Vincenzo comincia sottovoce, ma poi cresce di tono: «Sulle storie di amore nulla da dire. Come tante in libertà, com'è giusto che sia. Non capisco cosa c'è di commovente a mostrare il frutto di una trattativa di esseri umani sottratti a una madre, magari per denaro, e sbandierarlo in Tv come fosse una cosa normale. Ricordo che questa "pratica" in Italia è illegale». Bruna si dice «senza parole. Fate passare nel primo canale Rai 1, ad un orario pomeridiano, un messaggio di normalità... È normale "comprare" bambini come fossero oggetti?». Lucia taglia corto: «È una pratica illegale in Italia e Rai 1 non può pubblicizzarla».
A suscitare le dure reazioni sui social di questi e altri telespettatori è stata la puntata di Amore in quarantena (un programma condotto da Gabriele Corsi), in onda nel pomeriggio di sabato 24 luglio su Rai 1 al cui interno veniva presentata, tra le altre, anche «la storia di Luca ed Emanuele, che (parole dell'ufficio stampa Rai nel reclamizzare il programma) ricorderanno per sempre l'anno appena trascorso non solo per la pandemia, ma anche per aver provato la felicità più grande, quella di diventare genitori».
Rimane poco da aggiungere a quanto già osservato da tanti telespettatori indignati. Giusto tre chiose, appena. I figli sono un dono, non un diritto. Per nessuno. Secondo: tutti meritano rispetto, ma le donne che per mille motivi arrivano ad "affittare" il proprio utero, trasformandosi in mere "incubatrici umane", e i bambini che nascono al termine di gestazioni a pagamento ancor di più. Infine, quando egoismo e commercio irrompono nelle relazioni evapora la dimensione di gratuito altruismo che sigilla l'amore. Quello vero. Ricordarcelo ogni tanto non fa male.