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Fatima, la ragazza che ha rifiutato il velo non tornerà in famiglia

06/04/2017  Potrà vedere i suoi genitori e le sorelle solo se sarà lei a chiederlo e comunque rigorosamente in presenza di un operatore dei servizi sociali. Nonostante le forti pressioni i giudici non hanno ceduto alle richieste dei genitori, sui quali pesa una denuncia per maltrattamento e una richiesta di riduzione della potestà genitoriale da parte della Procura.

Fatima non tornerà in famiglia. Rimarrà affidata alla comunità che la ospita e potrà vedere i suoi genitori e le sorelle solo se sarà lei a chiederlo e comunque rigorosamente in presenza di un operatore dei servizi sociali. Così ha deciso il Tribunale dei minori di Bologna confermando la disposizione di allontanamento della Procura. Fatima (nome di fantasia), la ragazza di 14 anni che ha raccontato ai suoi insegnanti di essere stata rapata a zero dalla madre per il suo rifiuto di indossare il velo, non sarebbe al sicuro tra le mura di casa. Per questo deve rimanere in un ambiente protetto, tanto che questa settimana non è tornata a scuola ed è stata costretta a saltare le lezioni. Con dispiacere, perché il suo profitto scolastico è ottimo.

Secondo quello che è trapelato, nonostante il riserbo degli inquirenti, la ragazza è provata ma serena e fino a questo momento non ha accusato la mancanza della famiglia, nemmeno delle due sorelle maggiori, né, tantomeno, ha chiesto di vederle.

Nonostante le forti pressioni i giudici non hanno ceduto alle richieste dei genitori. Quarantenni, in Italia da una decina d’anni, entrambi originari del Bangladesh, lui meccanico lei casalinga, si ostinano a negare ogni addebito.

“Hanno rovinato la mia famiglia, adesso siamo disonorati”, ha protestato il padre davanti ai giudici. Ma le versioni fornite per sbugiardare la ragazza sono fragili, e per di più tra loro discordanti.

“Aveva i pidocchi, perché nella sua scuola c’è un’epidemia, per questa mia moglie, lei consenziente, le ha tagliato i capelli a zero”, ha spiegato ancora il padre. Peccato che nella scuola media frequentata da Fatima non risultino casi di pidocchi, né nella sua classe, una terza, né nelle altre dell’istituto. La sorella sedicenne, invece, ha raccontato che la madre aveva cercato di rimediare a un taglio maldestro che Fatima si era fatta da sola. “Le amiche la prendevano in giro”, ha spiegato. Anche questo a scuola non risulta. Come molte sue connazionali Fatima portava i capelli lunghissimi, che le scendevano quasi fino alla vita. Da un giorno all’altro si è presentata a scuola piangente. Un taglio crudele e umiliante, oltre che dissennato, inflitto dalla madre che l’aveva ancora una volta sorpresa a togliersi il velo. Come “avvertimento”.

Bene ha fatto la preside, dopo aver raccolto lo sfogo della ragazza, a denunciare la cosa ai carabinieri. Anche perché non era la prima volta che Fatima si confidava coi compagni di scuola e con gli insegnanti. Racconti di minacce e di soprusi continui in una famiglia ossessionata dal controllo. Per questo i genitori erano stati convocati dalla preside per ben tre volte. Ai colloqui, evidentemente tutt’altro che fruttuosi, si era presentato solo il padre.  “Per noi la parola della ragazza conta molto”, ha detto la ministra dell’Istruzione Fedeli.

Adesso l’istruttoria dovrà fare il suo corso, anche perché sui genitori pesa una denuncia per maltrattamento e una richiesta di riduzione della potestà genitoriale da parte della Procura.

L’importante a questo punto è che il Tribunale vada fino in fondo. Fatima si è fidata delle nostre istituzioni. Della scuola e anche dei giudici. Adesso rischia ben di più che un taglio di capelli. La sua famiglia, “per lavare l’onta”, potrebbe rimandarla in Bangladesh e nessuno, in quel caso, potrebbe più fare niente per cambiare il suo destino. Per questo anche l’attenzione dei media oltre che doverosa è più che utile e c’è da augurarsi che non si spenga troppo presto.

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