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venerdì 19 agosto 2022
 
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Fiato sospeso per Archie: i genitori ricorrono alla Corte Europea per i Diritti Umani

04/08/2022  Dopo l'ultimo via libera dei giudici di Londra a staccare la spina il 3 agosto al dodicenne inglese in coma da aprile, l'ultimo disperato tentativo dei genitori: il ricorso alla Corte Europea per i Diritti Umani. «Combatteremo per il suo diritto alla vita», ha detto la madre Hollie

C'è un filo di dolore e di speranza che lega il piccolo Archie Battersbee alla vita. Insieme alla tenacia e alla disperata volontà dei genitori di non lasciarlo andare. Dodici anni, è in coma da quando ad aprile è stato trovato in casa privo di sensi con una corda legata al collo forse dopo una sfida sui social finita male. Da allora mamma Hollie e papà Paul non hanno mai smesso un minuto di lottare. 
 
L'ultimo atto di questo dramma, che tiene col fiato sospeso il Regno Unito da mesi, è la richiesta del 3 agosto di aiuto che i coniugi Battersbee hanno rivolto alla Corte Europea per i diritti umani invocando per il loro ragazzino dai riccioli d'oro e dall'incarnato angelico un'altra possibilità. «Potremmo portarlo in Italia o in Giapppone», han detto; entrambi i Paesi hanno dato la disponibilità a curarlo. 
 
I medici inglesi, dal canto loro, sono stati definitivi. Archie è in stato di morte cerebrale e occorre staccare la spina. Concordi sin qui anche i tribunali britannici nel sostenere che sospendere le cure sarebbe "nel miglior interesse" del ragazzino. 

 

La Corte Europea per i Diritti Umani
La Corte Europea per i Diritti Umani

Lunedì 1 agosto una Corte d'Appello ha respinto il rinvio oltre martedì della sospensione del supporto vitale: il governo aveva chiesto alla corte di valutare la richiesta al Comitato Onu sui diritti delle persone con disabilità di mantenere i meccanismi di respirazione assistita e alimentazione forzata in attesa della valutazione del loro caso. Ma un giudice, pur "con il cuore pesante", ha sostenuto che la Carta dei Diritti su cui si basa il Comitato "non fa parte della legge del Regno Unito" e che non sarebbe "appropriato" incorporarla nelle decisioni giudiziarie britanniche. 
 
Ecco allora l'ultimo disperato tentativo: l'incarico agli avvocati di presentare la domanda al Cedu di Strasburgo entro le 9 del 3 agosto (diversamente alle 11 i dottori avrebbero sospeso le cure). E di nuovo slitta l'epilogo per Archie. «Siamo molto sollevati» ha dichiarato la madre. «Dobbiamo combattere ogni decisione dell'ospedale. Ora speriamo e preghiamo che la Cedo valuti favorevolmente la nostra richiesta. Non ci arrenderemo per Archie, fino alla fine. Ho promesso ad Archie, e anche suo padre, che combatteremo fino alla fine. Ed è esattamente quello che faremo. Combatteremo per il diritto alla vita di mio figlio".   

 
 
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