Contribuisci a mantenere questo sito gratuito

Riusciamo a fornire informazione gratuita grazie alla pubblicità erogata dai nostri partner.
Accettando i consensi richiesti permetti ad i nostri partner di creare un'esperienza personalizzata ed offrirti un miglior servizio.
Avrai comunque la possibilità di revocare il consenso in qualunque momento.

Selezionando 'Accetta tutto', vedrai più spesso annunci su argomenti che ti interessano.
Selezionando 'Accetta solo cookie necessari', vedrai annunci generici non necessariamente attinenti ai tuoi interessi.

logo san paolo
lunedì 27 maggio 2024
 
sessualità
 

«Fare l’amore per gli sposi è sinonimo di unione, in cui non prendere ma donarsi»

28/04/2022  Sul numero di Famiglia Cristiana in edicola da giovedì 28 aprile un’inchiesta di otto pagine sulla sessualità alla scoperta dell’universo giovanile e alla luce dell’Amoris Laetitia. Qui le testimonianze e le scelte controtendenza di Sophie e Giulia

Il tema della sessualità resta spinoso per la Chiesa. L’indicazione è chiara e la prospettiva pure, ma poi c’è la vita di tutti i giorni: quella che accade mentre tu programmi. Ecco allora che sul numero di Famiglia Cristiana in edicola da giovedì 28 aprile raccontiamo le scelte fatte da alcune coppie. C’è chi ha scelto di restare casto fino al matrimonio «perché l’attesa fortifica» e chi fa questa esperienza perché, seppur nella fatica, aspettare «ti allena a donarti all’altro e ad amarti incondizionatamente». C’è, poi, chi ha avuto rapporti prematrimoniali, ma quando ha deciso di sposarsi ha scelto una “castità di ritorno”. La psicologa relazionale Maria Pia Colella ci introduce nell’universo tutto da scoprire per i giovani della sessualità «un dono di Dio per il bene di uomini e donne»; mentre don Gilfredo Marengo, docente presso il Pontificio Istituto Tecologico Giovanni Paolo II, dà una lettura teologica della sessualità nell’Amoris Laetitia. Flavia e Claudio Amerini, direttori del centro per la pastorale della famiglia della Diocesi di Mantova, con la figlia Francesca, raccontano infine i ragazzi di oggi; loro che dalla quinta elementare alle giovani coppie (20-25 enni) tengono corsi di affettività e sessualità dal titolo emblematico In viaggio con il mio compagno; dove il compagno è il corpo in un percorso che dura tutta la vita.

LE TESTIMONIANZE

Sophie ha due bimbi di due anni e cinque mesi. Se ripensa alle scelte che ha fatto con il suo attuale marito la cosa che le pesa di più «è che nessuno mi abbia mai parlato di sessualità, né al corso prematrimoniale né in altre occasioni». Le scelte le avrebbero comunque fatte loro «ma avrei apprezzato “un semaforo” sulla strada a indicare la direzione giusta da prendere». Si sono conosciuti nel 2015 a 24 anni e hanno avuto rapporti già durante il fidanzamento «perché ero innamorata di lui e in un orizzonte di senso». Ma oggi Sophie, forse anche alla luce di un momento di crisi tra loro, si chiede se ha fatto bene «una domanda che è stata una valanga, una palla di neve che è diventata sempre più grossa… Mi sono chiesta se le cose sarebbero andate diversamente se avessimo fatto un fidanzamento casto visti i nostri attuali problemi di comunicazione a tutti i livelli. Se vivendo il fidanzamento in maniera casta sarebbe stato più profondo; se ci saremmo concentrati di più sulle cose fondamentali della vita».

Giulia è fidanzata col suo attuale marito dal 2010; «io sono nata e cresciuta in famiglia cristiana, in un cammino neocatecumenale in cui l’indicazione era “non abusare del corpo tempio dello Spirito Santo” e io la castità nel fidanzamento l’ho sempre vissuta come un’imposizione e un giudizio. E quindi per me ho deciso diversamente. Abbiamo sempre avuto rapporti sessuali e il sesso era centrale. A posteriori, però, capisci che ti distoglie dal cuore della cosa: formare una famiglia cristiana». Questo fino al 2015 quando si sono lasciati: «malissimo perché non andava più. Io ero animata da una gelosia ossessiva, se non stava con me h24 ero ossessionata. In quella primavera Luca mi ha lasciato e siamo stati separati fino ad agosto quando lui, che era lontano dalla chiesa pian piano ha iniziato ad avvicinarsi. Tanto che durante la lontananza ha scelto di fare il cammino di Santiago, da solo e senza arrivare alla meta perché si è rotto una caviglia. Quando è tornato da me mi ha chiesto di sposarlo». Da lì hanno scelto di restare casti fino al matrimonio: «abbiamo scoperto un nuovo Luca e una nuova Giulia. Siamo caduti, ci siamo rialzati e siamo arrivati alle nozze a dicembre 2016. Quella prima notte da sposi abbiamo vissuto un’unione preceduta da una preghiera». Nuovi perché non erano più soli: «non eravamo io e lui, ma eravamo in Tre». Ecco perché oggi si sente di dire che «nelle difficoltà del matrimonio, che sono tantissime, se non ci fosse Dio non ce la faremmo. Senza esserci grossi problemi nella quotidianità è fondamentale riconoscere nell’altro Cristo. Vivere il fidanzamento in maniera cristiana è un allenamento al matrimonio. La castità è un allenamento. Ribadisce l’importanza del vivere l’atto come unione, in cui non prendere ma donarsi».

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo