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Santa Rosalia
 

Festa di Santa Rosalia: il "secondo Natale" di Palermo

14/07/2016  La solidarietà, l’accoglienza, l’integrazione, il rifiuto del razzismo e il dialogo con le altre religioni saranno il leitmotiv del Festino di Palermo. Temi, programma e le cose da sapere sulla festa della Santuzza di quest'anno

La solidarietà, l’accoglienza, l’integrazione, il rifiuto del razzismo e il dialogo con le altre religioni saranno il leitmotiv del Festino di Palermo, che – sotto la direzione artistica dell’attore Lollo Franco - coniugherà tradizione e novità, radici e interscambio, identità e multiculturalismo. Santa Rosalia, l’amatissima Patrona che nel Seicento salvò la città dalla peste, dovrà salvare l’Italia dalle nuove pesti: razzismo, mafia, corruzione, sfruttamento, inquinamento, egoismo.

La “Santuzza” Rosalia dei Sinibaldi - figlia di un conte e parente, dal ramo materno, del sovrano normanno Ruggero d’Altavilla - nacque a Palermo nel 1130. Da giovane mostrò tutto il suo carattere determinato e la sua indole orgogliosa, ribellandosi al matrimonio combinato con Baldovino, un nobiluomo che salvò Ruggiero da un feroce leone. La giovane Rosalia, rifiutando il prestigioso matrimonio, fuggì dalla Corte e divenne eremita monaca basiliana nella zona della Quisquinia. Successivamente si trasferì sul monte Pellegrino a Palermo dove morì. Nel 1624, Palermo era martoriata dalla peste e la gente si affidava alle sante protettrici dell’epoca - Sant’Agata, Santa Cristina, Sant’Oliva e Santa Ninfa - ma la peste continuava a mietere vittime. Durante questa crisi, secondo la tradizione, l’allora poco nota Santa Rosalia apparve a Vincenzo Bonello, un saponaio salito su Monte Pellegrino per suicidarsi. La Santa indicò all’uomo l’ubicazione delle proprie spoglie comunicando che solo se i propri resti fossero stati portati in processione la peste sarebbe scomparsa. Così avvenne. Nella grotta indicata dalla visione vennero trovate 27 reliquie e il 15 luglio l’Arcivescovo - seguito da tutto il clero, dal senato palermitano e da alcuni eminenti cittadini - portò in processione le reliquie della Santa. In pochi giorni la città venne liberata dalla peste. Dal 1625, dunque, la Chiesa autorizzò il culto anche se Rosalia venne proclamata Santa, cinque anni più tardi: il 26 gennaio 1630.

A distanza di quasi 4 secoli, davanti al Palazzo Reale di Palermo, la sera del 14 luglio, lo spettacolo del Festino sarà caratterizzato da coreografie sospese, danzatori acrobati, ballerini ed effetti multimediali che racconteranno la vita di Rosalia, interpretata dall’attrice Lorena Cacciatore. La voce narrante sarà dell’attore Lando Buzzanca.

Al termine dello spettacolo al piano di Palazzo dei Normanni, partirà il corteo del 392° Festino di Santa Rosalia. Quattro le fermate - Cattedrale, Quattro Canti, Piazza Marina, Porta Felice- che prevedono altrettanti momenti di spettacolo. Il Carro - su cui prenderanno posto 6 stranieri di varie nazionalità e un ensemble di ottoni di maestri del Conservatorio Vincenzo Bellini di Palermo che eseguiranno brani della tradizione popolare e musiche mediterranee – sarà trainato dai devoti di Santa Rosalia appartenenti a diverse parrocchie e da una rappresentanza di giovani atleti. I tradizionali giochi d’artificio al Foro italico, dopo la mezzanotte, chiuderanno il 392° festino di Santa Rosalia, preceduto in mattinata dall’apertura delle porte della Diocesi di Palermo a tutti i responsabili delle varie religioni, imam, rabbini, pastori, presbiteri, guide spirituali, “per testimoniare la bellezza dello stare insieme in pace e in cordiale fraternità".

Una simbolica e importante iniziativa intrapresa dal nuovo Arcivescovo di Palermo, monsignor Corrado Lorefice, che sembra avvertire l’emozione del primo giorno di scuola. “Questo sarà il mio primo Festino, sono molto emozionato - confessa subito il monsignore - Non ci si può non innamorare di una città come Palermo, così come non ci si può non innamorare di una donna come Rosalia. Palermo è bella, ma c’è chi soffre e piange perché non ha la casa e non ha un lavoro. C’è bisogno di un sussulto: usiamo questo festino per ricominciare e per rinnovare il nostro amore per questa città”.

Monsignor Lorefice si sofferma sulla figura della Santuzza, Patrona di Palermo, in una chiave di dialogo interreligioso e multietnico:
"Rosalia veniva cercata quando era rifugiata come eremita e Rosalia viene ancora cercata perché può dare molto alla nostra città al di la della metafora della peste, è una donna da ricercare, perché i diversi devono rimanere insieme. I migranti saliranno sul carro, perché Palermo è nel cuore del Mediterraneo. Faccio riferimento al grande progetto di La Pira: la via meravigliosa che è il Mediterraneo deve essere un luogo dove non si innalzano muri, ma deve diventare un crocevia di incontro e di accoglienza".

Il sindaco Leoluca Orlando lega la suggestione della tradizione popolare con la speranza per un futuro di pace e con il presente multietnico: “Mai come quest'anno, con una edizione dedicata al nostro concittadino antropologo Giuseppe Pitrè e nel quale sono forti i richiami all'Anno giubilare della misericordia, il Festino segna il grande legame fra la comunità religiosa e la città delle culture. Un Festino che è un momento di festa, ma è anche la riaffermazione di un impegno di tutti e di ciascuno per liberare la nostra città dalla moderna peste dell'egoismo e dell'indifferenza. Quest'anno è per noi anche un Festino particolare, il primo che accoglie ed è accolto da Don Corrado quale alta guida non solo della Chiesa ma di tutta la comunità cittadina; una Guida che da subito si è mostrata attenta ai bisogni della città e sprone perché ognuno faccia la propria parte perché Palermo sia sempre più accogliente, vivibile e solidale”.

Secondo l’assessore comunale alla Cultura, Andrea Cusimano, “il Festino è uno dei momenti più importanti per Palermo e quindi ha un valore considerevole nella trasmissione dell'immagine della città. Quest'anno abbiamo inserito una clausola per la stipula di gemellaggi con altre città nel mondo devote alla Santa e, infatti, una delegazione arriverà dalla città colombiana di Palermo, di cui un artista ha realizzato il bozzetto della statua dando al Festino una dimensione internazionale. A ottobre riapriremo inoltre il museo del Pitrè, a cui abbiamo deciso di intitolare questa edizione".

Un concetto approfondito dall’attore siciliano Lollo Franco, direttore artistico del Festino: “Il tema scelto quest’anno dall’amministrazione comunale è un forte riferimento e richiamo alle tradizioni e alla cultura popolare. Un omaggio a Giuseppe Pitré in concomitanza con il centenario, a perpetuare l’idea di una cultura dello spettacolo che supera i limiti del tempo. Altro elemento tematico fondamentale, la valorizzazione del percorso arabo-normanno riconosciuto dall’Unesco , Patrimonio mondiale per l’umanità. Tutto ciò sposa la mia storia di artista, indirizzata da sempre a dare lustro e a promuovere il teatro popolare e la ricerca delle tradizioni”.

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