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venerdì 24 maggio 2024
 
 

Italia, il Paese degli stadi vuoti

26/11/2012  I tifosi italiani preferiscono guardare il calcio in tv. Gli stadi si riempiono per il 51,5% della capienza totale, in Inghilterra il 93%. Una passione che si sta spegnendo?

Anno 2012, la fuga dagli stadi continua. Un’onda lunga, che non accenna ad arrestarsi. E interrogarsi sulle cause serve sempre meno. Comunque vada, nessuna inversione di tendenza. C’è la concorrenza della Tv, certo. E quella pesa, non c’è dubbio. Un tempo c’era la violenza, ora un po’ meno. Soprattutto ci sono impianti non all’altezza, in attesa dell’agognata legge e che qualcuno decida di seguire l’esempio della Juventus (l’ha fatto il Cagliari, ma con tempi all’italiana, rimediando pure una figuraccia). Tante le cause, un solo effetto: la gente diserta gli stadi, ma non tradisce il calcio, se quello televisivo fa segnare audience in costante progresso di numeri.

I paragoni, poi, sono imbarazzanti. Desolante lo spettacolo offerto dagli stadi italiani, a differenze di ciò che accade nel resto d’Europa. Un problema che investe il calcio a tutti i livelli, compresa la nazionale di Prandelli. Contrasto stridente, qualche settimana fa, sull’asse Milano-Londra. Al Meazza, circa 35mila spettatori per Italia-Danimarca, sfida di qualificazione mondiale, contro una rivale non proprio di comodo. A Wembley, una serata da tutto esaurito (poco meno di 85 mila paganti) per la sfida dell’Inghilterra contro San Marino, una delle cenerentole del calcio mondiale. A distanza, una battaglia persa.

Perdiamo colpi, non solo nel confronto con gli altri paesi, ma pure in quello col recente passato. Anno dopo anno, una storia (sempre la stessa) che si ripete. Decremento degli spettatori, negli stadi di serie A. Nulla è cambiato, neppure quando il parco delle partecipanti ha recuperato tradizionali protagoniste che erano cadute in disgrazia. Quest’anno, è tornata pure la Sampdoria: la serie A al massimo del suo potenziale. Eppure, gli stadi continuano a svuotarsi: a questo punto della stagione, la media spettatori in serie A è di 22.707 a partita. Un anno fa, s’è chiuso con circa 500 spettatori a partita in più. Per fortuna il record negativo è lontano (quello risale al primo anni del post-Calciopoli, complice l’assenza della Juve), ma non c’è di che essere soddisfatti. Poi, gli stadi fanno il resto. Spesso sovradimensionati, con la conseguenza di apparire semivuoti, quasi spettrali: in media si riempiono per il 51,5% della capienza totale.

Tutt’altra storia, in giro per l’Europa. Stadi a misura di tifoso, che non li diserta. Tra i maggiori campionati, la Premier League inglese riempie al 93% gli stadi, la Bundesliga tedesca al 91%, la Liga spagnola al 72,5%. Del resto, mentre il calcio italiano si interroga sulla fuga dagli stadi, altri guardano i propri numeri e hanno di che essere soddisfatti. Addirittura, l’Inghilterra vanta cifre da record. Se continua così, a fine stagione si potrebbe festeggiare uno storico primato: partendo dai dati di questo scorcio iniziale di stagione, le proiezioni porterebbero a una media di 36.193 spettatori a gara a fine campionato.

E non è che la Premier League sia il campionato di calcio più visto in Europa. Il primato in classifica, sempre ben saldo, resta nelle mani della Bundesliga tedesca. La media è in lieve regresso rispetto a un anno fa, ma si tratta pur sempre di qualcosa di fisiologico, dopo i record frantumati di anno in anno. Leggero regresso, ma oltre 42 mila spettatori a partita fanno del massimo campionato tedesco di gran lunga il più seguito, proprio davanti alla Premier League.

Paragone improponibile anche quello con la Liga spagnola, forte dello zoccolo duro delle tifoserie di Real Madrid e Barcellona, che a prescindere da prestazioni e livello delle rivali, riempiono quasi sempre Bernabeu e Camp Nou. Da quelle parti, la media è stabile (in leggero aumento rispetto a un anno fa), fissata ora a 30.379 spettatori a partita. Cresce, invece, la media nel campionato francese, soprattutto per merito del Paris Saint Germain e della sua squadra zeppa di fuoriclasse: s’è passati dai 18.665 di un anno fa ai 20.406 attuale. Siamo già messi male, di questo passo si rischia anche l’ultimo sorpasso, quello della Francia.

 
 
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