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Festival Biblico: e se durasse un anno?

03/06/2015  Mons. Tommasi e don Crema, direttori del Festival Biblico, commentano il successo dell'11° edizione. E per il futuro propongono...

Monsignor Roberto Tommasi (a sinistra) e do Ampelio Crema.
Monsignor Roberto Tommasi (a sinistra) e do Ampelio Crema.

Cala il sipario sull'11esima edizione del Festival Biblico. Ma a emergere non è la stanchezza - che pure non manca, visto che quest'anno l'evento, iniziato il 21 maggio, si è allungato fino al 2 giugno -, sono i sogni dei due presidenti, don Ampelio Crema, per il centro culturale San Paolo e mons. Roberto Tommasi, per la Diocesi di Vicenza. «Un sogno - dice quest'ultimo - sarebbe che la città, intesa come insieme di istituzioni, fosse più sensibile a compartecipare, non solo con un'adesione formale, che c'è, ma anche contribuendo a far sentire che il tessuto della realtà istituzionale e sociale è partecipe del progetto».

E poi c'è il sogno di un Festival che non si concentri solo nel mese di maggio, ma che possa diventare un cammino che continua durante tutto l'anno, per porre in contatto con la Bibbia un numero sempre più alevato di persone. E quest'anno proprio dal Festival, Andrea Riccardi, fondatore della Comunità di Sant'Egidio, ha lanciato la proposta di una Giornata liturgica dedicata alla Parola di Dio. Non è possibile sapere quanto in questi undici anni il Festival Biblico sia servito a far accrescere nelle persone la voglia di accostarsi nella quotidianità al testo sacro, ma di sicuro «sono cresciute la conoscenza e l'attenzione verso il festival - dice mons. Tommasi -. In questi giorni, incontrando tante persone, ho avuto risonanza di quanto il festival sia conosciuto ed apprezzato anche fuori Vicenza. Per me è già interessante che noi si riesca a rinverdire l'attenzione per la Bibbia nei credenti, riscoprendola, e nei non credenti».

Aggiunge don Crema: «Che la gente abbia la Parola di Dio in tasca, come dice il Papa, per questo direi che c'è ancora un po' di strada da fare, ma la sensazione è che ci sia più gente dentro il linguaggio biblico, lo constatiamo anche dall'aumento di partecipanti ai mini-corsi biblici che organizziamo». Che la Bibbia - come dice Tommasi - sia «capace di parlare alle domande, dubbi, forse anche ai crucci di tante persone, uomini e donne», lo registrano i numeri: in 45mila hanno seguito quest'anno il Festival, in tutti i luoghi in cui si è svolto.

Il tema “Custodire il creato, coltivare l'umano” ha catalizzato l'attenzione di tanti, anche fuori dai “circoli consueti”. «Si sono sentiti chiamati qui - riprende mons. Tommasi -, perché questo tema del rapporto tra l'uomo e il creato, l'uomo e ambiente, ci interroga tutti; ci rendiamo conto che disponiamo di un tesoro prezioso, ma che rischiamo di dilapidare, di non assicurare per chi viene dopo di noi. E c'è il desiderio di essere aiutati a comprendere cosa si può fare, quali stili di vita - anche nella concretezza quotidiana - possiamo realizzare, perché il creato e la vita che noi abbiamo ricevuto possano continuare ad essere patrimonio di tanti e tante. Questa domanda l'ho sentita viva in tanta gente, e ho sentito l'interesse ad ascoltare ciò che la Bibbia ci può dire, ciò che noi cristiani possiamo dire su questo. Forse una parola che altri non riescono a dire, una parola di speranza, ma anche di responsabilità».

Protagonisti sono biblisti, studiosi, scrittori, artisti di varia estrazione, nomi conosciuti e autori da scoprire. «Abbiamo avuto piazza Duomo piena per la qualità dell'offerta - continua don Crema -. Enzo Bianchi (ha conversato con Carlo Petrini, fondatore di Slow Food, sul tema "Pane che dà la vita”) ha richiamato tantissima gente, tanto che la tensostruttura non bastava più e abbiamo dovuto far ricorso anche ad un maxischermo. Poi il cardinale Angelo Scola, che ha tenuto la lectio inaugurale, ma anche il teologo Jürgen Moltmann, don Ciotti, lo psichiatra Andreoli, il climatologo Mercalli, il sociologo Diamanti, Riccardi, e tanti altri. La gente andava via contenta. Molti mi hanno ringraziato per aver portato a Vicenza testimoni significativi. Il bilancio delle presenze, comprensivo di tutte le sedi, è di 45mila persone, nonostante il primo weekend il tempo sfavorevole abbia costretto gli organizzatori ad annullare gli appuntamenti in piazza a Padova e anche a Rovigo. Quindi, siamo soddisfatti».

Ma succede anche che i sogni debbano fare i conti con la realtà. E la realtà è data dalla difficoltà nel reperire risorse economiche. «Il nostro festival - spiega mons. Tommasi - è nato piccolino. Quando abbiamo iniziato, non avevamo idea di dove saremmo arrivati, poi, di anno in anno, la domanda che ci è giunta da più parti, ci ha spinti ad allargare. Altre Diocesi hanno cominciato a chiedere di essere coinvolte (oltre a Vicenza, quest'anno c'erano Verona, Padova, Rovigo e Trento). Ci è parso che il festival non dovesse essere un tesoro da custodire gelosamente per noi, perciò ci siamo detti disponibili a condividere il progetto con altre realtà che sentono di poter arricchirsi nel mettere in atto insieme a noi un'esperienza simile. A quel punto, però, la nostra struttura organizzativa, che era adeguata per il festival di sei, sette anni fa, è diventata davvero troppo piccola. Oggi se il Festival può  continuare ad essere è anche grazie alla disponibilità degli sponsor e di tantissimi volontari, che davvero danno il massimo e creano un ambiente di competenza, disponibilità e accoglienza».

«La speranza mia - afferma don Crema - è che il festival non sia solo un evento, ma che incida anche nella quotidianità delle persone che hanno partecipato. È di buon auspicio che tante di loro mi abbiano salutato con un “arrivederci al prossimo anno”. «Appuntamento, dunque, al prossimo anno con le Sacre Scritture e con un altro tema che vorremmo intercettasse la fatica e la gioia quotidiana del vivere», conclude mons. Tommasi.

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Aperitivo biblico al Festival
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