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domenica 17 ottobre 2021
 
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Papa in Iraq, le Domenicane di Qaraqosh: «Porta conforto e speranza»

04/03/2021  Francesco è atterrato a Baghdad ed ha incontrato il Primo ministro Mustafa Abdellatif Mshatat, conosciuto come Al- Kadhimi. Bergoglio rimane nella Terra di Abramo fino all'8 marzo. Tappe a Najaf, Ur, Erbil, Mosul e Qaraqosh. "Siete tutti fratelli" è il motto scelto. L'attesa delle comunità cristiane. Parlano le suore fuggite all'Isis nell'agosto 2014 e tornate nel novembre 2016 trovando solo macerie e profanazioni

Suor Luma Khuder, 44 anni.
Suor Luma Khuder, 44 anni.

«Durante la guerra all’Isis il mondo ci è stato vicino, poi ha voltato lo sguardo altrove. La visita che papa Francesco ha fortemente voluto in Iraq, prevista tra il 5 e l’8 marzo, è destinata a riaccendere l’attenzione sulla terra di Abramo». Suor Luma Khudher, 44 anni, confida angosce e speranze a Famiglia Cristiana che nel numero dal 4 marzo in edicola pubblica una lunga intervista con la religiosa. Domenicana di Santa Caterina da Siena, suor Luma è nata e cresciuta a Qaraqosh, la più grande città cristiana della Piana di Ninive, 30 chilometri a est di Mosul, l’area in cui vive una delle più antiche comunità cattoliche del Medio Oriente. Una notte d’agosto del 2014, alle 23.30, le suore hanno ricevuto una concitata telefonata: «Stanno arrivando i miliziani dell’Isis». Prima di mezzanotte erano già in viaggio verso la salvezza, nel Kurdistan iracheno, portandosi appresso solo lo stretto necessario per un paio di giorni.

 

«Non immaginavamo di dover aspettare oltre due anni prima di poter tornare al nostro convento», racconta suor Luma. «Siamo rientrate nel novembre 2016, trovando macerie e distruzione. Abbiamo bisogno che il mondo sappia cosa ci ha fatto l’Isis, come abbiamo sofferto in questi anni. Durante la guerra i riflettori erano puntati sull’Iraq, poi improvvisamente la luce si è spenta e il mondo ha voltato il suo sguardo da un’altra parte. Le sofferenze per noi cristiani però non sono finite. In una ventina d’anni siamo passati da un milione e mezzo circa a 250 mila.  La Chiesa ci ha sostenuto durante tutto questo tempo, senza il suo aiuto economico non saremmo sopravvissuti e non avremmo potuto ricostruire le nostre case, le nostre chiese, le nostre scuole. Vogliamo ringraziare papa Francesco per quello che ha fatto per noi, per non averci dimenticati. La sua visita costringerà il mondo a guardare di nuovo nella nostra direzione».

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