logo san paolo
lunedì 23 maggio 2022
 
Caso Yara
 

Caso Yara, non è il momento per una fiction

19/06/2014  Già prima della cattura del presunto assassino di Yara Gambirasio, il produttore Pietro Valsecchi ha rivelato che era già stata messa in cantiere una fiction da trasmettere su Canale 5. Ancora una volta prevale in Tv la logica dello scandalismo, del "battere il ferro finché è caldo", a scapito della riflessione che richiede tempo.

Il produttore Pietro Valsecchi
Il produttore Pietro Valsecchi

L’annuncio della Taodue Film di produrre una fiction sul delitto di Brembate, a poche ore dall’arresto del presunto colpevole dell’omicidio di Yara Gambirasio, rischia di essere un colpo basso. E l’effetto non si attenua con la giustificazione addotta dal produttore Pietro Valsecchi, secondo il quale la produzione era già stata avviata da tempo e ora – “finalmente” – con l’ultimo (se lo sarà) tassello del complesso mosaico investigativo si può procedere alla realizzazione. Non sappiamo se sarà un tributo alla “grande affermazione delle capacità investigative delle nostre forse dell’ordine”.

È facile prevedere, piuttosto, che si tratterà di un’operazione commercialmente redditizia, volta a fare audience – e, quindi, incassi pubblicitari per gli spot venduti a caro prezzo – non solo sulla pelle di una ragazzina brutalmente uccisa, della sua famiglia e di tutte le persone che l’hanno conosciuta, ma anche del pubblico televisivo e di tutti noi.  La televisione italiana ha già mandato in onda, anche nel recente passato, fiction a tinte forti ispirate ai più eclatanti casi di cronaca nera. Basti pensare al film-tv sul delitto di Perugia che nel 2007 ebbe per vittima Meredith Kercher, trasmesso su Canale 5 in prima serata nel dicembre del 2012. In quel caso erano passati cinque anni. Nel caso di una fiction su Yara, invece, a sentire le dichiarazioni di Valsecchi, potrebbero passare solo pochi mesi tra la cattura del presunto assassino e la messa in onda della fiction. Il timore, insomma, è che si cerchi di sfruttare al massimo l'emotività della vicenda.

 

D’altra parte, i palinsesti delle emittenti televisive nostrane pullulano di trasmissioni di “approfondimento” (presunto) che trattano le vicende di “nera” con modalità espressive e narrative scelte apposta per accentuare sempre più la deriva verso l’infotainment, come se si trattasse di romanzi gialli a puntate e non, invece, di cronache della realtà. Mescolare i dati reali con quelli presunti, il racconto con la rappresentazione, l’informazione con lo spettacolo non aiuta gli spettatori a capire meglio i fatti. Per questo ci sono le inchieste giornalistiche (quelle fatte bene, non quelle fondate su ipotesi di fantasia e condite di sensazionalismo). Il mondo della fiction è un altrove parallelo, in cui si raccontano situazioni ed eventi in base alla logica della verosimiglianza, secondo la suggestione del “come se…”. Giocare sul confine fra realtà e finzione non aiuta il pubblico a distinguerne i contorni, né tantomeno i contenuti. E mette in discussione la possibilità di capire dove finisce la realtà e dove comincia la messa in scena. Se, poi, lo si fa sull’onda di un’emotività che si alimenta con il voyeurismo, si rischia di violare irrimediabilmente il limite dell’accettabilità e del buon senso.

 
 
Pubblicità
Edicola San Paolo