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domenica 05 dicembre 2021
 
Teatro
 

Lavia: non si può vivere senza verità

03/11/2013  Il regista-attore mette in scena "I pilastri della società", un dramma di «imbarazzante attualità». Protagonista un uomo cinico e corrotto che, per riscattarsi, decide di rinunciare alla menzogna.

Sopra e sotto: Gabriele Lavia nei "Pilastri della società". In alto: il regista-attore durante le prove.
Sopra e sotto: Gabriele Lavia nei "Pilastri della società". In alto: il regista-attore durante le prove.

«Io conosco bene la società in cui vivo, la società è sporca, vede sempre ragioni sporche in ogni nuovo progetto, tutto in me è falsità e apparenza ed è per questo che io sono perfetto per questo mondo e per la società in cui vivo». La frase di Bernick, console, titolo onorifico che veniva dato in provincia a un uomo influente, protagonista de I pilastri della società, scritto nel 1877 dal drammaturgo norvegese Henrik Ibsen, sembra scritta ai nostri giorni e riassume la forte attualità del testo.

Proprio per questo l’attore e regista Gabriele Lavia, da sempre attento ai problemi del mondo contemporaneo, allestisce il complesso dramma ibseniano in una produzione Teatro di Roma, Fondazione Teatro della Pergola e Fondazione Teatro Stabile di Torino, anche se è uno fra i testi del drammaturgo meno rappresentati, rispetto ai tradizionali Casa di bambola, La donna del mare, Spettri e a quelli in scena nella stagione teatrale 2013-2014 Hedda Gabler con Manuela Mandracchia e John Gabriel Borkmann con Massimo Popolizio.

Bernick, interpretato da Lavia stesso, è un uomo in vista nel suo Paese, la Norvegia, apparentemente un benefattore, nonostante nasconda un passato privo di moralità e fatto di inganni: da giovane ha sedotto e abbandonato una ragazza, morta di dolore, facendone ricadere la colpa sul fratello minore della moglie Betty, che è emigrato poi in America con la sua sorellastra Lona. Però il ritorno dei due emigranti costringe Berenick a rivelare il suo misfatto, spinto dall’insistenza di Lona, da sempre innamorata di lui, che lo induce a farsi paladino della verità, nonostante la rivelazione lo porti a compromettere la sua rispettabilità di fronte alla società borghese del tempo.

Gabriele Lavia, mentre dirige il complesso allestimento con ben cinquanta attori, che debutta il 5 novembre in prima nazionale alla Pergola di Firenze, prima di approdare al Teatro di Roma, afferma: «Avevo in mente due obbiettivi: mettere in scena un testo che avesse un forte impegno sociale con tanti interpreti; non pensavo a uno spettacolo con quattro attori e un protagonista assoluto, ma volevo una messinscena corale, così ho pensato a I pilastri, rappresentato cinquant’anni fa dal mio maestro Orazio Costa, anche poiché ritengo che abbia legami forti con la nostra società contemporanea, addirittura imbarazzanti». «Ogni epoca ha la sua corruzione - prosegue Lavia - e non è una novità, ma in certe pieghe tratteggiate dai personaggi di Ibsen, anche se non è ancora l’Ibsen dallo stile simbolista ed espressionistico della sua opera matura, emerge in modo chiaro che il centro di tutta l’opera è l’importanza di confessare la verità, prerogativa che invece la società contemporanea ha abbandonato, afflitta dalla menzogna e dall’ipocrisia, poiché le persone non cercano il riscatto, come il console, nell’ammettere le proprie colpe, ma sommano bugie ad altre bugie, per non perdere il proprio prestigio sociale.»

Berenick con l’aiuto di una donna, Lona, che come spesso accade in Ibsen diviene portatrice di valori postivi, capisce che la vita in una condizione di menzogna non è più possibile. Infatti spiega Lavia: «Quando i cognati ritornano dall’America, terra simbolo della libertà, come “spettri” del passato, il mio personaggio capisce che deve confessare le sue malefatte per poter vivere libero».

L’altro motivo che ha spinto Lavia ad allestire un lavoro così complesso è «il dovere che ha il Teatro di Roma, come teatro pubblico, di offrire lavoro a tante persone, attori, tecnici, scenografi, costumisti, truccatori. Quando dirigi un teatro hai molti problemi contingenti, soprattutto di carattere economico: se le istituzioni finanziano il teatro lo fanno con i loro tempi, mentre il teatro ha bisogno di denaro liquido subito, perché ha bisogno di pagare gli attori, i camionisti che trasportano i materiali in tournée, gli alberghi in cui si alloggia, non si può rispondere ai conti da saldare con un pagherò. Io come artista sono nato in un teatro pubblico, ho avuto maestri come Orazio Costa e Giorgio Strehler, quindi nonostante le difficoltà resisto, perché credo nel valore formativo che assume oggi il teatro».

Come regista Lavia spesso chiama nella sua compagnia giovani attori, come in questo allestimento, ritenendo che le scuole di teatro siano utili, ma pensa che ai giovani debba essere data l’opportunità di lavorare sulle tavole del palcoscenico per imparare il mestiere. Infatti anche ai suoi figli, che hanno seguito le sue orme nel mondo della recitazione, Lorenzo, figlio di Annarita Bartolomei, e Lucia, figlia di Monica Guerritore, dice: «Il teatro è difficile al di là dei problemi di carattere contingente e pratico, come trovare una scrittura, perché non ti dà mai la gioia piena poiché ti sembra di non avvicinarti abbastanza a quello che vorresti diventare, per questo vi siete messi in bel guaio a seguire la vostra passione!».

Dove e quando

I PILASTRI DELLA SOCIETÀ, di Henrik Ibsen. Regia di Gabriele Lavia. Traduzione e adattamento di Franco Perrelli e Gabriele Lavia. Con Gabriele Lavia, Massimiliano Aceti, Ludovica Apollonj Ghetti, Alessandro Baldinotti, Rosy Bonfiglio, Michele De Maria, Federica Di Martino, Giulia Gallone, Viola Graziosi, Giovanna Guida, Andrea Macaluso, Mauro Mandolini, Graziano Piazza, Mario Pietramala, Clelia Piscitello, Giorgia Salari, Camilla Semino Favro, Carlo Sciaccaluga.
Scene di Alessandro Camera. Costumi di Andrea Viotti.
Produzione Teatro di Roma, Fondazione Teatro della Pergola e Fondazione Teatro Stabile di Torino. Dal 5 al 14 novembre 2013 al Teatro della Pergola di Firenze, dal 20 novembre al 22 dicembre al Teatro Argentina di Roma, dal 18 febbraio al 2 marzo 2014 al Teatro Carignano di Torino, dal 25 marzo al 6 aprile 2014 al Teatro Strehler di Milano.

Info: tel. 055.22641; www.teatrodellapergola.com; tel. 06.684000311/14, www.teatrodiroma.net

 
 
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