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domenica 31 maggio 2020
 
Fase due
 

«La salute dei cittadini principio non negoziabile ma dobbiamo rischiare»

16/05/2020  Il premier Conte illustra il “decreto riaperture” e avverte: «Affrontiamo un rischio calcolato, la curva epidemiologica potrà tornare a salire e nel caso interverremo. Non possiamo aspettare il vaccino perché arriveremmo con un tessuto sociale ed economico lacerato». Dal 3 giugno si potrà viaggiare liberamente in Italia e in Europa, il 15 riaprono cinema e teatri

Per spiegare nel dettaglio la fase due il premier Giuseppe Conte cambia location della conferenza stampa: si presenta nel cortile di Palazzo Chigi, in piedi, con la pochette bianca. Parla dal leggio e illustra l’allentamento delle misure dal 18 maggio. Il senso generale è chiaro: non ne siamo fuori e il governo, monitorando la situazione, potrà di nuovo imporre una stretta in alcune zone o regioni dove i contagi supereranno il livello di guardia.

Tra le misure, tutte annunciate, ne spicca una che spiazza un po’: dal 15 giugno riapriranno anche cinema e teatri. «Cominciamo questa fase due con prudenza, i dati della curva epidemiologica sono incoraggianti perché dicono che i sacrifici che abbiamo fatto hanno dato i risultati attesi», esordisce Conte, «è sceso il numero dei malati, abbiamo incrementato i posti in terapia intensiva e aumentato i controlli con i tamponi e i test sierologici. Siamo nelle condizioni per affrontare questa fase due con fiducia e senso di responsabilità. È un rischio calcolato. In questo frangente sarà fondamentale, come nella fase uno, il dialogo con le regioni, l’Anci, l’Upi e tutti gli enti locali. Il report ci consentirà di tenere sotto controllo la curva epidemiologica e intervenire, nel caso, con misure più restrittive a livello locale».

Il premier parla di «rischio calcolato» nella consapevolezza, aggiunge, «che la curva epidemiologica potrà tornare a salire. La tutela della vita e della salute dei cittadini è un principio non negoziabile ma dobbiamo accettare il rischio altrimenti non possiamo mai ripartire. Non possiamo aspettare il vaccino perché arriveremmo con un tessuto sociale ed economico lacerato».

Punto di partenza imprescindibile delle decisioni prese oggi, e che saranno prese anche in futuro, è il report settimanale realizzato dal ministero della Salute con l'Istituto superiore di sanità che registra l'andamento dell'epidemia dopo la fine del lockdown in ogni Regione. I dati, relativi alla settimana dal 4 al 10 maggio, suggeriscono che siano tre le regioni italiane da tenere d'occhio con particolare attenzione: Lombardia, Molise e Umbria. Nelle altre 18 il virus ha «bassa probabilità» di aumentare la trasmissione e «un basso impatto sui servizi assistenziali».

La road map delle riaperture

In ogni caso, le regioni potranno muoversi sulla base delle linee guida del governo che valgono per tutto il Paese. Quindi da lunedì, ha annunciato Conte, non serviranno più autocertificazioni per spostarsi all'interno della propria Regione e sarà possibile incontrare gli amici. Resta però il divieto di uscire di casa per chi è positivo o in quarantena, o ha sintomi compatibili con chi ha contratto il Covid-19. Resta anche il divieto di assembramento, e occorre mantenere la distanza di un metro. «Raccomandiamo di portare sempre la mascherina, di indossarla sempre al chiuso, e anche all’aperto se c’è il rischio o l’impossibilità di rispettare le distanze», ha poi aggiunto il premier.

Dal 3 giugno sarà possibile invece spostarsi tra Regioni e anche da e per altri Stati Europei: «Questo getterà le premesse per una ripresa del turismo», ha aggiunto il premier.

Nel pomeriggio il presidente della Repubblica Mattarella ha firmato il decreto legge sulle riaperture: il governo ha illustrato il Dpcm attuativo, così che le Regioni possano predisporre le ordinanze regionali per disciplinare le riaperture a partire da lunedì 18 maggio. «Le regioni saranno libere di ampliare queste misure o restringerle. Servirà cautela da parte di tutti, ma in particolare per quelle regioni, come la Lombardia, che combattono la battaglia più dura», aggiunge il presidente del Consiglio.

Dal 18 maggio, dunque, riapriranno i negozi di vendita al dettaglio, le attività di cura alla persona, i ristoranti, i bar, le gelaterie, i pub. A condizione, però, precisa Conte, che le regioni accertino che la curva epidemiologica sia sotto controllo ed agiscano per mantenere il tutto in sicurezza. Lo stesso vale per gli stabilimenti balneari e le celebrazioni liturgiche. Il 18 riprendono anche gli allenamenti per gli sport di squadra e riaprono i musei.

Per quanto riguarda palestre e piscine, invece, il premier annuncia che è in programma dal 25 maggio. Dal 15 giugno potranno invece riaprire cinema, teatri e quello che Conte definisce «un ventaglio di offerte varie per i bambini a carattere ludico ricreativo».

«Il governo mette sempre la faccia»

  

Conte ha anche parlato del decreto Rilancio da 55 miliardi di euro: «Sono consapevole che non potrà essere la soluzione di tutti i mali, però stiamo dando una mano. Con questa manovra gettiamo un ponte per contenere l'impatto della crisi» e ha annunciato che il governo lavora a un “decreto Semplificazione” per passaggi amministrativi più rapidi e tagliare la burocrazia. Il passo successivo sarà il piano europeo progettando la ripresa a pieno regime del Paese.

Rispondendo alle domande dei giornalisti, il premier ha dedicato un pensiero ai colleghi dell'Ansa che sono in sciopero e ha aggiunto che «ci sono varie testate in difficoltà ci sono attività imprenditoriali assoggetatte alle ristretteze e vivono le difficoltà economiche di questo momento. Qualche misura l'abbiamo introdotta nel “decreto rilancio”, presteremo ancora attenzione perché siamo sensibili alla libera informazione». Poi, tornando alla fase due, ha annunciato che nei prossimi giorni partirà la sperimentazione dell'app Immuni. Il premier ha anche difeso l'operato del commissario Domenico Arcuri: «Ha avuto un impegno faticoso, i numeri che ha fatto sono trasparenti». E il governo non è in pericolo: «Siamo concentrati sulla ripresa, no a chiacchiericci». Per il premier «le misure di distanziamento sociali e le mascherine saranno fondamentali«.

Nel rapporto con le Regioni spiega che «non c'è scarico di responsabilità. La Lombardia affronta la prova più difficile, i lombardi siano attenti e responsabili. Ma la Lombardia può ripartire». Nel meccanismo per possibili nuove chiusure ci sono 20 parametri e anche la possibilità per il governo di intervenire, se non saranno i governatori a farlo. «Se la curva sale, il governo è pronto a intervenire. Sono stato tacciato di essere dittatore, paternalista, ma il governo la faccia la mette sempre».

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