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sabato 27 novembre 2021
 
Iniziative
 

Cibo per l'anima, il padiglione immaginario di Expo

18/11/2015  Il progetto della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII per dare continuità e profondità ai temi di Expo: un volume di pregio, lo spettacolo della compagnia Camelot e l’applicazione #Foodforsouls che tutti possono condividere e arricchire fino a Dubai 2020.

Expo 2015 si è appena concluso e la Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII ne raccoglie idealmente la staffetta con una serie di iniziative collegate - un libro, uno spettacolo teatrale, un'applicazione – e racchiuse nell'immagine del “padiglione immaginario che non chiude mai”.

Cominciamo dal libro. Food for thought, food for souls (Cibo per il pensiero, cibo per l'anima) è un volume, edito da Skira e Touring Club italiano in italiano e in inglese (pp. 492, euro 95), che accosta 236 immagini (e relative didascalie) con gli interventi di sei personalità della cultura quali Haim Baharier, Enzo Bianchi, Paolo Sorrentino, Riccardo Muti, Walter Siti, Patrizia Valduga. Il testo sarà presentato a Palazzo d’Accursio, in piazza Maggiore, a Bologna mercoledì 25 novembre da Alberto Melloni e Ada Treves.

Stessa sede per il debutto di #FoodForSouls in Tour, della compagnia integrata, che include cioè attori con e senza disabilità, Teatro di Camelot. #FoodForSouls in Tour porterà le immagini e le parole del Cibo del pensiero nei Paesi e nelle città italiane. All’interno di un’installazione mobile, una sorta di cinepulmino, saranno proiettati i video del progetto #FoodForSouls. Le tappe di #FoodForSouls in Tour saranno segnalate su www.fscire.it.

Infine, la app #FoodForSouls, scaricabile gratuitamente, nata su iniziativa della Fondazione per le Scienze Religiose Giovanni XXIII e che vuole costruire un ponte, fatto di connessioni e relazioni, con Expo 2020 di Dubai, il cui tema sarà Connecting Mind, Connecting Future.

Grazie a essa, tutti saranno invitati a caricare immagini e pensieri sul tema del nutrimento immateriale, contribuendo così alla creazione di una galleria collettiva.

«Al centro ci sono le cose di cui abbiamo bisogno», spiega Alberto Melloni. «Ciò che ci alimenta non è qualcosa di solido o la parola prescrittiva, ma la parola di relazione, che mette in connessione un punto con un altro, che instaura una tensione tra una persona e l’altra».

 
 
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