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Energia: sostenere chi inquina?

15/04/2021  Occorrono riflessione e volontà politica: la costruzione della sostenibilità esige competenza ispirata, lungimiranza e senso della complessità, in prospettiva di ecologia integrale

Tra le letture prevalentemente teologiche che mi hanno accompagnato durante il periodo pasquale si è infiltrato il dossier dell’ultimo numero di Ecoscienza – la rivista dell’Agenzia Regionale per l’Ambiente dell’Emilia Romagna – con un impatto abbastanza scioccante. Il dato centrale è noto e già molte volte lo abbiamo segnalato su queste pagine: la centralità del settore dell’energia per contenere il mutamento climatico e garantire un futuro sostenibile alla nostra terra. Con l’uso – purtroppo ancora troppo ampio – di fonti fossili (carbone, petrolio, metano…), tale comparto contribuisce, infatti, per circa 2/3 alle emissioni di gas climalteranti: non è certo casuale che gli Usa e l’Unione europea stiano avviando massicci piani tesi a riorientare la produzione di energia, decarbonizzandola per quanto possibile. Tale obiettivo – di grande valore etico e politico – deve però misurarsi con situazioni contraddittorie. Numerosi, infatti, sono gli Stati – inclusa l’Italia – che per sostenere l’uno o l’altro comparto produttivo, mantengono sussidi dagli impatti ambientalmente dannosi. Per incentivare l’esercizio di varie attività da parte di soggetti economici nazionali, vi sono cioè normative che offrono la possibilità di prezzi contenuti per le forniture di energia, grazie a sussidi statali. Lo scopo è evidentemente quello di migliorarne la performance economica e il riscontro occupazionale; tale condizione di favore riduce, però, anche per tali soggetti lo stimolo a un uso più efficiente dell’energia e alla riduzione dei propri consumi, venendo così di fatto a disegnare un sostegno all’inquinamento. La tensione tra le esigenze del lavoro e quelle dell’ambiente è stata spesso indicata come insuperabile e la difficoltà di gestirla si manifesta in modo particolarmente chiaro in una realtà come quella di Taranto, dove si svolgerà la prossima Settimana sociale. Certo si tratta di problemi complessi, su cui non si può intervenire con l’accetta: lo sguardo del teologo morale potrebbe cogliervi situazioni di conflitto tra valori, che esigono un attento discernimento per comprendere i margini di bene possibile. Nell’ambito che stiamo considerando, però, sono state segnalate possibilità positive, che andrebbero meglio esplorate. Ridurre gli incentivi a pratiche inquinanti o introdurre tasse sulle emissioni climalteranti, infatti, non vorrebbe necessariamente dire gravare sui corrispondenti settori economici, ma piuttosto orientare diversamente la tassazione in tali ambiti, spostandola dal lavoro ai beni ambientali. Una sfida su cui parecchi economisti riflettono da tempo e che potrebbe aiutare a promuovere ad un tempo ambiente e lavoro (una prospettiva win-win, in cui tutti escono vincitori). Certo, occorrono riflessione e volontà politica in tal senso: la costruzione della sostenibilità esige competenza ispirata e lungimiranza; esige, però, soprattutto senso della complessità, per ragionare in prospettiva di ecologia integrale.

 
 
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