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mercoledì 10 agosto 2022
 
Udienza
 

Il Papa ai focolarini: «Fedeli al carisma, con creatività»

06/02/2021  Il Pontefice riceve in udienza il Movimento a 12 anni dalla scomparsa di Chiara Lubich. Incoraggia la nuova presidente e chiede a tutti di essere aperti agli altri senza avere paura delle crisi. Nel prossimo numero di Famiglia cristiana, in edicola da giovedì 11 intervista esclusiva a Margaret Karram

Più che presidente si sente «figlia della Chiesa, a servizio di tutti». Margaret Karram, neo eletta alla guida del Movimento dei Focolari, parla davanti a papa Francesco nell’udienza che il Pontefice ha concesso ai partecipanti all’Assemblea generale che l’ha eletta. Ricorda, così come fa Maria Voce, che ha guidato i focolarini per due mandati, il pomeriggio dell’8 giugno 2014 quando la Karram lesse in arabo la preghiera di San Francesco nel corso della giornata per l’unità e la pace in Terra Santa con il Presidente d’Israele e con quello dello Stato di Palestina. «Erano tempi di promessa,», ricorda Bergoglio, «ma la promessa sempre c’è. Bisogna andare avanti e portare nel cuore la Terra Santa, sempre, sempre».

Il Papa incoraggia il Movimento, a 12 anni dalla scomparsa di Chiara Lubich, la fondatrice, suddividendo il suo intervento in tre punti: il dopo-Fondatrice; l’importanza delle crisi; vivere la spiritualità con coerenza e realismo.

La fedeltà al carisma di fondazione, spiega Francesco, richiede dinamicità, capacità «di interpretare i segni e i bisogni dei tempi e di rispondere alle nuove istanze che l’umanità pone», perché il carisma «non è una statua di museo, no, è creativo. Si tratta di rimanere fedeli alla fonte originaria sforzandosi di ripensarla ed esprimerla in dialogo con le nuove situazioni sociali e culturali». Il Papa incoraggia ad aprirsi agli altri, ai diversi contesti culturali, sociali e religiosi. Senza fare proselitismo, ma sapendo che «il Vangelo è destinato a tutti». E bisogna anche smettere di guardarsi allo specchio «solo al mattino per pettinarsi», scherza il Pontefice. «Questo evitare ogni autoreferenzialità, che non viene mai dallo spirito buono, è quello che auspichiamo per tutta la Chiesa: guardarsi dal ripiegamento su sé stessi, che induce a difendere sempre l’istituzione a scapito delle persone, e che può portare anche a giustificare o a coprire forme di abuso. Con tanto dolore lo abbiamo vissuto, lo abbiamo scoperto in questi ultimi anni. L’autoreferenzialità impedisce di vedere errori e mancanze, frena il cammino, ostacola una verifica aperta dei procedimenti istituzionali e degli stili di governo. È meglio, invece, essere coraggiosi e affrontare con parresia e verità i problemi, seguendo sempre le indicazioni della Chiesa, che è Madre, è vera Madre, e rispondendo alle esigenze della giustizia e della carità».

Inoltre, papa Francesco spiega che non bisogna avere paura della crisi. «Non si può vivere senza crisi. Le crisi sono una benedizione, anche sul piano naturale – le crisi del bambino nella crescita fino all’età matura sono importanti –, anche nella vita delle istituzioni». Non bisogna però cedere alla tentazione di trasformare le crisi in conflitto. «Il conflitto è brutto, può diventare brutto, può dividere, ma la crisi è un’opportunità per crescere. Ogni crisi è una chiamata a nuova maturità; è un tempo dello Spirito, che suscita l’esigenza di operare un aggiornamento, senza scoraggiarsi davanti alla complessità umana e alle sue contraddizioni. Oggi si sottolinea molto l’importanza della resilienza di fronte alle difficoltà, cioè la capacità di affrontarle positivamente traendo da esse delle opportunità. Ogni crisi è un’opportunità per crescere. È compito di chi ricopre incarichi di governo, a tutti i livelli, adoperarsi per affrontare nel modo migliore, più costruttivo, le crisi comunitarie e organizzative; invece le crisi spirituali delle persone, che coinvolgono l’intimità del singolo e la sfera della coscienza, richiedono di essere affrontate prudentemente da chi non ricopre incarichi di governo, ad ogni livello, all’interno del Movimento. E questa è una buona regola della Chiesa da sempre – dai monaci, sempre –, che vale non solo per i momenti di crisi delle persone, vale in generale per il loro accompagnamento nel cammino spirituale. È quella saggia distinzione tra foro esterno e foro interno che l’esperienza e la tradizione della Chiesa ci insegna essere indispensabile. Infatti, la commistione tra ambito di governo e ambito della coscienza dà luogo agli abusi di potere e agli altri abusi dei quali siamo stati testimoni, quando si è scoperta la pentola di questi problemi brutti».

Infine occorre «vivere la spiritualità con coerenza e realismo». La coerenza rende autorevoli e il realismo consente di capire che la meta ultima del «vostro carisma che coincide con l’intenzione che Gesù ha presentato al Padre nella sua ultima, grande preghiera: che ”tutti siano una sola cosa”» è «opera della grazia del Dio Uno e Trino». All’esterno occorre essere, come tante volte ha mostrato Chiara Lubich, «testimoni di vicinanza con l’amore fraterno che supera ogni barriera e raggiunge ogni condizione umana. Superare le barriere, non avere paura! È la strada della prossimità fraterna, che trasmette la presenza del Risorto agli uomini e alle donne del nostro tempo, a partire dai poveri, dagli ultimi, dagli scartati; lavorando insieme alle persone di buona volontà per la promozione della giustizia e della pace». All’interno, invece, bisogna promuovere la sinodalità «affinché tutti i membri, in quanto depositari dello stesso carisma, siano corresponsabili e partecipi della vita dell’Opera di Maria e dei suoi fini specifici. Chi ha la responsabilità del governo, è chiamato a favorire e attuare una trasparente consultazione non solo in seno agli organi direttivi, ma a tutti i livelli, in virtù di quella logica di comunione secondo la quale tutti possono mettere al servizio degli altri i propri doni, le proprie opinioni nella verità e con libertà».

Prima di congedarli, il Papa li esorta a continuare a rendere la loro testimonianza con gioia e si lascia andare a un racconto ironico. «Si dice che i focolarini sorridono sempre, sempre sono con il sorriso. E mi ricordo una volta che ho sentito parlare sull’ignoranza di Dio. Mi hanno detto: “Ma tu sai che Dio è ignorante? Ci sono quattro cose che Dio non può conoscere” - “Ma quali sono?” – “Cosa pensano i gesuiti, quanti soldi hanno i salesiani, quante congregazioni di suore ci sono e di che cosa sorridono i focolarini”».

 

 
 
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