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mercoledì 14 aprile 2021
 
Emergenza casa
 

«Abusiva da 11 anni ma fingono che non esista»

04/12/2014  Milano, zona San Siro. Anna (nome di fantasia) è entrata nel suo alloggio Aler nel 2003 e ora nessuno la cerca: «Sono subentrata a un morto, facendomi dare la chiave dalla badante. Volevo un contratto, non hanno mai risposto. Preferiscono non guardare anziché mettermi in regola»

Quando la fantasia non basta più, si deve ricorrere alla realtà. Dite che la frase dovrebbe essere letta al contrario? Il fatto è che a volte la vita ha un suo orologio bizzarro e allora gira tutto alla rovescia. Come nel caso di una signora di 71 anni, che chiameremo Anna perché non vuole essere riconosciuta, e che vive in una casa occupata dal 2003. Undici anni da occupante, una professionista, nel suo genere. Anna ha occhi azzurri ancora bellissimi e viene voglia di complimentarsi con lei: «Già, peccato che la realtà sia quella che non si vede. Nel 2000 mi hanno scoperto un microcitoma polmonare, un tumore, per intenderci. M’avevano dato pochi mesi di vita. Sto ancora qui. Evidentemente il Signore ha deciso che non è ora. E ho anche un defibrillatore impiantato. Tra due anni devo cambiare le pile», dice. E fosse solo questo: «Il tumore l’ho rimediato in carcere, otto anni per truffa. I miei capi d’azienda scaricarono la colpa su di me, una semplice impiegata. Per i giudici ero il cervello dell’organizzazione. Otto anni tra San Vittore e il carcere di Mantova». Basta? Macché: «Ho tre figli, ragazza madre. In quegli otto anni nessuno si è occupato di loro. D’altronde anch’io fui abbandonata da mia madre. Senza più lavoro, senza soldi, senza casa, che potevo fare?». Immaginiamo che sia entrata in questa casa, se così si può chiamare. «Sì, una casa dell’Aler. Era il 2003». Un alloggio popolare a Milano, zona San Siro, quella che tutti credono sia solo belle ville e calcio stellare e che invece nasconde anche palazzi più prossimi alla demolizione che a una ristrutturazione, con interni come quello in cui vive questa donna. «C’era un uomo di 90 anni, prima. Quando morì, mi feci dare le chiavi dalla badante. Lui non aveva più nessuno e io mi presi la casa». E vive qui dal 2003.

Nessuno che la cerca? Nessuno che voglia rimettere le cose nel giusto ordine? «Caro mio, costa di più ripristinare la legalità o stare zitti e fingere che una come me non esista? Quando sono arrivata ho messo a posto i documenti: residenza, luce, acqua e gas. Pensa che qualcuno abbia fatto indagini? Ho chiesto un contratto; niente, nessuno si è mai visto. Perfino l’impianto elettrico non è a norma». Un locale soltanto, dove vive con il minore dei tre figli, quarantenne disoccupato. Lei prende una pensione di 600 euro. Una vita come il suo impianto elettrico. Non a norma: «Mi sento come se fossi ancora in cella. Sa come si dice, no? Anche il cane s’abitua alla catena. E la mia vita qui è solo un prolungamento della pena».

 
 
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