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sabato 27 novembre 2021
 
documentario
 

La regista Laura Viezzoli: "Ho raccontato il mondo di chi rende possibile l'impossibile"

23/11/2021  Nel film "Quando sei qui con me" l'impegno quotidiano della Lega del Filo d'Oro per le persone sordocieche e pluriminorate sensoriali. "Sono stata accolta, ascoltata e condotta per un anno intero dentro un mondo diverso", dice la documentarista, "dove la disabilità grave, gravissima e plurisensoriale viene accudita a 360 gradi, con una professionalità indescrivibile".

Il primo verso di Il cielo in una stanza, una delle più grandi canzoni di Gino Paoli, dà il titolo al film: Quando tu sei qui con me. La sentiamo più volte, anche cantata da uno dei personaggi. Siamo sulle colline marchigiane, dentro alla Lega del Filo d’Oro. «Ogni anno offriamo i nostri servizi a circa mille persone - bambini, giovani e adulti - con sordocecità e pluriminorazione psicosensoriale e alle loro famiglie», spiega il presidente dell’associazione Rossano Bartoli, che sul tema della sensibilizzazione aggiunge: «Sono stati fatti importanti passi avanti in linea con la Convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità, ma la strada per il raggiungimento di una piena conoscenza della loro condizione e dei bisogni di chi li circonda è ancora lunga. La sordocecità è stata definita una disabilità unica e specifica con la legge 107 del 2010, e la Lega del Filo d’Oro ancora oggi si sta battendo per la sua revisione e piena applicazione».

Dietro la macchina da presa c’è la regista Laura Viezzoli. «Girare un documentario all'interno della Lega del Filo d'Oro ha richiesto un percorso molto lungo, a tratti faticoso, ma estremamente bello. Sono stata accolta, ascoltata e condotta per un anno intero dentro un mondo diverso, dove la disabilità grave, gravissima e plurisensoriale viene "accudita" a 360 gradi, con una professionalità indescrivibile. Mi sono trovata in un luogo dove ogni singolo utente è trattato come un essere umano, come un individuo con un suo universo fragile e ampio, da esplorare, e rendere condivisibile nonostante le mille difficoltà. L'aspetto più complesso è stato quello di scegliere i protagonisti da raccontare. La narrazione filmica richiede una sintesi, la vita è un'altra cosa. Ogni singolo utente e operatore avrebbe meritato una sua storia. Il desiderio è stato quello di provocare non solo un ribaltamento delle canoniche definizioni di abilità e disabilità, ma di spingere lo spettare a chiedersi: e io, sono ancora in grado di comunicare, di conoscere l’altro, di entrare in contatto? In che modo? Con chi?».

Viezzoli conclude parlando di che cosa le ha trasmesso questa esperienza: «È stata un'occasione di crescita meravigliosa, non saprei usare altre parole. Sono entrata in un mondo dove, accanto a una preparazione di altissimo livello e dentro a complessità inimmaginabili, esiste sempre il sorriso e l'accoglienza dell'altro. Quello che mi ha colpito di più rimane la straordinaria capacità di entrare in contatto e di rendere possibile l'espressione e la comunicazione a chi altrimenti rimarrebbe ingabbiato nel buio e nel silenzio. La Lega del Filo d’Oro è un luogo che già mi manca molto, che andrebbe sostenuto da tutti perché rende possibile l'impossibile». Il film è in concorso al Festival dei Popoli.

 
 
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