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venerdì 12 agosto 2022
 
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«Fuori sparano, siamo asserragliati in casa»

17/05/2015  Una testimonianza dal Burundi. Parla Digne Ntirandekura, la responsabile della Casa-famiglia fondata a Bujumbura dalla Comunità Papa Giovanni XXIII, che accoglie 13 bambini, orfani o ex ragazzi di strada.

Questa domenica Digne Ntirandekura proverà a portare i suoi bambini a messa. La scuola invece no, i maestri sono fuggiti da Bujumbura o comunque hanno paura di uscire. «Non ne possono più di stare chiusi dentro casa e la chiesa dista pochi metri dalla nostra abitazione. Per tutta la settimana non hanno potuto uscire, senza fornitura d’acqua né possibilità di acquistare cibo o medicine, in balia degli scontri armati tra manifestanti e forze militari».

Digne, burundese di 49 anni, è la responsabile della casa famiglia “Kaze Yezu” (Benvenuto Gesù)  della Comunità Papa Giovanni XXIII. Con lei vivono 13 bambini tra i 3 e i 15 anni, oltre a una giovane ragazza madre. Risponde a Famiglia Cristiana dopo vari tentativi perché la linea telefonica, come l’energia elettrica, continua a cadere. «In queste notti», spiega, «hanno paura e continuano a svegliarsi. Anche oggi è un continuo di bombe e colpi d’arma da fuoco».

Cuoco e guardiano della casa famiglia sono scappati: come molti abitanti del quartiere, hanno lasciato la capitale per andare in montagna, mentre altri burundesi si sono rifugiati in Tanzania, Ruanda e Congo. «Uscire per comprare il cibo», continua Digne, «è pericoloso: aspettiamo che un ambulante con un carretto passi vicino casa, oppure, se la giornata non è segnata da troppi scontri, esco io da sola per gli acquisti. Il problema sono anche i prezzi, raddoppiati dall’inizio della crisi perché i generi alimentari arrivavano in città dalle montagne e dalla campagna. Tutti hanno paura di entrare a Bujumbura». Per le commissioni, l’aiuta don Pascal Niyonahabonye, responsabile della vicina parrocchia e anche lui della comunità fondata da don Oreste Benzi.

Digne, la responsabile della Casa-famiglia, con alcuni dei bambini. In copertina: una delle violente manifestazioni di questi giorni.
Digne, la responsabile della Casa-famiglia, con alcuni dei bambini. In copertina: una delle violente manifestazioni di questi giorni.

Ora il presidente è rientrato nella capitale, ma gli scontri continuano. «I morti ci sono sempre», dice Digne, «ma è difficile capire veramente come sia la situazione, perché tutte le radio sono state chiuse, eccetto quella governativa». Una cosa però ci tiene a precisarla: «Lo scontro è politico, non etnico. Hutu e tutsi si trovano in entrambi gli schieramenti».

La casa famiglia è in un quartiere della periferia, vicino all’aeroporto. Digne è diventata la madre dei 13 bambini. «Sono orfani oppure ragazzi di strada, vivono con noi da tre anni. Raul, 10 anni, quando è arrivato mangiava solo carbone perché così aveva imparato in strada: ora frequenta la terza elementare. Va nella stessa scuola di Clelia, 9 anni, figlia di una malata psichiatrica che la teneva in braccio con la testa in giù e l’ha poi abbandonata nella foresta».

Digne, laica consacrata («Qui tutti mi chiamano suora, anche se non ho il velo»), ha vissuto a Padova, dove è diventata membro della Comunità Papa Giovanni. Nel 2012 è tornata in Burundi e lì, con i bambini della casa accoglienza, ha portato il carisma di don Oreste. «Una sua frase», dice, «mi ha colpito al cuore: “Certi poveri non verranno mai a cercarci, quelli li dobbiamo andare a cercare noi. Quando hai visto, non puoi più far finta di non aver visto…”».

 
 
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