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mercoledì 08 dicembre 2021
 
SCUOLA
 

Fare l’insegnante è una missione. Riconosciamolo!

27/07/2016  La lettera di uno studente sottolinea l'importanza del ruolo di chi insegna. Ma non tutti sono in grado di comprenderlo. La nostra esperta ricorda che troppo spesso viene negata alla professione il riconoscimento sia sociale sia economico che merita.

Sono uno studente di 18 anni che, a breve, sosterrà gli esami di maturità. Le scrivo perché mi sono sentito offeso dalla lettera di Carmen, pubblicata sul n.24 di FC, in cui da insegnante spiegava come non fosse logico un allungamento del calendario scolastico, oltretutto in presenza di studenti sempre più maleducati. Forse si è dimenticata che quello del professore non è un lavoro. Quale responsabilità maggiore esiste di formare ed educare nuove anime/menti? Una persona che si spaccia come insegnante stando dietro la cattedra, ma che poi non pensi ai suoi alunni come fragili anime che vanno coltivate tramite la conoscenza, il dialogo e il supporto nelle difficoltà della vita, difficilmente può ricoprire quel ruolo. Se i ragazzi non stanno attenti è perché qualche insegnante ha fermato la loro curiosità, non è stato capace di confondersi con loro e recuperarli dedicando tempo. Gli insegnanti non compiono più il loro lavoro perché è faticoso!

ANDREA M., UNO STUDENTE STANCO DI COME VA IL MONDO

Caro Andrea, è stato bello, stimolante e anche un po’ faticoso leggere il tuo sfogo. Faticoso non perché da insegnante non abbia più voglia 
di lavorare come tu scrivi, ma perché lo è riuscire in poche righe a riflettere con te su un tema così vasto. Nelle tue parole di studente che sta terminando il suo percorso scolastico si nasconde una grande verità e un riconoscimento: la centralità della scuola nella vita dei ragazzi. Come sarebbe importante che lo fosse per un intero Paese e forse chi si occupa di politiche dell’istruzione se ne dovrebbe ricordare. Hai ragione, quale grande responsabilità esiste nel formare ed educare e quanto tempo, pazienza e disponibilità d’animo richiede. Ma non credo che basterebbe il cambiamento del calendario scolastico a rendere meno profonda la distanza tra insegnanti e alunni che la tua lettera, e quella di Carmen, evidenziano. Ridare dignità alle persone qualsiasi sia il loro ruolo è il punto di partenza. Perché, 
se è vero che il lavoro dell’insegnante non va inteso nel senso più letterale del termine, troppo spesso viene negata a questa nostra professione il riconoscimento sia sociale sia economico che le spetterebbe. Se poi vogliamo entrare nel dettaglio delle nostre ferie, sono quelle di qualsiasi dipendente pubblico che però, per forza di cose, vengono concentrate in estate. Io e molti altri colleghi, chi per esami, chi per programmare il prossimo anno scolastico, siamo tutti i giorni a scuola, non in classe dietro a una cattedra ma ci siamo. Buona vita e buon futuro, caro Andrea, perché tu più di me e di Carmen sarai il mondo di domani.

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