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Il libro
 

Frédéric Martel, il giornalista che pretende una Chiesa "gay friendly"

22/02/2019  Nel libro "Sodoma" l'autore, omosessuale militante, utilizza i presunti abusi di potere nelle comunità ecclesiali di tutto il mondo per sostenere la sua tesi precostituita (di Lucetta Scaraffia)

Lo dichiaro subito: in questa recensione a Sodoma di Frédéric Martel non intendo rispondere alla domanda che a tutti sembra cruciale, se cioè le accuse dell’autore siano vere o calunniose. Non lo so, non lo posso sapere e neppure mi sento di arrischiare supposizioni: la realtà può essere molto diversa dalle nostre aspettative, così come la calunnia può ordire trame attendibili.

Affronto questo libro da storica quale sono, mestiere che in questo caso mi torna particolarmente utile. Chiunque infatti conosca la storia della Chiesa, e quella del papato in particolare, sa che nei secoli ha attraversato tempi molto bui, anche più bui dello scenario descritto da Martel. E sa pure che, nelle lettere al papa di Caterina da Siena risuonano appelli validi anche oggi. Ma al tempo stesso il fatto che la Chiesa come istituzione sopravviva alla debolezza dei suoi membri costituisce la prova della sua natura sovrannaturale, come molti grandi testimoni hanno sostenuto. Se un fedele resta cattolico anche dopo avere scoperto i peccati dei membri della Chiesa lo fa perché ha fede nel Vangelo e nella trasmissione del messaggio cristiano, sia pure per tramite di un organismo difettoso e corrotto come tutte le istituzioni umane.

Leggere un libro come quello di Martel in fondo suggerisce un esercizio di umiltà: andiamo piano nel considerarci buoni cristiani, le debolezze umane sono sempre in agguato e l’assolversi da soli è una via facile da percorrere, dove si può cadere quasi senza consapevolezza.

Nelle denunce dell’autore la colpa più ricorrente è l’abuso di potere, proprio quello che papa Francesco ha segnalato come la causa ultima di ogni abuso sessuale, e che si accompagna all’ipocrisia, cioè al divario fra ciò che si predica e ciò che si fa nella vita reale. Questo è senza dubbio il nocciolo di Sodoma, ripetuto in mille casi. Ma se proprio per questo la lettura risulta un po’ faticosa, perché le ripetizioni annoiano anche se accumulate per dare una raffigurazione abnorme della situazione, questo metodo è fondamentale per capire bene il punto di vista di Martel. Sodoma infatti non è, come altri libri di questo tipo, semplicemente un elenco di accuse e di fatti criminosi, ma un testo scritto con un obiettivo preciso, che come un filo rosso lo percorre tutto e non viene mai abbandonato: quello di un omosessuale militante che denuncia nella Chiesa l’istituzione più omofoba del mondo, colpevole di agire attivamente per contrastare la marcia dei gay verso il completo riconoscimento dei loro diritti.

L’autore non è un fedele offeso dai peccati dei suoi pastori, né un giudice severo dell’incoerenza che li abita rispetto al ruolo che hanno scelto, ma un militante che si sente offeso nei suoi diritti da un’istituzione che ritiene omofoba. Proprio per questo lo spazio dedicato alla predicazione anti-gay di pontefici, cardinali e rappresentanti del papa è uguale a quello dedicato alle loro trasgressioni. E in questa denuncia si fa di tutta l’erba un fascio, senza analizzare la natura diversa dei divieti, i motivi addotti per spiegare le norme: la condanna dell’uso del preservativo in tempi di epidemia di aids è messa insieme alla battaglia contro il matrimonio gay e la difesa di leggi che puniscono l’omosessualità in alcuni paesi viene affiancata alla lotta contro l’ideologia del gender. Come se fossero tutte facce di una stessa battaglia, il cui unico scopo sarebbe quello di colpire gli omosessuali.

Naturalmente non è così. Si può essere più o meno d’accordo con queste posizioni della Chiesa, ma non si può fare a meno di riconoscere che le motivazioni e le modalità di intervento nei vari casi sono profondamente diverse, mentre appunto fare di ogni erba un fascio non giova a nessuno, neppure alla battaglia a favore degli omosessuali.

Risulta poi un po’ ingenuo stupirsi che un rappresentante del papa all’Onu sostenga le posizioni ufficiali della Chiesa, senza fare emergere le sue eventuali riserve e le sue inclinazioni personali: si tratta infatti di una regola diplomatica ovvia applicata da tutti, senza eccezione. Ed è anche ingenuo lo sdegno con cui Martel addita le alleanze della Santa sede con i rappresentanti di Paesi islamici per fare prevalere le sue posizioni ritenute omofobe nelle organizzazioni internazionali, grazie ad alleanze che in diplomazia sono una prassi generale a seconda dei diversi interessi.

Non penso quindi che, al di là dell’interesse piattamente scandalistico, questo libro costituirà un’arma efficace per la lotta per i diritti degli omosessuali: da questo punto di vista è troppo grossolano, mentre gli argomenti invocati sono superficiali e quindi deboli.

Allontanerà i credenti dalla chiesa? Non credo, perché lo leggeranno soprattutto quelli che stanno al di fuori e che cercano, e vi troveranno, buone ragioni per tenersene lontani. I credenti in questo tempo sono certo molto scossi – e forse non pochi si allontaneranno dalla frequenza alla Chiesa – per lo scandalo degli abusi sessuali che sembra non finire mai, per il silenzio che l’ha coperto per tanti anni e che rivela una spregiudicata e spietata gestione del potere. È questo silenzio, questo avere preferito la protezione dei carnefici a quella delle vittime, a logorare dall’interno la fiducia nell’istituzione, non la fragilità di tanti caduti nel peccato. Il legame che l’autore vede fra la copertura degli abusi e la necessità di tenere nascosti i propri segreti a mio parere non è stato così generalizzato: come motivazione è stata molto più forte quella di proteggere a ogni costo l’istituzione che dava a ciascuno di loro lustro e potere.

Ma c’è un altro aspetto che emerge da questo libro, un altro segno di chiusura: considerare la chiesa come un mondo esclusivamente maschile, e quindi omofilo. Le donne scompaiono perfino dall’elenco delle trasgressioni, contano così poco che, quando si parla di chiesa Cattolica, le donne stesse scompaiono dalla scena. In fondo, anche questo è un modo per cancellare gli abusi contro le religiose, numerosi e drammatici, che pesano sulla Chiesa in tutte le regioni del mondo, così come le trasgressioni con donne che si ritrovano madri di figli abbandonati e rifiutati, se non addirittura abortiti. E questo, ancora una volta, è imperdonabile.

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