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giovedì 23 settembre 2021
 
il testimone
 

Fede, sapere e (corretto) potere: Cassiodoro verso gli altari

25/07/2021  Si è conclusa l’inchiesta diocesana della causa di beatificazione del servo di Dio Flavio Aurelio Magno Cassiodoro, cancelliere di Teodorico. Lo ha annunciato  l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, monsignor Vincenzo Bertolone

Si avvia alla beatificazione la figura di Flavio Magno Aurelio Cassiodoro, statista e letterato, nato a Squillace, tra il 485 e il 490, da una prestigiosa e illustre famiglia, e morto intorno al 580. Il 23 luglio, infatti, nella Basilica Minore di Santa Maria Assunta a Squillace l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, monsignor Vincenzo Bertolone, ha concluso la fase diocesana della causa scegliendo di procedere “per equipollenza”, una scelta che viene attivata senza attendere il riconoscimento di un miracolo per l'intercessione del futuro beato o santo con lo scopo di “provare – ha detto monsignor. Bertolone – l’esistenza del culto reso a Cassiodoro ab immemorabili tempore e anche in tempo più recenti”. Un lavoro che, grazie a sei periti, ha raccolto elementi utili a provare che il Servo di Dio è oggetto di culto da molto tempo e che risulta la “comune e costante attestazione di storici degni di fede sulle sue virtù eroiche”. Inoltre l’ “ininterrotta fama di segni sia  sul piano documentale e letterario, sua su quello iconologico e archeologico”.

Un uomo – ha detto Bertolone – “assetato di Dio”, “innamorato del mistero del Cristo incarnato, alla scuola dello Spirito Santo” che, dopo un’intensa carriera politica, “scelse di fare esperienza di Cristo mediante la meditazione assidua della Sacra Scrittura. Insegnando, poi, a non avere paura della cultura del proprio tempo, ma a servirsene per la conoscenza di Cristo, gettò lo sguardo sulla vita e sul legame del credente con il mondo, al quale occorre portare il lieto annuncio di salvezza”. La sua intuizione che la morale “non è sufficiente a salvare l’uomo, se la stessa non scaturisce dalla più alta esperienza di Cristo: la morale si fonda sull’esperienza amorosa di Cristo, la cui profondità è misurata dal dono offertoci di contemplare l’insondabile mistero divino”.

 

Cassiadoro, circa 485-580 dopo Cristo.
Cassiadoro, circa 485-580 dopo Cristo.

Cassiodoro – come ricordava papa Benedetto XVI nel 2008 durante una Udienza Generale – è stato un uomo di “alto livello sociale” che si dedicò alla vita politica e all’impegno culturale “come pochi altri nell’occidente romano del suo tempo”. Forse gli unici che gli potevano stare alla pari in questo suo duplice interesse furono Boezio e il futuro papa Gregorio Magno: “consapevole della necessità di non lasciare svanire nella dimenticanza tutto il patrimonio umano e umanistico, accumulato nei secoli d’oro dell’Impero Romano, Cassiodoro collaborò generosamente, e ai livelli più alti della responsabilità politica, con i popoli nuovi che avevano attraversato i confini dell’Impero e si erano stanziati in Italia.  Anche lui fu modello di incontro culturale, di dialogo, di riconciliazione. Le vicende storiche non gli permisero di realizzare i suoi sogni politici e culturali, che miravano a creare una sintesi fra la tradizione romano-cristiana dell’Italia e la nuova cultura gotica. Quelle stesse vicende lo convinsero però della provvidenzialità del movimento monastico, che si andava affermando nelle terre cristiane. Decise di appoggiarlo dedicando ad esso tutte le sue ricchezze materiali e le sue forze spirituali”. Fu lui a concepire l’idea di “affidare proprio ai monaci il compito di recuperare, conservare e trasmettere ai posteri l’immenso patrimonio culturale degli antichi, perché non andasse perduto”. E per questo fondò in Calabria Vivarium, un cenobio in cui tutto era organizzato in modo tale che – ha detto papa Ratzinger - fosse “stimato come preziosissimo e irrinunciabile il lavoro intellettuale dei monaci. Egli dispose che anche quei monaci che non avevano una formazione intellettuale non dovevano occuparsi solo del lavoro materiale, dell'agricoltura, ma anche trascrivere manoscritti e così aiutare nel trasmettere la grande cultura alle future generazioni”. Con la celebrazione di oggi la diocesi calabrese compie un “doveroso ‘riconoscimento’” ad una dei grandi protagonisti della “storia spirituale cristiana meridionale” e “vice profetica “ per la Chiesa e la società di oggi che “fa leva su una spiritualità cristocentrica per il ripristino di un ritirino sapiente, cioè non ignorante, al faro delle Sacre Scritture, anche in vista di un rinnovamento sociale e culturale”.

A comporre il Tribunale che ha portato alla conclusione della causa a livello diocesano il postulatore don Massimo Cardamone, il giudice delegato padre Pasquale Pitari, il promotore di giustizia don Stephen Achilihu, il notaio attuario don Davide Riggio e il cancelliere don Giovanni Scarpino.

 
 
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