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lunedì 27 maggio 2024
 
La nuova legge sull'omicidio stradale
 

«Finalmente chi sbaglia pagherà il conto alla giustizia»

03/03/2016  Ne è convinto Giordano Biserni, presidente dell'Asaps, che da anni si batte per fare approvare questa norma. «Si passa dalla certezza dell’impunità alla quasi certezza della sanzione penale. Sino a oggi sulla strada si consumava il cosiddetto "delitto perfetto”: chi uccideva una o più persone, anche se ubriaco o drogato, se la cavava con pene irrisorie. Ora non sarà più così».

«Ora la strada sarà più giusta e più sicura». È la convinzione espressa - anche qui con estrema sicurezza - dall'Asaps, l'Associazione sostenitori e amici della polizia stradale, che attraverso il suo storico presidente, Giordano Biserni, ha creduto, sostenuto e portato avanti per anni la legge sull'omicidio stradale, appena approvata con un voto di fiducia in via definitiva al Senato, e che sta per essere promulgata dal Presidente della Repubblica e poi pubblicata in Gazzetta Ufficiale. In un comunicato firmato congiuntamente con due associazioni di vittime della strada - Lorenzo Guarnieri e Gabriele Borgogni - l'Asaps afferma che «il termine appropriato del nostro sentimento oggi sarebbe di entusiasmo per l’approvazione della legge sull’omicidio stradale dopo 4 anni dalla prima raccolta delle firme. Ma oggi mettiamo al bando i trionfi e ci limitiamo ad esprimere un più sobrio sentimento di viva soddisfazione per questa legge che rivoluziona totalmente il peso delle responsabilità a carico di quanti uccidono sulla strada dopo aver commesso alcune violazioni gravi, prime fra tutte gli abusi di alcol e droga. Finalmente si passa dalla certezza dell’impunità alla quasi certezza della sanzione penale, accompagnata da una revoca della patente che se non sarà ergastolo, sarà costituita comunque da un numero di anni (da 10 a 30) assolutamente dissuasivo».

Secondo l'Associazione sostenitori e amici della polizia stradale, con la quale convergono anche le due Associazioni di vittime "Lorenzo Guarnieri" e "Gabriele Borgogni", «come tutte le leggi che impattano sulla sicurezza in genere ci vorrà un po’ di tempo per valutarne l’efficacia e dovrà essere affiancata da campagne di comunicazione, prevenzione e controlli. Si dovrà applicare il principio delle medicine: l’efficacia delle quali si vede solo dopo la somministrazione. «Ma l’omicidio stradale farà capire anche ai più distratti che chi causa incidenti in situazioni con elevato profilo di rischio pagherà il conto dovuto alla giustizia e che il reato di omicidio o lesioni da incidente stradale ha assunto una nuova dignità nel panorama giuridico». La domanda che può sorgere è se questa legge più restrittiva, e punitiva, non rischi di mettere sullo stesso piano comportamenti al volante che possono scaturire da circostanze molto diverse. Su questo punto abbiamo rivolto al presidente dell'Asaps Giordano Biserni alcune domande.

Presidente Biserni, questa nuova legge non rischia di far anadare in galera anche una persona, pensiamo a un padre di famiglia, che è sempre stato prudente, sempre responsabile al volante, sempre ligio al Codice della strada, ma una volta sbaglia, è distratto, pensa al mutuo e al figlio che va male a scuola, scarta di lato, uccide qualcuno. Mai preso una multa in vita sua. Però, quella volta, fa un errore. Questa legge non lo mette sullo stesso piano di chi si siede al volante dopo essersi fatto di coca per delle ore?

«Intanto partiamo dal motivo che ha determinato la proposta e quindi questa legge. Fino ad oggi sulla strada si consumava il cosiddetto “delitto perfetto”: chi uccideva una o più persone, anche se ubriaco o drogato, pur con le previsioni della legge art.589 C.P. - che prevedevano una pena da 3 a 10 anni, che poteva arrivare fino a 15 anni in caso uccisione di più persone o di una persona e il ferimento di altre persone - se la cavava con pene irrisorie mediamente di 2 anni e 8 mesi. Questo grazie al gioco delle pene minime per cui si partiva da lievi pene base a cui si applicavano attenuanti generiche e lo sconto per il patteggiamento e il risultato era quasi sempre: liberi tutti! Ora la situazione cambia. Le pene più severe da 8 a 12 anni sono previste per chi uccide sulla strada mentre guida in stato di ebbrezza con valore alcolemico superiore a 1,5 g/l o sotto l’effetto di stupefacenti, poi sono previste pene da 5 a 10 anni per chi commette alcune gravi violazioni come il superamento del limite di oltre 50 km/h, andare contromano, sorpassare una vettura ferma per far attraversare un pedone, attraversare col semaforo con luce rossa e anche avere una alcolemia superiore a 0,8 fino a 1,5 g/l. Certo possono esserci delle incongruenze che andranno presto corrette. Ad esempio,  prevedere la pena da 5 a 10 anni per chi attraversa con il rosso e uccide e non per chi non osserva lo stop lungo una statale solleva oggettivi dubbi. Ma ci preoccupano anche altri aspetti, come la revoca della patente per 5 anni per chi provoca lesioni gravi (superiori a 40 giorni) o gravissime violando qualsiasi norma del CdS. In effetti, secondo noi la revoca andava prevista in modo graduale con un “fino a 5 anni”. Sono il primo a evidenziare che revocare una patente per un lustro a chi ha provocato lesioni gravi per una distrazione con violazione di qualsiasi norma del CdS, sia oggettivamente esagerato, e detto da me... ».

L'omicidio stradale non rischia di far aumentare coloro che non si fermano a prestare soccorso? Già erano tanti i pirati prima. Ora non può accadere che molta gente in più ragionerà così: "Qui, con questo omicidio stradale, vado in galera: io scappo…".

«Credo che con con 1.087 episodi gravi, 146 morti e 1.254 feriti nel 2015 abbiamo già toccato punte inaudite per la pirateria stradale. Il problema è che come per le pene interpretate prima sempre a favore dell’omicida anche per la pirateria stradale mortale si doveva procedere sempre all’arresto, cosa che avveniva solo raramente. Per cui c’era gente che dopo avere ucciso anche sotto l’effetto di sostanze o alcol continuava tranquillamente la sua vita in attesa di un processo che andava per le lunghe e con una pratica che si risolveva in qualche tribunale e con un confronto con le assicurazioni quando andava bene. Ricordo che in altri Stati di indubbia democrazia si finisce dentro solo per la semplice guida in stato di ebbrezza, da noi neppure dopo che avevi ucciso. Ah, voglio anche ricordare che in caso di fuga la pena viene aumentata fino a due terzi e la revoca della patente può arrivare anche fino a 30 anni. Sarà opportuno fare bene i conti prima».

Questa legge ha l'obiettivo di "far pensare" di più chi si mette in strada. Tutti, diciamo, hanno più paura. Si può pensare che questa legge induca gli automobilisti a fare molta più attenzione. Questo è un bene. Ma la legge non risolve il problema della inadeguatezza al volante: se nessuno mi insegna che la macchina in sovrasterzo o in sottosterzo può avere comportamenti dinamici pericolosi, io non imparo a "governarla" grazie a una legge più aspra. Che cosa pensate su questo?

«Concordo. Si deve partire ovviamente dalla formazione e dall’educazione stradale. Questa legge da sola forse non potrà garantire una consistente diminuzione dei morti sulle strade sicuramente però eleverà la soglia della giustizia per le vittime della strada e per i loro familiari. Non era e non è ammissibile che chi guida ubriaco o drogato o viaggia a velocità assurde possa emettere una sentenza di condanna a morte immediatamente eseguita sul posto, inappellabile a carico di un innocente e rimanere di fatto impunito... Spesso con le famiglie umiliate e ininfluenti nel procedimento penale. Questo è in pratica accaduto fino ad oggi».

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