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domenica 27 settembre 2020
 
La musica durante la pandemia
 

Filippo Arlia: «Le lezioni a distanza nei Conservatori sono un controsenso»

11/09/2020  Il giovane direttore d'orchestra calabrese riflette sulle riaperture delle scuole di musica. «Tanti giovani studenti hanno abbandonato. Il rapporto stretto con il maestro è insostituibile. Ora stiamo ricominciando, ma ognuno fa da sé. E da noi per la politica non c'è differenza tra un'orchestra filarmonica e una sagra della polpetta»

Lunedì prossimo finalmente le scuole, anche se non dappertutto, riapriranno. Ma com’è la situazione nei Conservatori? Ne parliamo con Filippo Arlia, noto per essere diventato il più giovane direttore di un Conservatorio in Italia (quello di  Nocera-Catanzaro), reduce dal successo del Fortissimo Festival, la rassegna che fino a ieri a portato nel borgo di Cetraro, sulla costa tirrenica cosentina, artisti di assoluto rilievo dalla classica al jazz, dal folk al pop.

Maestro, come avete vissuto i mesi più duri della pandemia?

«Male perché per mesi non abbiamo ricevuto alcuna indicazione su come ci dovevamo comportare e così ogni Conservatorio si è regolato da sé. C’è chi, per esempio, ha cambiato il piano di studi eliminando le materie pratiche, chi ha fatto le lezioni a distanza. Io mi sono opposto: la lezione on line per un musicista è un controsenso perché alcune materie come musica da camera o musica d’insieme jazz prevedono da programma che i ragazzi si incontrino per suonare insieme. E poi il ruolo che esercita il maestro in presenza non è sostituibile. Noi studiamo anche la postura, oltre all’interpretazione. Se un insegnante di violino deve spiegare come eseguire bene il vibrato con la mano sinistra, come fa online?  La soluzione c’era. Noi facciamo sei mesi di lezione all’anno in Conservatorio: iniziamo a novembre e finiamo a maggio. Bastava interrompere a marzo e poi riprendere quando sarebbe stato possibile. Ciò non è stato fatto e si è creata una confusione enorme con i crediti, con gli studenti che si dovevano laureare. In queste condizioni, siamo stati costretti pure noi a fare le lezioni online, ma è stata un’esperienza fallimentare. Molti tra gli allievi più giovani si sono scoraggiati e non hanno rinnovato l’iscrizione».

Ora com’è la situazione?

«Sembra che riprenderemo con le nuove norme, sperando che la situazione non peggiori. Potremo riaprire tutto, anche le lezioni di canto lirico. Ma anche ora ci stiamo arrangiando noi, perché le istruzioni che continuiamo a ricevere dal Ministero dell’Università continuano a essere molto aleatorie».

E i concerti?

«Li stiamo facendo all’aperto, perché c’è la bella stagione. Ma al chiuso non è possibile, tranne in Puglia dove il governatore Emiliano si è inventato questo escamotage: in un teatro di 200 persone possono stare seduti vicini non solo le famiglie, ma anche i frequentatori abituali, cioè gli abbonati. Così i teatri hanno ricominciato a riempirsi».

Quanti sono gli studenti di musica in Calabria?

«Sono più di cinquemila, divisi in quattro Conservatori: il nostro, Cosenza, Vibo Valentia e Reggio Calabria. Da qualche anno abbiamo iniziato una battaglia perché la nostra è l’unica regione italiana che non ha un teatro e un’orchestra filarmonica stabile. Questo significa che i nostri studenti quando si diplomano o diventano insegnanti o per poter esercitare la loro professione non hanno altra scelta che andare via. È vero che al teatro di Roma o di Milano non ci sono solo musicisti romani o milanesi, ma ciò non toglie che la nostra regione abbia il diritto come le altre ad avere un’orchestra stabile. La nostra orchestra lavora grazie a finanziamenti privati e a bandi di gara: quindi tutti i musicisti lavorano a contratto e sono costretti a fare un altro lavoro. Il nostro primo trombone ha aperto un’azienda agricola per produrre tartufi. È un peccato perché il talento c’è: Antonio Sicoli ora è il primo trombone del Teatro dell’Opera di Roma, Gianluca Gagliardi è il primo trombone del Teatro Massimo di Palermo. Perché noi abbiamo qui abbiamo una tradizione bandistica antichissima. I ragazzi arrivano qui in genere sanno già suonare bene».

Per un ragazzo calabrese, la musica è un’occasione di riscatto sociale?

«Secondo me sì. La Calabria è una terra meravigliosa, purtroppo nota nel resto di’Italia per brutti fatti di cronaca. E oltre a questo gli ospedali sono spesso in condizioni pietose, così come le strade sono abbandonate e le telecomunicazioni non funziona. In un contesto così, la musica è l’antidoto migliore a questa bruttezza. Il futuro di questa terra è dei giovani che nelle scuole devono essere educati alla bellezza. Un giovane che entra in un negozio e acquista un disco di Brahms farà bene la raccolta differenziata».

In Calabria si è da poco insediata una nuova Giunta. Ha notato dei segni di discontinuità nel rapporto con la cultura?

«Sinceramente no. Al momento non c’è alcun bando a sostegno delle iniziative giovanili, non solo in campo culturale. Un’amministrazione, e qui non si parla di destra o sinistra, che non capisce che i giovani sono il motore del futuro certifica il suo fallimento. Si dice non ci sono i mezzi, ma non è vero. Se fai un bando non puoi mettere insieme la nostra orchestra filarmonica con la sagra della polpetta. Intediamoci, io sono il primo che frequenta queste manifestazioni che mi piacciono tantissimo e sono importanti per non perdere le nostre tradizioni. Ma la musica è un’altra cosa».

Ha suonato e diretto orchestre in tutto il mondo. Immagino abbia ricevuto molte offerte prestigiose. Perché ha scelto di restare in Calabria?

«Per due motivi. Il primo è la battaglia per l’orchestra Filarmonica che voglio vincere. Il secondo è che un musicista per esprimersi al meglio deve essere felice. E a me piace vivere qui: prendere il caffè espresso al mattino e vedere al tramonto sull’orizzonte l’isola di Stromboli»-

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