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Annamaria Furlan: "L'Italia ce la farà, ma nulla sarà come prima"

23/04/2020  A colloquio con il segretario nazionale della Cisl: "Dobbiamo cambiare radicalmente il modo di produrre in ambienti più salubri, diffondere lo smart working, utilizzare le nuove tecnologie in tutti i settori per salvaguardare la salute delle persone, senza danneggiare la qualità e la produttività. Dobbiamo ripensare anche il nostro modello dei servizi, dei trasporti pubblici, i tempi e lo stile della nostra vita".

«Nessuno, dico nessuno, deve sentirsi abbandonato in questo momento», dice Annamaria Furlan, segretaria generale della Cisl. Il momento per il sindacato è particolarmente critico, uno dei più critici della sua storia. Non c’è però conflittualità con le controparti. Il sindacato è particolarmente impegnato sul fronte della sicurezza, in collaborazione con Confindustria e il Governo. Il leader della Cisl è particolarmente soddisfatta dell’accordo sul protocollo di sicurezza tra sindacati e azienda all’interno della Fca, supervisionato dal virologo del San raffaele Burioni. La multinazionale dell’auto è pronta a ripartire.«Un esempio di collaborazione tra sindacati e azienda»

Le stime economiche sono terribili. Come vanno protetti socialmente i milioni di lavoratori che hanno perso il lavoro?

«Le conseguenze della pandemia sull'economia sono devastanti per tutti i Paesi. Il nostro Governo è venuto incontro alle nostre richieste di estendere gli ammortizzatori sociali a tutti i lavoratori, finanziando la cassa integrazione in deroga e le altre indennità anche per le piccole imprese. Abbiamo fatto anche un accordo importante con l’Abi: le banche anticiperanno i sussidi in modo da accelerare le procedure. Nessuno, dico nessuno, deve sentirsi abbandonato in questo momento. Ma è chiaro che tutto questo non basta. Occorre una risposta globale ad una catastrofe globale».

L'Europa appare ancora molto divisa sulle ricette per contrastare gli effetti della pandemia.

«Nessuno può farcela da solo. Dobbiamo mettere da parte gli egoismi nazionali e garantire a tutti i lavoratori forme urgenti di sostegno al reddito. Nel nostro Manifesto per l'Europa solidale, la Cisl ha fatto proposte precise: più debito pubblico per favorire gli investimenti, tremila miliardi di eurobond per sostenere le imprese e l'occupazione, un unico bilancio europeo. Alle persone non interessano le formule finanziarie o le dispute politiche. Come ha ricordato papa Francesco oggi non è il tempo dell'indifferenza. Chi sta soffrendo attende risposte concrete e solidali dall'Europa e dai Governi».

Il nostro Paese ha le potenzialità per ripartire oppure ormai il sistema è compromesso?

«Guardi, nulla sarà come prima dopo questa emergenza sanitaria. Ma il nostro Paese, come è avvenuto in altri momenti della sua storia, ha le capacità economiche, sociali, tecnologiche ed anche culturali per ripartire. Questo naturalmente andrà fatto gradualmente ed applicando tutte le procedure per garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori. Bisogna ascoltare i consigli della comunità scientifica e applicare i protocolli molto precisi e dettagliati che stiamo siglando in tutti i settori produttivi e nelle aziende per tutelare la salute di chi tornerà al lavoro. Questa è oggi la nostra priorità».

La ripresa, la ripartenza, può essere l'occasione per migliorare il sistema economico?

«Certo. Bisogna cogliere questa occasione per cambiare il nostro modello di sviluppo e ricostruire profondamente il nostro Paese che non vogliamo più sia quello di prima. Dobbiamo cambiare radicalmente il modo di produrre in ambienti più salubri, diffondere lo smart working, utilizzare le nuove tecnologie in tutti i settori per salvaguardare la salute delle persone, senza danneggiare la qualità e la produttività. Dobbiamo ripensare anche il nostro modello dei servizi, dei trasporti pubblici, i tempi e lo stile della nostra vita. Occorre più partecipazione alle decisioni, più coinvolgimento dei lavoratori nelle scelte produttive delle aziende».

Qual è la ricetta dunque?

«Dobbiamo essere pronti a ripartire, facendo leva sul valore sociale del lavoro, della sua sicurezza, della dignità della persona. Noi vogliamo un Paese che sappia ridisegnare l’economia sulla sostenibilità ambientale, sulle infrastrutture, sul riassetto del territorio, sull’innovazione, sulla scuola, sulla formazione delle nuove competenze, sulla ricerca. Un Paese che ricominci ad investire sul sistema sanitario pubblico, sulla qualità dei servizi sociali per gli anziani, per le famiglie, per le donne, per i giovani».

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