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venerdì 23 ottobre 2020
 
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La storia di Francesca, assunta quando era incinta

22/07/2019  Francesca Baldini è al centro di una caso esemplare. E' stata assunta all'ottavo mese di gravidanza, in un mondo dove le donne, al contrario perdono il lavoro per lo stesso motivo. Sulla sua strada ha incontrato la L.N. Age e il titolare Paolo Ferrazza: una specie di famiglia, dove esiste un ferreo patto non scritto di solidarietà e sostegno reciproco tra chi dirige e i dipendenti

Quella di Francesca Baldini è una storia che dà speranza in un’Italia che soffre di un drammatico calo di nascite (è dal 1861, secondo dati Istat 2018, che non nascevano così pochi bambini nel Belpaese) e della “fuga di cervelli” all’estero, che non fa altro che appesantire la difficoltà nel reperimento di risorse umane qualificate per costruire la società italiana del futuro. 38 anni, di origini romagnole ma da molti anni residente a Roma, giornalista professionista con varie collaborazioni in testate cattoliche e istituzioni laiche, impegnata nel sociale, Francesca è all’ottavo mese di gravidanza. Senza le garanzie di un posto fisso la maternità diventa un problema, soprattutto quando, dopo il parto, tutta l’attenzione di una madre si rivolge naturalmente al neonato.

La Provvidenza, però, è dietro l’angolo e le fa trovare, attraverso un caro amico, un posto di lavoro sicuro, con tutte le garanzie annesse. Francesca, già incinta e a pochi mesi dal parto, a maggio viene assunta a tempo indeterminato alla L.N. Age s.r.l., una società di Roma con venti dipendenti e tanti progetti in cantiere, specializzata nella ricerca sulle malattie neurodegenerative.  Situazione incredibile nell’Italia di oggi, dove la maternità  è vista troppo spesso come una malattia.

Ma la favola non finisce qui. La L.N. Age, infatti, ha uno stile aziendale sognato da molti ma realizzato da pochi: è una specie di famiglia, dove esiste un ferreo patto non scritto di solidarietà e sostegno reciproco tra il titolare e i dipendenti, che va molto oltre  a quanto prescrivono contratti collettivi e norme sindacali perché fondato su un progetto comune, assunto come obiettivo centrale da tutti. Una specie di “tutti per uno e uno per tutti” in salsa italiana, i cui termini si intuiscono parlando con il titolare dell’azienda, Paolo Ferrazza (nella foto in alto col camice bianco).

Romano, biologo molecolare e fisiopatologo umano, sposato con una figlia, Ferrazza ha sempre fatto ricerca sulle malattie neurodegenerative legate all’età come la sclerosi multipla, il Parkinson, l’Alzheimer e altre malattie autoimmuni. Nel suo curriculum ci sono collaborazioni con l’Università della Sapienza e altri istituti di ricerca pubblici e privati. Fino a quando, nel 2013, rileva la L.N. Age s.r.l. e, con un pugno di uomini e donne, si butta in un settore dove servono allo stesso tempo competenza e prudenza: ricerca clinica volta alla sperimentazione umana di nuovi ritrovati per combattere le malattie neurodegenerative. Un settore delicato, supercontrollato, dove vigono rigidi protocolli da seguire prima di poter procedere alla commercializzazione. La L.N. Age mostra la sua agilità e capacità di stare sul mercato dando la possibilità a molti studenti di biologia di fare presso le sue strutture (ha un laboratorio a Pomezia, in provincia di Roma) il tirocinio.

«Molti ragazzi che trascorrono interi mesi qui da noi poi, se davvero sono motivati, vengono assunti», spiega Ferrazza, che mostra di puntare molto sui giovani. «All’inizio vivono di puro entusiasmo, lanciandosi coinvolgere anima e corpo nei progetti e dando un grosso contributo alla causa. Poi, quando hanno acquisito delle competenze pratiche, arrivano ad avere le loro giuste soddisfazioni economiche». La L.N. Age è un canale privilegiato di accesso al lavoro, un ponte tra università e mondo del lavoro, anche grazie alla sua prerogativa di poter certificare a livello internazionale il livello di competenza raggiunto dai tirocinanti. Molti di loro, infatti, vengono assunti da università, multinazionali e laboratori di ricerca.

La parola d’ordine, come dicevamo, è “fare squadra”: i volti di tutti – analisti, amministrativi, ricercatori – negli uffici del quartiere Monte Mario della capitale sono sereni, pur tra il tanto lavoro da svolgere. Per questo molti scelgono di restare qui, anche di fronte a buone offerte. «Qui la persona è al centro», continua Ferrazza, «e soprattutto riesce a seguire tutto il processo di lavoro, a differenza delle multinazionali dove, invece, magari pagati molto di più, si dedica solo a una parte limitata del processo di sperimentazione». Per Ferrazza l’azienda, la “sua creatura”, è un po’ come una missione: «Guardi, guadagnerei molto di più se lavorassi come consulente, ma mi affascina di più costruire un progetto insieme ad altre persone in un ambiente giovane».

Il posto fisso, quindi, non è l’unico dono dall’alto per la simpatica Francesca. «La cosa bella che sto vivendo qui è l’aria di famiglia che si respira, sia nel lavoro che svolgiamo insieme sia nei momenti di relax, quando mangiamo insieme o facciamo un momento di pausa». La donna ha trovato nel suo nuovo datore di lavoro quasi un padre, cosa rarissima nel mondo aziendale. «Credo che sia indispensabile per ogni azienda mettere la persona e la famiglia», commenta Ferrazza, «altrimenti è inutile lamentarsi che viviamo male nei posti di lavoro o che stiamo subendo un inverno demografico». L’assunzione di Francesca quando era incinta ne è la dimostrazione più evidente. «Qui nessuno subisce alcun ostacolo se decide di fare figli, anzi», ricorda il manager. E cita l’esperienza di alcune dipendenti che, preoccupatissime di comunicargli la notizia del loro “stato interessante”, furono addirittura favorite nella loro scelta della maternità, trovando dei modi personalizzati per rendere compatibili le esigenze dell’ufficio con quelle familiari anche oltre i tempi di maternità obbligatoria.

Uno stile che non trova solo nella bontà d’animo di Ferrazza la sua causa: «Fare squadra è fondamentale per il buon funzionamento di un’azienda, perché se ciascuno aiuta l’altro nei suoi momenti di difficoltà, ne sarà poi aiutato a sua volta». E racconta di momenti di crisi che l’azienda ha vissuto in questi anni e che sono stati brillantemente superati grazie allo sforzo convinto di tutti.

Francesca ha davanti a sé, ora, un futuro sereno e una prospettiva professionale di tutto rispetto. Alla L.N. Age s.r.l. non si occuperà, infatti, solo di comunicazione istituzionale, ma anche di promozione e organizzazione di corsi di formazione per associato di ricerca clinica, un nuovo campo di sviluppo per l’azienda romana. E ad agosto partorirà una femminuccia. «Mi piace appartenere a una nuova famiglia. Mi piace crescere in un progetto serio e ambizioso», commenta gioiosa. E conclude: «La maternità è un’opportunità per tutti: non solo per i genitori e per la società, ma anche per l’azienda. Questo modello dovrebbe essere moltiplicato. Aziende come questa, che non hanno paura di lavorare con donne che fanno figli ma, anzi, le favoriscono, sono degli esempi positivi per il nostro Paese. La considerazione dell’aspetto umano è decisivo, avere cioè quelle piccole attenzioni quotidiane che creano un team, che permettono a tutti di avere un obiettivo comune. Siamo persone, con i loro aspetti umani e le loro fatiche. Essere considerati anche sotto questo aspetto, oltre che quello professionale, è decisivo per lavorare seriamente ma allo stesso tempo serenamente».

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