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domenica 21 luglio 2024
 
Zanardi
 

Forza Alex, facciamo il tifo per te

20/06/2020  Zanardi sottoposto a un delicato intervento alla testa dopo il grave incidente, lotta per la sua vita. L'Italia, che lui ha incoraggiato durante tutto il lockdown, spera e prega per lui.

Un uomo in equilibrio, nonostante le protesi e i bastoni, autoironico, intelligente, vero. Un tipo super senza arie da superuomo e senza quel tanto di superomismo che a volte tiene fin troppo su di giri quelli che sopravvivono alla malasorte.

E di malasorte Alex Zanardi da Castel Maggiore ne ha avuta tanta. Quattro giorni dopo l’attentato alle torri gemelle stava facendo il suo mestiere di pilota automobilistico, correndo in una gara di Formula Cart sul circuito di Lausitzring. All'uscita dai box, l'auto di Alex Tagliani in arrivo spezzò in due, in una nuvola di detriti, la sua vettura e il suo corpo. Non il resto. Non Zanardi, che non si è piegato né spezzato.
Il resto  ce lo ha raccontato dentro una libreria piena come un uovo, qualche anno fa: «Quello che è venuto dopo non è venuto perché sono uno speciale, è che a quel punto, quando ti trovi a casa, dopo essere stato 45 giorni più di là che di qua, e il massimo dell’ autonomia che hai è cambiare programma con il telecomando, devi decidere se vuoi passare il resto della vita a disperarti su quel divano o se vuoi cominciare a concentrarti sulle cose puoi fare con quello che rimane. Il primo messaggio mi è arrivato da mia moglie: quando sono arrivato a casa dall’ospedale c’era già in garage un’auto con comandi speciali per guidare solo con le mani. Era il suo modo di dirmi come la pensava sul nostro futuro: fermarsi non era nel conto.  Un altro mi tornava dal mantra di mio padre, che a quel tempo già non c’ era più: “A copiare prendi cinque, ma se almeno copi da uno più bravo magari puoi imparare qualcosa”. Ecco quando il tuo problema è passare dal divano alla sedia a rotelle e un medico ti dice che camminerai con due protesi, gli dai fiducia ma ti resta il dubbio. Quando, mentre fatichi nella riabilitazione, vedi uno come te che ci cammina cominci a crederci davvero. Poi, certo, una strategia sensata è porsi obiettivi raggiungibili: se mi fossi messo in testa di diventare il primo ballerino della Scala sarei stato come minimo un po’ fermo sulle gambe. La mia strategia è stata cercare una minuscola pagliuzza di passione in ogni giornata: di sola ambizione si fa troppa fatica»

Un’idea che un’altra volta aveva reso benissimo raccontando la fatica degli allenamenti quotidiani in handbike: «Se ti interessa solo il traguardo, ma non hai passione per il percorso, quando ti trovi sull’handbike, bardato con la bandana, nella nebbia dei colli Euganei, ti dici “soc’ col freddo che fa chi me lo fa fare?” e ti arrendi. E invece il momento più bello è quando punti la ruota dell’ handbike verso nord all’ inizio di una nuova avventura».

Di avventure ne ha vissute tante, vincendole quasi tutte: gli ironman, i progetti per tornare a guidare in pista auto speciali, i quattro ori paralimpici sempre a bordo dell’handbike, quella cosa che si pedala con le mani e che gli si vede sollevare con una mano sola alla fine di ogni gara con la facilità di chi alza un filo d’erba. Un’immagine abbiamo visto infinite volte: il momento della gioia pura dopo la gara, in cui i suoi limiti fisici ti mettono di fronte ai tuoi limiti psicologici. La sua esplosione di autentica felicità è una lezione eterna contro il mugugno quotidiano delle nostre vite ordinarie e in fondo semplici, da parte di uno che ha avuto una vita per niente semplice e men che mai ordinaria, ma che non ha mai fatto pesare a nessuno né una cosa né l’altra. Un’idea di come la si prende l’ha data nel 2016 in smoking in cima allo scalone circolare all’uscita del salone d’onore del Coni, dopo la consegna dei collari d’oro. C’era tutto il gotha dello sport e si trattava di scendere: afferrò la stampella destra nella mano sinistra a formare una “T” con l’altra su cui si sosteneva, con la mano destra libera si sospese al corrimano e fece così a balzi tutta la spirale della scala fino in fondo: agilissimo ed elegantissimo, a pensarci bene non lontanissimo dal ballerino della Scala. Più che una discesa una filosofia di vita, cui ha tenuto fede senza prendersi mai troppo sul serio, come quando ci ha raccontato degli inizi da ragazzino in Go Kart e delle sue paure che oggi suonano come una tragica profezia: «Una sera mio padre mi ha trovato in garage addormentato nel Kart, mentre trafficavo fino a notte per sistemare chissà che cosa. E mi ricordo che lui diceva che mantenere un Kart costa come ingrassare un maiale a savoiardi. Certo che so che cos’è la paura, ho paura come tutti, magari di cose che ad altri non fanno un baffo e non ne temo altre che spaventano altri a morte: capita a tutti. Sono uno come gli altri. Credo che la pista, anche se si va veloci, sia meno pericolosa della strada, dove ci sono anche gli altri e dove troppi si distraggono. È vero che la mia storia personale dice tutto il contrario e che in pista io ho preso una “castagna” che non auguro a nessuno, ma è anche vero che è successo solo a me nella storia dell’automobilismo di lasciare due gambe in un incidente come quello. Ragazzi, scusate il francesismo, la sfiga esiste». 

A rileggerle adesso, che è arrivata la notizia di un grave incidente che lo ha coinvolto mentre correva nella strada provinciale tra Pienza e San Quirico, in provincia di Siena, queste parole fanno venire i brividi, ma come succede spesso avendo a che fare con Zanardi, i brividi, il sorriso e le lacrime vengono insieme.

 

 
 
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