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Francescani: un carisma, tre "famiglie"

03/10/2013 

Francesco organizza una forma di vita religiosa assolutamente inedita, che va oltre il chiostro cioè la vita monastica come era fin ad allora intesa. I cardini sono due: la vita comunitaria e la povertà quasi assoluta, in contrapposizione alle ricchezze degli ecclesiastici e anche, in molti caso, dei monaci. I concetti che si vengono elaborati sono dunque due e cioè la fraternità e l’essere assolutamente minori, nel senso di non possedere nulla, nemmeno i vestiti normali dell’epoca.
Il senso di minorità. Ecco perché quei giovani che si raduna attorno a Francesco si danno il nome di “frati minori”, cioè meno di tutti gli altri frati. Nessuno insomma era come loro. Rinunciano a tutti, si vestono di sacco, danno tutto ai poveri.
Lo dice Tommaso da Celano, l’autore della prima cronaca dell’esperienza francescana: “E siano minori”. Ma c’è di più perché la povertà non è solo privazione di qualsiasi bene materiale, ma anche totale insicurezza e abbandono solo nelle mani di Dio. I primi vanno ad abitare in un tugurio, dove si ricoveravano animali. Sono in tre con Francesco, ma immediatamente l’esperienza attira molti giovani.

Tonaca e rosario francescano.
Tonaca e rosario francescano.

Dopo il viaggio che Francesco compie in Oriente nel 1219 e ottiene benevolenza dal sultano e avvia l’esperienza di quella che si chiama oggi Custodia di Terra Santa, i frati sono già tre mila. Così nasce una prima organizzazione con divisione in  province.
E cominciano anche i problemi, perché tenere insieme tanta gente non è facile e qualcosa si incrina nell’ideale dell’inizio.
Francesco designa come primo ministro generale Pietro Cattani, suo compagno dall’inizio, giurista, che tenta di far restare le cose come stanno. C’erano discussioni sul ruolo e sullo status, con alcuni che ritenevano di dover organizzare missioni più sistematiche anche dal punti di vista delle strutture.
E dunque abbandono dei tuguri alle periferie delle città e ritorno nelle mura dei conventi dai quali partire per l’evangelizzazione.
Così i frati entrano in discussione, se non in rotta, con il clero secolare. E questo sarà un problema costante, un contrappunto che segna da sempre la storia del francescanesimo. Alla morte di Francesco nel 1226 il dibattito tra i sostenitori della purezza dell’ispirazione e chi invece propende per comunità più organizzate è profondo e a volte polemico. La questione gira attorno alla Regola:la fedeltà va allo spirito o alla lettera? La regola approvata da Innocenzo III, viene confermata e scritta con Bolla papale da Onorio III il 29 novembre 1223.

Ma i problemi restano. E nel 1517 Papa Leone X convoca un Capitolo speciale, che stabilisce la rottura e la separazione e nasce l’Ordine dei frati minori e quello dei conventuali. Il primo è gerarchicamente al posto e il loro generale avrebbe dovuto essere confermato da quello dei Frati minori, cosa che in realtà mai avvenne.
I frati erano moltissimi: 30 mila circa Minori e intorno ai 20 mila i conventuali.
Le tensioni però non sparirono e le contese andarono avanti sull’osservanza più o meno stretta. Fino alla Riforma di Lutero, quando i francescani insieme ai gesuiti diventarono la punta avanzata dell’azione del Papato nelle terre luterane. E qui c’è l’ultima scissione, la riforma dei cappuccini, i frati della lotta al luteranesimo.
Il nome deriva dall’importanza data all’abito con un cappuccio lungo e a punta. E’ Clemente VII che autorizza il nuovo Ordine con la Bolla Religionis zelus. I frati possono condurre vita eremitica e predicare al popolo. I tre Ordini ancora oggi rappresentano l’intuizione di Francesco. Francescani sono stati padre Agostino Gemelli, frate minore, e padre Pio, cappuccino, che in vita non hanno avuto un rapporto facile. In totale i francescani sono oggi quasi 29 mila: 14 mila Minori, 10 mila Cappuccini e il resto Conventuali.

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