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lunedì 27 settembre 2021
 
 

G8 di Genova, verità senza giustizia

09/04/2015  Delle efferatezze nella scuola Diaz nella caserma Bolzaneto sappiamo tutto ma i responsabili non hanno mai pagato. Proprio perché manca un reato che ha tutto il mondo civilizzato: la tortura.

Nella patria di Cesare Beccaria non c’è ancora una legge sulla tortura ed è sintomatico dell’ipocrisia degli italiani, popolo di eroi, santi e tergiversatori: Dei delitti e delle pene uscì nel 1764, un’onda di civiltà illuminista che ha influenzato il mondo, a partire da Thomas Jefferson e Benjamin Franklin. Il mondo, tranne l’Italia. Noi, più opportunamente, quel capolavoro di cultura giuridica lo abbiamo confinato alle biblioteche e ai simposi. Non abbiamo ancora trovato nemmeno il tempo di adeguarci alla Convenzione dell’Onu sui diritti umani, che è del 1984. In sostanza siamo una delle maggiori potenze economiche dell’Occidente, siamo la culla del diritto, siamo il Paese che ospita il cuore della cristianità, ma non sappiamo dare ancora una giustizia a uno dei soprusi più infamanti dell’umanità.

La sentenza della Corte di Giustizia di Strasburgo sui fatti di Genova  del 21 luglio 2001 ci ricorda proprio questo. Alla Diaz e nella caserma Bolzaneto ci furono “atti di tortura e trattamenti inumani o degradanti”. Le efferatezze di quei giorni sono stati una parentesi delle nostre forze dell’ordine, per fortuna mai più ripetute, basta vedere l’abnegazione di carabinieri e poliziotti che ogni settimana esercitano il loro pericoloso mestiere di tutori della democrazia e si prodigano per mantenere l’ordine pubblico nelle canee degli stadi o nel caos organizzato delle manifestazioni pubbliche. Ma quella parentesi così inquietante,  quel “massacro ingiustificabile”, quel “puro esercizio di violenza” capace di rivelare un lato oscuro del nostro sistema di prevenzione, non è mai stata chiusa: dopo undici anni di inchieste e processi nessuno dei responsabili ha pagato, nessuno si è mai ravveduto per quella vera e propria rappresaglia, per quella vendetta abnorme che ha macchiato la reputazione del nostro Paese, trasformandolo (per fortuna per qualche giorno) in un Paese sudamericano degli anni ’70.

Quei fatti “hanno gettato discredito sulla nazione agli occhi del mondo intero” aveva già scritto la Cassazione. Se quelle violenze perpetrate “ a scopo punitivo, di rappresaglia, mirante a provocare l’umiliazione e la sofferenza fisica e morale delle vittime” non hanno avuto giustizia, grazie anche ai depistaggi e l’omertà delle stesse forze dell’ordine, se molti dei responsabili hanno fatto addirittura carriera, lo si deve proprio alla mancanza di un reato. Con un reato come quello di tortura, avremmo potuto fare giustizia. Questo ci dice lo schiaffo di Strasburgo. Ora, con l'introduzione del disegno di legge firmato da Luigi Manconi, pare sia finalmente l'occasione per sopperire all'ignavia della politica. Perché la sola verità, senza giustizia, rimane monca, è solo materia per gli storici, per le biblioteche  e i simposi dove avevamo già relegato Beccaria.

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