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mercoledì 24 aprile 2024
 
il caso
 

Fedez & Ferragni, la beneficenza è anche smettere di pontificare

19/12/2023  La nota influencer annuncia in gramaglie di essersi pentita per il caso del pandoro Balocco e regala un milione all'ospedale per bambini Regina Margherita. Ma ci sono importanti domande da porsi su questo apparente lieto fine

Ci risiamo: tutta l’Italia parla di loro, Chiara Ferragni e il consorte Fedez, che vista la gran ribalta mediatica accesasi sulla sua dolce metà, ha pensato bene (?) di ficcarsi nel “piatto ricco”, alzando il tiro e rivolgendosi addirittura alla Presidente del Consiglio, che, dal palco di Atreju, si era lanciata (pure lei, come fosse un affare di Stato) in un riferimento sul caso pandoro Balocco Pink Christmas urlando alla sua maniera che i modelli da seguire: «Non possono essere gli influencer che fanno soldi a palate». Nella logorroica replica via social Fedez ha ricordato alla Meloni di non aver proferito parola, né grido alcuno per le mancate scuse del ministro Lollobrigida quando fece fermare il treno in ritardo di mezz’ora per la sua comodità, o sulle magagne giudiziarie concernenti gli affari della ministra Santanché. E il cantautore super-tatuato le ha domandato pure ironicamente se la sua Chiara sia tra le priorità all’attenzione della premier. No, si spera. Su questo come dargli torto?

Riandando alla scaturigine della bagarre, va ricordato che la Ferragni, o per essere più precisi le società a lei riconducibili, sono state multate dall’Antitrust per un milione di euro, mentre 420 mila euro di sanzione sono stati comminati a Balocco, la casa produttrice della leccornia natalizia. Il motivo? Aver tratto in inganno i consumatori inducendoli a pensare a Natale di un anno fa che, spendendo i 9 euro del pandoro griffato anziché 3,70, il costo medio di un dolce “comune”, avrebbero contribuito a un'elargizione all’Ospedale Regina Margherita di Torino. In realtà, la donazione era già stata fatta prima del lancio del pandoro “ferragnizzato”, a cifra fissa di 50 mila euro, dalla sola Balocco. Il milione ricavato dalle vendite, dunque, sarebbe andato tondo-tondo alle società satelliti dell’impero creato da Chiara.

Scoperto l’inghippo, con tanto di mail in cui lo staff della celebre influencer insiste coi manager della casa dolciaria, preoccupata del rischio della pubblicità ingannevole, per comunicare contestualmente il lancio del prodotto (attività di puro business) e l’iniziativa benefica, e annunciata da Codacons un’azione legale per ottenere il rimborso in favore degli acquirenti, la Ferragni ha pensato bene (?) con abiti e look dimessi, senza neppure il minimo bagliore del suo solito glamour, di chiedere scusa, sempre con post e video fiume, parlando di un errore in buona fede, e promettendo che darà tutto il milione guadagnato all’ospedale torinese e che allo stesso verserà quanto dovesse recuperare dal ricorso contro il provvedimento emesso a carico delle sue società.

Chiara giura che vuole dare un risvolto positivo a un evento negativo. E c’è pure chi plaude al suo gesto, forte del fatto che alla fine comunque ne beneficeranno i bambini ammalati e la ricerca sulle patologie infantili. Ma ci sono importanti domande da porsi su questo apparente happy end. La prima: nasce davvero dal cuore questo gesto, o dalla maestria da influencer provetta della Ferragni? La strategia probabile è che, con un colpo solo, punti a volgere a proprio favore un infortunio in grado d’infangarne l’immagine e, allo stesso tempo, cavalcare l’onda della nuova popolarità accesasi su di lei, tenendo ancora desta l’attenzione (ahinoi) delle testate nazionali. Il che non è affatto elemento trascurabile nel mondo di quelle celebrities e affini, che Roberto d’Agostino, con una definizione al vetriolo ma efficace, chiamò anni fa “i morti di fama”, sottolineandone così l’indomito appetito nel far parlare di sé. Tanto più se quest’ultimo è monetizzabile.

Secondo quesito: è sempre vero che la buona causa giustifichi i mezzi? Per chi crede nell’autentica carità, per altro silenziosa, la risposta è certamente no, senza dubbi quando il “dono” veicola pure l’idea che schiettezza e onestà d’intenti possono essere messi da parte, o passare in secondo piano. La vera generosità verso chi soffre esclude in toto secondi fini, forzature, confusioni dai possibili risvolti fiscali o legali. Altrimenti il danno, in termini di valori da trasmettere, è maggiore del bene che si dovrebbe operare.

Ultima domanda, ma non per questo meno rivelante: è giusto dare così tanto spazio a Ferragni e consorte, o meglio, non rischiamo di fare solo il loro gioco, riportandone le “prodezze”, riferendo di chi li elogia e di chi invece li attacca? L’esigenza indiscutibile della cronaca che porta a dare informazioni e risposte ai lettori andrebbe al riguardo commisurata con quella di porre un argine a una sorta di opificio del clamore, indispensabile per il duo, ma per la comunità anche no. Si potrebbe fare un libro delle loro astuzie mediatiche, ma è sufficiente ricordare qualche performance recente, come il corpo nudo stampato sull’abito sfoggiato a Sanremo da Chiara chiamata per un monologo contro pregiudizi e soprusi a danno delle donne o, nella stessa kermesse, un rapporto omosessuale (se fosse stato etero sarebbe stato ugualmente di gusto assai dubbio) mimato da Fedez con il rapper Rosa schocking davanti a famiglie, bambini compresi, riuniti attorno alla tv.

Alle critiche sono seguite le difese della coppia che alla fine riesce sempre nel suo scopo. Da tempo pontifica su tutto anche sulla Chiesa, attacca i sacerdoti, rivendica la libertà d’aborto e quella dell’eutanasia. Postano ogni respiro della loro vita, per alimentare la curiosità dei fan. Diventano testimonial di tutto, la Ferragni pure dell’italica bellezza d’arte, in improbabile posa da musa botticelliana. E più si replica loro più i “prezzemolini” in ragione dei crescenti followers si vedono e si sentono dappertutto. Impegniamoci di più, allora, noi giornalisti per primi, a reagire col silenzio o almeno con l’ironia. Fermiamo questo logorio super-mediatico retto sul nulla e concentriamoci, ma davvero, sulle priorità.

 

 
 
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