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mercoledì 10 agosto 2022
 
NAPOLI
 

Fede e coraggio, la lezione di "don sorriso"

29/12/2015  Don Fabrizio De Michino affrontò il calvario di un tumore al cuore affidandosi totalmente a Dio. Scrisse a papa Francesco poco prima di morire, ad appena 31 anni. Sabato 2 gennaio, a Ponticelli, sarà celebrata una Messa per ricordarlo a 2 anni dalla scomparsa.

La sua è una di quelle testimonianze che non si dimenticano. Fede. Forza d'animo. E anche un sorriso, nonostante il dolore. Don Fabrizio De Michino, napoletano, una (breve) esistenza spesa tra la gente, i giovani soprattutto, s'è spento il primo gennaio 2014 all'età di 31 anni. Un paio d'anni dopo la sua ordinazione (avvenuta il 13 aprile 2008) fu costretto a misurarsi con un angosciante imprevisto: gli scoprirono infatti  un tumore nell'atrio destro del cuore. L’alternarsi di periodi terribili (interventi chirurgici, terapie  invasive)  e di calma apparente non smorzarono in lui la forte passione di servire Gesù che lo spinse a continuare la sua missione sia in parrocchia che in seminario, dove era stato nominato educatore. Dal giorno in cui la malattia lo ridusse all’immobilità, togliendogli le forze fisiche ma mai lo slancio spirituale, il suo unico rammarico fu quello di non poter continuare la sua opera ministeriale e di non essere fisicamente in grado di celebrare Messa. Tutti lo chiamavano "don sorriso", perché anche nei momenti più tremendi non mancava mai di regalare un sorriso a chi gli stava vicino. Morì un paio d' anni fa, il  primo gennaio 2014, solennità di Maria Santissima Madre di DioUn sacerdote semplice, non un semplice sacerdote, hanno detto di lui.

Nel 2013, don Fabrizio aveva scritto a papa Francesco questa lettera. «Santo Padre, nelle mie quotidiane preghiere che rivolgo a Dio, non smetto di pregare per Lei e per il ministero che il Signore stesso Le ha affidato, affinché possa darle sempre forza e gioia per continuare ad annunciare la bella notizia del Vangelo. Mi chiamo Fabrizio De Michino e sono un giovane sacerdote della diocesi di Napoli. Ho 31 anni e da cinque sacerdote. Svolgo il mio servizio sia presso il Seminario arcivescovile di Napoli come educatore del gruppo dei diaconi, che in una parrocchia a Ponticelli, che si trova alla periferia est di Napoli. La parrocchia, ricordando il miracolo avvenuto sul colle Esquilino, è intitolata alla Madonna della Neve e nel 2014 celebrerà il primo centenario dell’Incoronazione della statua lignea del 1500, molto cara a tutti gli abitanti. Ponticelli è un quartiere degradato con molta criminalità e povertà, ma ogni giorno scopro davvero la bellezza di vedere quello che il Signore opera in queste persone che si fidano di Dio e della Madonna. Anch’io da quando sono in questa parrocchia ho potuto ampliare sempre più il mio amore fiducioso verso la Madre Celeste, sperimentando anche nelle difficoltà la sua vicinanza e protezione».

«Purtroppo», continuava don Fabrizio De Michino, «sono tre anni che mi trovo a lottare contro una malattia rara: un tumore proprio all’interno del cuore e da qualche mese anche nove metastasi al fegato e alla milza. In questi anni non facili, però, non ho mai perso la gioia di essere annunciatore del Vangelo. Anche nella stanchezza percepisco davvero questa forza che non viene da me ma da Dio che mi permette di svolgere con semplicità il mio ministero. C’è un versetto biblico che mi sta accompagnando e che mi infonde fiducia nella forza del Signore, ed è quello di Ezechiele: “Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno Spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne” (Ez 36, 26). In questo tempo molto vicina è la presenza del mio Vescovo, il cardinale Crescenzio Sepe, che mi sostiene costantemente, anche se a volte mi dice di riposarmi un po’ per non affaticarmi troppo. Ringraziando Dio anche i miei familiari e i miei amici sacerdoti mi aiutano e sostengono soprattutto quando faccio le varie terapie, condividendo con me i vari momenti d’inevitabile sofferenza. Anche i medici mi assistono tantissimo e fanno di tutto per trovare le giuste terapie da somministrarmi».

«Santo Padre, sarò stato un po’ lungo in questo mio scritto, ma volevo solamente dirLe che offro al Signore tutto questo per il bene della Chiesa e per Lei in modo particolare, perché il Signore La benedica sempre e La accompagni in questo ministero di servizio e amore. Le chiedo, nelle Sue preghiere di aggiungere anche me: quello che chiedo ogni giorno al Signore è di fare la Sua volontà, sempre e comunque. Spesso, è vero, non chiedo a Dio la mia guarigione, ma chiedo la forza e la gioia di continuare ad essere vero testimone del suo amore e sacerdote secondo il suo cuore. Certo delle Sue paterne preghiere, La saluto devotamente».  

Un esempio, quello di "don sorriso", che ha dato e continua a dare frutti.  Dopo la sua morte è sorta una associazione culturale che conta più di 350 soci. Sabato 2 gennaio 2016, alle 18,30, presso la basilica di Santa Maria della Neve, a Ponticelli, viene celebrata una Messa per ricordare la figura di don Fabrizio a due anni dalla scomparsa. 

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