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sabato 31 ottobre 2020
 
 

Ferrero, con la sua “fabbrica di cioccolato” ha fatto la ricchezza delle Langhe

18/02/2015  Ad Alba, l'ultimo addio al re della Nutella alla presenza del premier Matteo Renzi e di Romano Prodi.

Nel 1944, durante i 23 giorni della Libera Repubblica di Alba, il partigiano scrittore Beppe Fenoglio viene invitato a casa di una famiglia di pasticceri noti in città. «Vieni giù in cantina, ho qualcosa da mostrarti», gli dice verso la fine della serata con un tono da carbonaro il figlio del padrone di casa, un giovane ventenne magro, con un naso ben piantato e due occhi vispi che lo fissano come se alludesse a un'arma segreta. Fenoglio si ritrova davanti a un oggetto misterioso coperto da un telo. «Una nuova mitragliatrice?», chiede lo scrittore. «No, molto di più», risponde il giovane levando con eccitazione l’involucro: «È una macchina per fare il cioccolato, quando finirà la guerra finalmente mi ci potrò dedicare a tempo pieno». Quel giovane si chiama Michele Ferrero. L’aneddoto, raccontato da Walter Fenoglio, fratello dell'autore del "Partigiano Johnny", e raccolto dal suo biografo Piero Negri (il volume è uscito qualche anno fa per i tipi di Einaudi), dice molto dell’epopea dell’imprenditore del cioccolato, morto a 89 anni dopo una vita consacrata alla costruzione di un impero dolciario. Con quella macchina Ferrero voleva già andare molto lontano senza muoversi da dove sarebbe partito per conquistare e addolcire il mondo: le sue Langhe.

«Michele era il nostro padre buono », lo ricorda il sindaco di Alba Maurizio Marello: «Non è retorica, prima di lui la Langa era quella della Malora di Fenoglio, un microcosmo chiuso di fame e miseria.
Con la Ferrero i contadini diventano operai, hanno la possibilità di disporre di un reddito per la famiglia, ma rimangono a contatto con la propria terra, magari da coltivare il sabato e la domenica. Così la Langa si è preservata dalle speculazioni edilizie, dalle migrazioni selvagge come quelle avvenute nel Mezzogiorno o nel Veneto. Il sistema di autobus che passa per le colline a prendere i dipendenti per portarli in fabbrica è lo stesso del Dopoguerra».
Michele Ferrero era nato a Dogliani il 26 aprile 1925. Pasticcere di seconda generazione, è stato l’artfice dello sviluppo dell’aziendina fondata dal padre Pietro nel 1946 e di cui prenderà saldamente le redini a 32 anni, dopo la morte dello zio Giovanni. «Di grandi uomini ad Alba ne sono nati due in un secolo e mezzo. Uno è il vostro beato don Alberione, l’altro è Ferrero», ricorda l’imprenditore vinicolo Bruno Ceretto. Il suo primo incontro con l’inventore della Nutella risale al 1967: «Fu durante il mio banchetto di nozze, in un ristorante torinese di proprietà della famiglia Ferrero. In una saletta attigua vidi Michele e la moglie, la signora Maria Franca, che pranzavano. Lui aveva 42 anni ma era già un personaggio conosciuto. Io volevo fondare un’azienda vinicola e gli chiesi qual era il segreto del suo successo. Mi rispose in dialetto: il segreto è rimanere una persona seria e non chiedere niente a nessuno».

Lavorare, creare, donare. Le tre parole compariranno nel logo della Fondazione del Gruppo, nata nel 1983, nel Dna del quale è impresso il concetto di responsabilità sociale, un valore su cui Michele Ferrero ha insistito per tutta la vita. «Aveva voluto che in azienda ci fosse un premio produzione legato al rendimento scolastico dei figli dei dipendenti. Un bravo lavoratore doveva essere anche un buon padre di famiglia». La sua capacità di lavoro era leggendaria. Michele non aveva un ufficio, o forse ce l’aveva, ma non lo usava. «Il suo vero ufficio», ricorda Ceretto, «era la “chimica”, come la chiamava lui, il laboratorio dove assaggiava continuamente i nuovi prodotti, frutto del suo palato eccezionale».
Lì sono nate tutte le invenzioni Ferrero, a cominciare da quella pasta di cioccolato e nocciole che battezzerà, secondo un’intuizione che gli venne durante un viaggio a Francoforte, Nutella (da “nut”, nocciola in inglese). Con gli anni l’omonima azienda è diventata una multinazionale presente in 52 Paesi, con oltre 34 mila dipendenti, 20 stabilimenti produttivi e 9 aziende agricole, dall’Australia alla Germania. Tutti i prodotti niscono in Tv. La “ditta” di Michele infatti non ha mai trascurato le innovazioni del marketing: è stata una delle prime in Italia a investire sulla pubblicità (celebri i famosi Caroselli).

Quando lascia la carica di amministratore delegato, va a vivere a Montecarlo, dove ha sede un’altra società del Gruppo Ferrero, la Soremartec (Société de recherche de marketing et technique), dedicata al rinnovamento dei sistemi di produzione, no ai test di mercato. Nel 2005 ha creato le Imprese Sociali Ferrero, già attive in India, Sudafrica e Camerun. Basate su una concezione prettamente imprenditoriale, agiscono però con uno spirito “sociale”, poiché sono nalizzate da un lato a creare posti di lavoro nelle aree più svantaggiate dei Paesi emergenti, e dall’altro a realizzare progetti e iniziative sociali, soprattutto per i bambini. Anche questa, una sua idea.
Uomo di grande fede, devotissimo a Maria, il "signor Michele" ha voluto che in ogni stabilimento, in tutto il mondo, ci fosse una “Madonnina”. La rivista “Forbes” gli attribuisce un patrimonio stimato in 17 miliardi di dollari, facendolo di fatto risultare il più ricco uomo italiano. Soldi di cui non godeva un granché. «In vacanza si annoiava», ricorda Ceretto, «spesso scappava nei supermercati per controllare dove venivano sistemati i suoi prodotti, oppure li comperava e tornava in camera d'albergo per assaggiarli e controllarne la qualità». La vita della dinastia Ferrero non è stata risparmiata da momenti tragici e dolorosi. Nell’aprile del 2011 Michele perde il figlio Pietro, morto prematuramente in Sudafrica all’età di 48 anni. «La morte di Pietro fu un momento tragico per tutti, non solo per la famiglia», ricorda il sindaco Marello, «eravamo tutti in angoscia. Lui allora tornò in stabilimento, a 86 anni, per incoraggiare i suoi dipendenti, i suoi dirigenti, la città. Sentivamo l’elicottero al mattino alle otto che si posava per poi ripartire dodici ore dopo. Era come il suono della campana, ci dava energia».
Il padre buono era tornato tra i suoi figli per aiutarli a ricominciare.

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I funerali di Michele Ferrero. Folla ad Alba, presenti Renzi e Prodi
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