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venerdì 20 maggio 2022
 
VENETO
 

Flavio Tosi via dalla Lega. E ora?

11/03/2015  Il divorzio consumato in casa leghista rende molto ardua la vittoria in Veneto di Zaia. Per questo c'è persino chi giura che il sindaco di Verona rientrerà nel partito, anche se fuori tempo massimo

Dalle 22 di martedì 10 marzo 2015 Flavio Tosi, numero cinque della Lega, è fuori dalla Lega con un tweet di Salvini. “Prendo atto che Flavio Tosi è decaduto dalla Lega Nord". Punto e basta. Non conta nemmeno il “lodo Otto e mezzo”, come lo aveva definito Antonio Polito partecipando un’ora prima con lo stesso Tosi alla diretta della Gruber su La7. Il sindaco di Verona vincolava la sua appartenenza alla Lega con il ritiro del commissario delle candidature da mettere in lista per la Liga Veneta e il diritto di cittadinanza in Padania della sua nuova fondazione "Ricostruiamo il Paese". Che è un po' come chiedere a un partito di ospitare al suo interno un nuovo partito, pronto ad uscire allo scoperto dalla pancia della Lega, come il mostriciattolo del film Alien.

Poi, aggiungeva Tosi in vista delle regionali di maggio, una soluzione sulle liste la si trova. Niente da fare. Il divorzio in Liga tra lui e Zaia si è consumato.
Un divorzio tardivo, ricco di incomprensioni e di incognite, basato più sul futuro del sindaco di Verona e sul potere dei suoi uomini che sui valori e le idee della nuova Lega in salsa lepenista di Salvini. Fatto sta che stanno volando gli stracci. "Salvini è il dittatore della Lega Nord", ha dichiarato Tosi a espulsione avvenuta. Aggiungendo: "Salvini è un Caino travestito da Abele".

A Tosi non piace la metamorfosi nazionalista della nuova Lega.
Anzi, fa di tutto per accreditarsi come l'ultimo federalista rimasto. Ma la faccenda sembra essere basata più sulle poltrone. Non è un mistero che il sindaco di Verona aspirasse a un ruolo "federale" (ovvero nazionale) dentro il partito. Un ruolo che affiancasse il nuovo segretario, magari per temperare le spinte un po' troppo nazionaliste e destrorse. Forse la cosa che Salvini temeva maggiormente.

Dunque
Game over. O no? C’è persino chi pensa che alla fine si arriverà a un accordo, anche se fuori tempo massimo. Perché La Lega rischia di perdere una delle due regioni che governa e consegnarla al Pd. La faccenda infatti è tutt'altro che chiusa, anche perchè Tosi - che pare stia andando verso un'alleanza con Alfano e Corrado Passera e la sua Italia Unica -  si porta dietro, in questa diaspora, quattro o cinque tra deputati e senatori e un piccolo esercito di consiglieri regionali, per non parlare degli amministratori comunali. Politicamente Tosi, Zaia e Salvini, i tre protagonistidi questa commedia goldoniana leghista, si sono comportati come i capponi di Renzo di manzoniana memoria. I capponi di Renzi, potremmo definirli, perché rischiano di consegnare il Veneto al partito democratico.

Dunque nella Lega c'è chi spera in una ricomposizione della frattura, che rischia di consegnare la Regione Veneto al Partito democratico. Un nuovo lodo tra Tosi, Zaia e Salvini. Anche se fuori tempo massimo.

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Tosi: Salvini dittatore della Lega Nord
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