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Credere

Lentezza, per un cambiamento veloce

11/03/2021  La vita sulla terra non è fatta solo di obiettivi da raggiungere ma anche della capacità di godere del mondo e del tempo. Occorre trovare una sorta di “ecologia personale”

Ci sono a volte date che rischiano di sfuggirci passando inosservate e che invece meritano un’attenzione che richiami al nostro oggi ciò che a partire da esse ha preso vita. Così oggi, scrivendo, voglio ricordare Alexander Langer, nato 75 anni fa, nel febbraio 1946, a Vipiteno, che ha dato alla cultura italiana forza e impulso per una riflessione ecologica. Purtroppo la sua vita è†finita presto (e tragicamente) nel 1995, ma ciò non può far dimenticare il suo contributo a un pensiero della cura della casa comune, ma anche della pace e della convivenza tra le diversità. A lui si deve tra l’altro l’avvio della Fiera delle Utopie Concrete di Città di Castello, che tuttora si svolge con cadenza annuale.  Langer – proveniente dal mondo cattolico – ha tra l’altro usato ampiamente le parole “conversione ecologica”, anticipando di decenni gli ampi riferimenti ad essa presenti nell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco. A lui, come al Pontefice argentino, interessava con esse sottolineare la pervasività e la profondità della trasformazione che la crisi ecologica esigeva ed esige, per un diverso rapporto con la Terra. Alcune sue caratteristiche venivano compendiate da Langer in un’espressione che merita riflessione: Lentius, profundius, suavius (“più lentamente, più profondamente, più dolcemente”). Chi conosca almeno un po’ il mondo dello sport riconoscerà l’intenzionale contrappunto al motto olimpico Citius, altius, fortius (“più velocemente, più in alto, più fortemente”). Quella che disegnava Langer era cioè una figura di vita centrata più sulla qualità che sulla quantità; più attenta ai ritmi della vita e della Terra che alla velocità dello sviluppo; più impegnata a sintonizzarsi con essi che tesa a violentarli in una crescita senza limiti. Uno stile, insomma, che portava anche nelle relazioni quello stile di pace che egli proponeva e praticava nell’Alto Adige in cui era nato (e in cui aveva sperimentato il pericolo delle contrapposizioni tra gruppi etnici e linguistici), ma anche nello scenario internazionale. Certo, la transizione ecologica ha bisogno anche della velocità di una ricerca che sappia misurarsi con i tempi ormai brevi del mutamento climatico, per farvi fronte presto e in modo incisivo. Langer ci ricorda però che, se tale impegno deve avere senso, dobbiamo pure ritrovare quel gusto della bellezza e della contemplazione che sa riconoscere il valore di ciò che è – specie dei beni naturali – e che sa gustarli con sapienza, apprezzandone l’esistenza e rispettandone i ritmi. La vita sulla terra non è fatta solo di obiettivi da raggiungere, ma anche della capacità di godere del mondo e del tempo, di ritrovare un’ecologia personale cui ognuno dovrà dare forma nei modi che gli appaiono più significativi. In tale spazio uno sguardo credente collocherà anche quella lode e quella gratitudine per quanto ricevuto, che sono al centro di una spiritualità del creato.

 
 
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