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sabato 27 novembre 2021
 
La prima alla Fenice
 

Simon Boccanegra parla di noi

22/11/2014  Intervista al regista Andrea De Rosa che porta alla Fenice di Venezia l'opera di Verdi. Attualissima perché tratta di relazioni all'interno della famiglia e della necessità di riappacificare.

Simon Boccanegra di Giuseppe Verdi ha atteso più di 20 anni prima di essere riproposto al pubblico dopo la sua prima esecuzione al Teatro La Fenice di Venezia nel 1857: venne considerata un’opera pesante, cupa. Oggi è un titolo che il pubblico ama, che gli interpreti cercano.

Appena spenta l’eco della ripresa del Simone alla Scala con Placido Domingo protagonista e Daniel Barenboim sul podio, il Teatro la Fenice riporta in scena per l’inaugurazione della stagione la storia dell’ex corsaro diventato Doge. Lo fa richiamando in Italia uno dei più grandi direttori viventi, Myung Whun Chung (il cast è formato da Simone Piazzola nel ruolo del titolo e da Maria Agresta, Giacomo Prestia, Francesco Meli, Julian Kim) ed affidando l’allestimento (regia e scene) ad Andrea De Rosa, esponente di una nuova generazione di registi italiani capace di rinnovare ed attualizzare una forma di teatro, l’opera, che è espressione viva, vitale, in continua evoluzione.

Laureato in filosofia nel 1994, De Rosa nel 2004 ha realizzato la sua prima regia d'opera con Idomeneo, re di Creta di Wolfgang Amadeus Mozart e in questi ultimi dieci anni ha alternato il lavoro tra teatro di prosa e opera lirica. Ama molto il Novecento musicale, ma ha anche allestito Don Pasquale di Donizetti e Il matrimonio inaspettato di Giovanni Paisiello diretti da Riccardo Muti. Nel campo della prosa le sue prime produzioni sono caratterizzate da un grande interesse per i personaggi tragici.

Partiamo proprio da qui: dalle analogie che ha trovato fra Simone e la tragedia greca. “Simone è un’opera nella quale i rapporti familiari, intesi nel senso più esteso del termine, sono centrali. Nel Prologo si narra della separazione fra Simone e l’amata Maria e la conseguente separazione di Simone dalla figlia. Ma è un tema, quello dei rapporti familiari, intorno al quale nasce il Teatro in Occidente. E tutta la nostra cultura nasce sul ripensamento di questi rapporti. Nei quali c’è il senso del nostro stare al mondo. Quando Simone ritrova la figlia dopo 25 anni lo svolgimento del I atto prende l’avvio: perché il ritrovare la figlia è anche ritrovare se stesso. Nel Simone è anche centrale la figura di Fiesco: lui scatena il dramma, impedendo per condizionamenti sociali l’amore fra la figlia Maria e Simone. Ma la catarsi dell’opera è anche nel suo ritrovarsi alla fine, nel suo riconoscere la statura morale di Simone. Il dolore che ha provocato e vissuto lo ha trasformato. Ed anche questo ricorda la tragedia greca”.

Simon Boccanegra è una delle figure più nobili della storia del melodramma. E’ anche un figura di grande attualità: è il riappacificatore. “Lo è, la sua invocazione alla pace che unifichi “plebe e patrizi” è straordinaria. Ma devo dire che da quando l’Italia esiste come concetto, da secoli quindi, la letteratura fornisce questo modello, questo ideale e crea figure che lo incarnano. Questo significa che purtroppo noi siamo un popolo che ha bisogno di sentirsi unito. Che ancora non lo è”.

Lei sottolinea che la drammaturgia di Verdi è fatta di dettagli. Questo è in linea con un nuovo modo di allestire Verdi, non solo attento ai valori musicali ed alla sua musicalità facile e straripante, ma anche alla parola, al gesto teatrale: “Sono alla terza opera, e spero di farne altre. Ogni dettaglio, musicale e di libretto è importante. Ci sono passaggi, modulazioni di armonia, piccole indicazioni che cambiano tutto. In questo Verdi ricorda Shakespeare. Ovvio che con grandi direttori come Whun Chung, o Muti o Gianandrea Noseda il risultato diventa altissimo”.

La regia d’opera e di prosa è un argomento di grande dibattito e discussione. Come deve essere la regia del XXI secolo? “C’è bisogno di una parte, come dire?, canonica: come si fa con i beni culturali, con la regia bisogna rispettare e conservare. Ma, in parallelo, bisogna anche osare, cercare, correre anche il rischio di tradire e di sbagliare. Ma quando si raggiunge un risultato, questo è grande e rimane”.

Simon Boccanegra, dopo la prima programmata il 22 novembre (con diretta radiofonica), verrà trasmessa su Rai5 il 27 novembre alla 21 e 15.

 
 
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