riconoscono questa origine, e passano subito ad agire nel corpo quanto ha attraversato in modo oscuro e silenzioso i loro pensieri.
Spesso non ce ne accorgiamo, come genitori. Perché su questo noi adulti siamo poco capaci di azione educativa. Siamo spaventati dai lanci ‘ad effetto’ di nuovi comportamenti sessuali ogni mese. Timorosi e diffidenti di tecnologie che possediamo poco o nulla. Indecisi se rifarci alle norme della nostra adolescenza, così difficili da motivare e trasmettere, o a un criterio di “riduzione del danno” (evitare le gravidanze precoci e le malattie sessualmente trasmissibili). Impauriti dalle tristi cronache delle violenze su donne e minori, attuali eppure antiche (ma una volta non si diceva…).
Che cosa possiamo fare? Prima di tutto, incominciare noi a pensare. Evitando il più possibile le ansie, perché la paura è sempre cattiva consigliera. Evitando le facili lamentele sulla “crisi dei valori” o sui “giovani d’oggi”. Pensare a che cosa è per noi la sessualità, l’amore, il rispetto dell’altro, la capacità di condivisione e di accoglienza di chi è differente da noi. Perché la prima differenza, la più delicata e complessa, è quella tra un uomo e una donna. Che cosa ci abbiamo capito? Come la viviamo nella quotidianità? E poi, aiutare i ragazzi a capire e pensare. La responsabilità educativa ci porta a parlare molto, ma così li ascoltiamo poco in profondità. Se siamo presenti con pazienza e facciamo più silenzio, li stimoliamo a poco a poco a parlare, e quindi ad ascoltare se stessi e a capirsi di più. Per ritrovare pian piano il dialogo tra i gesti fisici e i sentimenti. Tra sessualità e pensiero.

 
 
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