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lunedì 13 luglio 2020
 
Colloqui col padre
 

Il ritorno del padre (dopo anni di latitanza)

28/08/2015  «Che evoluzione ha avuto la figura di genitore nel corso di questi anni? Dal “padre padrone” si è delineata la figura del “padre amico”. Ma quante volte ciò è vero?»

Caro don Antonio, a sessantadue anni mi chiedo: che evoluzione ha avuto la figura di genitore nel corso di questi anni? Dal “padre padrone” si è delineata la fi gura del “padre amico”. Ma quante volte ciò è vero? Purtroppo, il lavoro, la salute e i tanti problemi che ci affliggono, non ci permettono di monitorare la situazione familiare. Le cronache, anche recenti, ci elencano fatti e misfatti sulla famiglia, degni dei migliori “gialli”, dove ognuno è colpevole e innocente al tempo stesso. A riguardo, mi vengono in mente le parole di Gesù: «Chi è senza peccato scagli la prima pietra». Occorre, quindi, essere sempre guardinghi e non abbassare mai la guardia, perseverando in un’azione ricca di suggerimenti e di aneddoti. Anche se sembrano cose d’altri tempi, quando c’era ancora il focolare domestico, quel braciere che ci vedeva riuniti tutti attorno: padri, figli e nonni. Ognuno aveva tante cose da dire, sotto forma di ricordi, racconti, fantasticherie varie e pezzi di vita vissuta. Ho avuto il piacere di apprezzarne gli effetti, che scaturivano da cose dette in modo istintivo e leggero allo stesso tempo. Ci si guardava dal ricorrere a sproloqui e menzognere “balle”, perché “c’erano i bambini”.

Quei bambini di allora siamo gli uomini di oggi. Il braciere è stato sostituito dalla televisione, dai giornali e dal computer. Allora, mi chiedo: che padre sono, dove mi pongo? Ricordo un aneddoto in cui, per dare il senso dell’“onore”, mio nonno raccontava di un incontro tra il fuoco, l’acqua e l’onore, che si ritrovano in una cantina, quasi il bar di adesso. Un bicchiere di vino “a giro” e poi il congedo. L’acqua invitò a rivedersi ancora e se l’avessero cercata, potevano trovarla dove crescevano le canne. Il fuoco fece lo stesso, indicando dove c’era il fumo. L’onore, invece, li invitò a bere un ultimo bicchiere perché, una volta congedatosi, non si sarebbe più rivisto. Ecco una parabola di quelle vere. Finirà che, anch’io, mi vedrò relegato in un angolo, quasi a patire le pene dell’ignavo. Come colui che non agisce, né nel bene né nel male. E non osa neppure avere un’idea propria, per adeguarsi alla volontà del più forte. Ma il nostro ruolo di padri ci vuole in prima linea. Ogni tanto, sarebbe bene interrogarci su come viviamo. Senza opprimere i nostri gli, che hanno bisogno di sentirsi più protetti e tutelati da noi genitori, per essere più sicuri di sé stessi. Dovremmo essere come la loro ombra, che li accompagna nella vita no a quando sapranno camminare da soli.

La tua riflessione, caro Pino, mi coinvolge direttamente perché, da poco più di un mese, è uscito un mio libro intitolato Padri e fi gli, editore Il Saggiatore (mi scuso per l’autocitazione), in cui affronto questo tema oggi tanto dibattuto. Negli ultimi anni, il padre ha brillato per assenza e latitanza, dopo anni di invadenza e prepotenza nella vita dei ­gli come “padre padrone”. Oggi si sente il bisogno della figura paterna e se ne invoca il ritorno.

Ma quale padre attendiamo? Anche il “padre amico” dei ­figli, che si mette sul loro stesso piano, non è privo di contraddizioni. Spesso denota la dif­ficoltà di tessere una relazione vera, nel rispetto dei propri ruoli. I ragazzi gli amici se li cercano tra quelli della stessa età. Nel padre vogliono una guida autorevole e non autoritaria, un testimone credibile e coerente ai valori della vita che intende trasmettere. Qualcuno che, con discrezione, li accompagni nella crescita, permettendo loro di maturare idee e comportamenti, che scaturiscono da un sincero dialogo e confronto. Una crescita nella libertà e nella responsabilità. Vogliono sì un genitore che sia loro compagno e amico, ma gli ricordano anche che lui è il padre.

Un ruolo “alla pari” spesso è un rifugio, perché tanti papà di fronte alla difficoltà di educare, nel dubbio si astengono, si ritirano
e abdicano alle loro responsabilità. Nel libro Padri e gli mi rifaccio a diversi autori che hanno trattato della fi­gura paterna e della società in cui ci si trova ad agire. Qui mi piace riportare quanto papa Francesco ha detto in una delle sue straordinarie catechesi sulla famiglia, tratteggiando il ruolo del padre oggi. «Il padre che sa correggere senza avvilire», ricorda Francesco, «è lo stesso che sa proteggere senza risparmiarsi. I figli hanno bisogno di trovare un padre che li aspetta quando ritornano dai loro fallimenti. Faranno di tutto per non ammetterlo, per non darlo a vedere, ma ne hanno bisogno; il non trovarlo apre in loro ferite diffi­cili da rimarginare». Ma sul ruolo del padre ci sarà modo di tornarci ancora.

 
 
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