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lunedì 15 luglio 2024
 
 

Finanza sociale, antidoto alla crisi

08/10/2012  Promuovere la sviluppo umano intrecciando competenze, valori ed energie di tutti gli attori in campo: è lo scopo di Uman Foundation

Rispondere alla crisi da soli è difficile per non dire impossibile. Per questo è diventato necessario fare rete partendo da principi e valori condivisi con l'obiettivo comune della promozione dello sviluppo umano. Da qui nasce l'idea di Giovanna Melandri, presidentessa della neonata Uman Foundation, che domani, martedì 9 ottobre, si presenta al pubblico, alle aziende e alle istituzioni con una sorta di investitura ufficiale del premier Mario Monti che parteciperà alla conferenza stampa di lancio insieme con altri importanti esperti italiani e internazionali dell'economia e della finanza sociale. «Vogliamo sollecitare - ha spiegato Giovanna Melandri - la creazione di nuovi strumenti di finanza sociale e gettare un ponte tra il nostro paese ed esperienze pilota internazionali. Vogliamo sperimentare in Italia nuove idee per un capitalismo più ‘Umano’ capace di innovare profondamente la finanza, rendendola solidale e socialmente utile. Il settore privato può essere uno straordinario promotore di trasformazione se si connetterà all’impresa sociale italiana e globale». Il punto è che nel Mondo, oggi, l'82% delle risorse mondiali destinate alla filantropia deriva da fondi privati e solo il 18% da fondi governativi: numeri che fanno paura quando sulla bilancia, da una parte vengono messi sul piatto qualcosa come 575 miliardi di dollari, dall'altra appena 128. In questo senso, grandi magnati americani come Bill Gates, Larry Ellison, Warren Buffett, Lyda Hill e Jon Huntsman hanno fatto da apripista donando la quasi totalità dei propri profitti allo sviluppo umano. Ma l'Europa non è stata a guardare: lo testimonia, ad esempio, la scelta dell'Unione Europea di istituire e promuovere il marchio per il Sociale Business, uno sforzo per dare credito all'innovazione sociale come terreno fertile su cui costruire il futuro di una nuova Europa più altruista, responsabile e consapevole. Fantasie? Non esattamente se è vero, come confermano i dati provenienti da più fonti, che le imprese sociali oggi in Europa occupano 11 milioni di persone, rappresentando circa il 10% del totale delle imprese europee. Qualcuno che ci crede, dunque, c'è.


E l'Italia? In questi mesi se n'è fatto un gran parlare. Convegni su convegni per stabilire se e come il terzo settore nel nostro Paese sia in grado di occupare un ruolo di primo piano nella vita economica e sociale del Paese, ponendosi come intermediario e, sarebbe auspicabile, propulsore di nuove alleanze tra il mondo profit, i soldi dei privati (filantropi e non) e il non profit. I dati sono incoraggianti ma serve una maggiore organizzazione delle risorse umane ed economiche in un Paese in cui, a oggi, stando all'ultimo rapporto Istat, i fondi privati destinati alla filantropia ammontano a circa 3 miliardi di euro. Sostiene Giovanna Melandri: «Occorre rafforzare il legame tra donatori privati e imprenditori sociali. Uman nasce per connettere le migliori imprese italiane alle imprese sociali migliori in Italia e nel mondo. Vogliamo difendere il modello di welfare europeo, renderlo più efficiente, ma contemporaneamente agganciarlo ai nuovi orizzonti della "finanza sociale", in crescita ovunque. Si pensi che la rete GIIN di fondi social impact - a cui Uman è associata - e lanciata dalla fondazione Rockefeller nel 2007, conta oggi oltre 200 fondi. A questa finanza, che ha dimostrato di essere stabile anche in tempi di crisi, oggi stanno guardando investitori internazionali e fondi pensione».   

 
 
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