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Fmi, operazione Christine

20/05/2011  Per far dimenticare l'onta del presunto violentatore Strauss-Khan i francesi mettono in campo per guidare il Fondo Monetario il ministro dell'Economia Lagarde

Per lavare l’onta dello scandalo Strauss-Khan il Fondo Monetario Internazionale potrebbe ripartire da una donna. E che donna. Basta guardare le sue foto sui giornali di tutto il mondo. La prima parola che viene in mente è una sola: classe. Il ministro dell’Economia di Sarkozy ha competenza e fascino da vendere e certamente sul piano dell’immagine farebbe dimenticare in fretta le peripezie machiste e giudiziarie del concittadino Strauss-Khan. Christine, classe 1956, figlia di due insegnanti, parigina che più parigina non si può (nono arrondissement), da far invidia a Ines De La Fressange, con i suoi impeccabili tailleur di Chanel, i suoi foulard di Hermes e i suoi diamanti di Cartier, sembra l’immagine dello chic francese.

Da giovane è stata campionessa di nuoto sincronizzato, attività che affiancava agli studi da secchiona (borsa di studio a Boston a 18 anni, padronanza dell’inglese praticamente perfetta), avvocato d’affari, ministro con Sarko, che la considera uno dei pezzi pregiati dell’argenteria dell’Eliseo. Christine ha tutti i numeri per guidare la riscossa antisessista innescata dall’ex direttore generale dell’Fmi. E’ infatti uno dei simboli (gaullisti) dell’emancipazione femminili francese, essendo stata la prima donna a guidare uno dei più affermati studi legali internazionali, in cui è entrata a soli 25 anni. La sua vita privata è molto riservata: ha avuto due mariti e due figli ed è l’attuale compagna di un defilato imprenditore di Marsiglia, sempre all’ombra dei riflettori internazionali che ammantano di luce Christine.

In un’intervista con la regina delle giornaliste televisive Christiane Amanpour su ABC, l’anno scorso, la Lagarde aveva detto che le donne “mettono sul lavoro meno libido e meno testosterone” degli uomini, parole quasi profetiche, alla luce di quel che è successo a New York. L’unico neo che pesa sulla candidatura (come non ha mancato di ricordare Le Monde) è un’indagine per un possibile reato di abuso di ufficio per aver rinunciato a una lunga battaglia giudiziaria contro l’uomo d’affari Bernard Tapie nel caso della vendita dell’Adidas da parte del Credit Lyones, approvando una procedura di arbistrato che si concluse con una sentenza in favore di Tapie. Christine si e’ sempre difesa dalle accuse: “ho agito con rigore e trasparenza”.

Se andasse in porto (c’è un temibile concorrente, simbolo dei nuovi padroni del mondo: il governatore delal Banca centrale cinese Zhiou Xiaochuan) l’operazione di Sarkozy sarebbe un capolavoro di realpolitik alla francese: Christine, oltre a far dimenticare la cittadinanza (francese) del predecessore-presunto-violentatore dell’Fmi, costituirebbe l’ennesima pedina del “grand jeu” dell’Eliseo, ultimamente in piena espansione sul piano dell’economia e della finanza: dal neocolonialismo maghrebino (si pensi all’attivismo militare in Libia), teso anche a penetrare nei mercati subsahariani, all’attivismo nel G-20 e nel G-8 fino alla “campagna italiana” di acquisizione dei gruppi nostrani, di stampo napoleonico, che si sta consumando in questio giorni con l’Opa Lactalis su Parmalat. Una piano imperialista in piena regola.  

 
 
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