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lunedì 04 luglio 2022
 
Cosa c'è dietro
 

Badanti e colf. Perché aumenta il lavoro nero

18/11/2019  Nel 2012 sono stati bloccati i canali d'ingresso agli stranieri. Da allora non sono stati più riprogrammati. Di conseguenza il numero dei lavoratori domestici, baby sitter e badanti è calato ma poiché la domanda da parte delle famiglie italiane è rimasta tale, la conseguenza è il lavoro nero

Su 859.233 colf e badanti regolarmente censiti negli archivi Inps a fine 2018, 613.269 erano immigrati. «Si tratta di un numero – dichiara Andrea Zini, vice presidente Assindatcolf ed Effe – in costante calo dal 2012 ad oggi, quando i lavoratori stranieri regolarmente impiegati nel comparto erano 823mila. In 7 anni si sono, dunque, persi 210mila posti di lavoro a causa di una politica che non ha saputo riformare il welfare familiare e valorizzare questa forza lavoro». Una situazione che ha contribuito al dilagare del lavoro "nero" o "grigio" che nel settore ha percentuali altissime: si stima, infatti che 6 domestici su 10 siano irregolari, ovvero 1,2 milioni di lavoratori.

E' la fotografica scattata da Assindatcolf, Associazione Nazionale Datori di Lavoro Domestico e da Idos, Centro Studi e Ricerche che insieme hanno stilato il Dossier Statistico Immigrazione 2019. E soprattutto lanciano un allarme che  il mondo della politica dovrebbe ascoltare 

«Dal 2011 in poi – spiega Luca Di Sciullo, presidente Centro Studi e Ricerche Idos – l’Italia ha sostanzialmente bloccato i canali di ingresso legali agli stranieri che intendano venire stabilmente per motivi di lavoro. Tanto che ad oggi, per molti migranti economici, l’unica possibilità di entrare in Italia è quella di unirsi ai flussi di migranti ‘forzati’ che arrivano come richiedenti asilo, pur non avendo i requisiti per il riconoscimento. Una situazione che da una parte penalizza il mercato del lavoro, lasciando scoperti ambiti a forte domanda di manodopera estera e aumentando il lavoro nero, e che, d’altra parte, complica la già critica gestione dell’immigrazione, sciupando un potenziale beneficio per la società e lo Stato».

 
 
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