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lunedì 03 ottobre 2022
 
 

Fidelio a Torino, la partenza è giusta

14/12/2011  Calda accoglienza del pubblico all'opera che ha inaugurato la stagione del Regio. Apprezzabile il lavoro del regista Martone, ottima la prova del direttore Noseda.

Il primo posto nelle citazioni relative al Fidelio di Beethoven che ha inaugurato la stagione del Regio di Torino lo riservo questa volta al regista Mario Martone, che ci ha risparmiato il solito e ripetitivo richiamo al nazismo, puntando invece su un’efficace e scabra scenografia “carceraria” firmata da Sergio Tramonti (suggestiva la gabbia buia all’estrema sinistra del palcoscenico dove è confinato Florestan).

Il direttore Gianandrea Noseda ha offerto una delle sue prove più convincenti in chiave drammatica, con la giusta dose di patetico nel bellissimo coro dei prigionieri (ottimamente istruito da Claudio Fenoglio) che chiude il primo atto.

Nel complesso la compagnia di canto è stata all’altezza del compito. Ricarda Merbeth è cresciuta con il trascorrere dell’opera, riuscendo a delineare un Fidelio persuasivo, mentre Ian Storey è soppravvissuto all’ardua conclusione della grande aria di Florestan. Completavano il cast Lucio Gallo (un rude Pizarro alquanto sopra delle righe), Franz Hawlata (un Rocco sobriamente espressivo), Talia Or (una vivacissima Marzelline), Alexandre Kaimbacker (una disinvolto Jaquino) e Roberto Holzer (un autorevole Don Fernando).

Successo immancabilmente caloroso, a dimostrazione che al Regio di Torino tutto funziona a meraviglia: Noseda è nelle grazie del pubblico, che accorre sempre folto e mostra compiacimento per le opere scelte e per l’esecuzione.

 
 
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