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martedì 09 agosto 2022
 
intervista
 

«Bisogna ripensare la teologia e la pastorale del matrimonio»

28/06/2022  La teologa morale Gaia De Vecchi analizza il recente documento del Dicastero per i laici, la famiglia e la vita in cui vengono tracciate le nuove linee per la preparazione al matrimonio: «Il tema del sesso prematrimoniale ha fatto più scalpore, soprattutto tra i media laici, perché ci si aspettava cambiamenti che non ci sono stati. Ma le novità proposte sono tante a cominciare dal ruolo dei laici e dei separati nella preparazione delle coppie»

La professoressa Gaia De Vecchi
La professoressa Gaia De Vecchi

«Il tema dei rapporti sessuali prima del matrimonio ha fatto più scalpore, soprattutto nel mondo laico, perché, forse, ci si aspettava dei cambiamenti che non ci sono stati. Anche perché ammettere il sesso prematrimoniale significa rivedere tutta la dottrina sulla contraccezione. Sicuramente era il tema che più si prestava a fare un titolo-slogan o a effetto».

È l’opinione della professoressa Gaia De Vecchi sul documento Itinerari catecumenali per la vita matrimoniale – orientamenti pastorali per le chiese particolari emanato dal Dicastero vaticano per i Laici, la Famiglia e la vita il 15 giugno scorso. Il documento è suddiviso in due grandi capitoli, ripartiti in 94 numeri. È preceduto da una prefazione di papa Francesco e da una breve presentazione circa il “catecumenato matrimoniale”. «L’altro aspetto, sul quale molti media si sono soffermati, cioè quello della separazione come “ultimo stadio” quando non c’è più nulla da fare», precisa De Vecchi, «rientra in una “pedagogia del realismo”, dove viene presa in considerazione la fatica del dolore di una separazione. Se uno è separato, non è dimenticato da Dio».

De Vecchi insegna presso l’Istituto Leone XIII di Milano ed è docente presso l’Università Cattolica e l’Istituto Superiore di Scienze Religiose. Ha conseguito il Dottorato in Teologia Morale presso la Pontificia Università Gregoriana, collabora con svariate Istituzioni Accademiche Ecclesiastiche italiane ed è membro del Consiglio di Presidenza dell’ATISM (Associazione Italiana per lo Studio della Morale).

«La prima indicazione di lettura per questo documento (e per tutti i documenti, in realtà) è quella di leggerlo», avverte De Vecchi, «una polemica sterile, inutile, pregiudiziosa, basata solo sui titoli dei giornali, su letture parziali o superficiali del testo stesso, su slogan ideologici, un estrapolare passaggi o il documento stesso dal loro contesto e dall’intero pontificato di Francesco, è il contrario di un servizio alla Chiesa».

Perché questo documento proprio ora?

«S’inserisce nell’anno speciale dedicato ad Amoris Laetitia, nel suo quinto anniversario, e vuole rispondere all’urgenza più volte richiamata da Francesco di riflettere e vivere la bellezza, l’eu-angelion/la buona novella, realmente esperito, dell’amore, del matrimonio, della famiglia. Non a caso precede di soli pochi giorni la celebrazione del X Incontro Mondiale per le famiglie».

Una delle “novità” è il cammino di preparazione al sacramento del matrimonio che non può ridursi a qualche mese prima di arrivare all’altare ma che inizia già dall’infanzia.

«Gli itinerari proposti – lungi dal voler essere statici e rigidi, schedulati e calendarizzati – si ispirano agli itinerari battesimali e sono articolati in differenti momenti/tappe e modalità: “quella della preparazione remota, che abbraccia la pastorale dell’infanzia e quella giovanile, una fase intermedia di accoglienza e la fase catecumenale vera e propria, che a sua volta prevede tre distinte tappe. Una prima tappa di preparazione prossima, più lunga, di durata variabile; una seconda tappa di preparazione immediata, più breve, e una terza tappa di accompagnamento delle coppie nei primi anni di vita matrimoniale, che si conclude con l’inserimento della coppia nella pastorale familiare ordinaria della parrocchia e della diocesi”».

La pubblicazione ha generato subito reazioni e polemiche, a cominciare dal tema del sesso prima del matrimonio.

«Basterebbe anche la sola lettura della prefazione di Francesco per spegnere molti dei fraintendimenti. Il rischio è quello già vissuto con Amoris Laetitia: ci si è troppo concentrati su un’unica nota, ignorando capitoli interi e il messaggio globale. Amoris Laetitia non è solo la nota 351 del capitolo VIII, ovvero l’accesso ai sacramenti per i divorziati risposati, ma una potente rilettura anche originale e sicuramente pungolante, dell’amore. Questi Itinerari non affrontano specificatamente gli aspetti sessuali, ma la visione intera e integrale dell’amore tra uomo e donna – di cui la sessualità è parte integrante e positiva – all’interno di una comunità di credenti. La seconda indicazione è che si tratta di un documento di un Dicastero – che potremmo definire come una sorta di ministero – e, in quanto tale, rivolto alla Chiesa tutta, nella sua diversità di spazio, cultura, storia, tradizioni, ambiente sociale… Pretendere, da questo documento, la risposta puntuale al singolo caso della propria parrocchia o leggerlo solo con categorie italiane, significa snaturare completamente il documento e non coglierne la piena portata».

Come deve essere recepito questo documento?

«Non bisogna considerarlo un prontuario o una formula magica. Ricordiamoci che fin da Evangelii Gaudium 223 papa Francesco ci invita a “aprire processi più che possedere spazi” e che una delle caratteristiche del suo pontificato è il continuo richiamo al discernimento. E il discernimento è scrutare la realtà, in ascolto dello Spirito, per scegliere, distinguendo ciò che disumanizza da ciò che umanizza. Il credente è invitato, chiamato, spronato a una risposta personale, non è un burattino. O, per dirla con papa Francesco: “è un vestito che va ‘cucito su misura’ per le persone che lo indosseranno. Si tratta, infatti, di orientamenti che chiedono di essere recepiti, adattati e messi in pratica nelle concrete situazioni sociali, culturali ed ecclesiali nelle quali ogni Chiesa particolare si trova a vivere”».

Una coppia di sposi in chiesa durante il rito del matrimonio (Ansa)

Quali sono i processi suggeriti?

«Ce ne sono tre e sono cammini, impegni, strade aperte, non diktat, perché presentano tratti di novità in una tradizione. Il primo è la necessità di ripensare la teologia del matrimonio, la pastorale ad esso legata, i cammini delle coppie. Per secoli c’è stato un notevole scarto tra la comprensione, elaborazione, vissuto dei due sacramenti di “scelta di vita”. Il sacerdozio (ed eventualmente anche la vita consacrata) era il sacramento, per così dire, di serie A e il matrimonio era di serie B. Questo documento ci invita a ridurre lo scarto. E, di conseguenza, ci invita a ripensare in modo più complesso il tema della vocazione e il tema della Chiesa come “popolo di Dio”, non soltanto come chiesa gerarchica. Poi c’è il ruolo dei laici».

Che sono chiamati un ruolo di primo piano e di grande responsabilità.

«Il documento apre nuovi spazi, ma anche nuove responsabilità – di testimonianza, di formazione, di coerenza – per i laici. Gli auspici e la comprensione del laicato proposta dal Concilio Vaticano II hanno qui una grande possibilità di respiro. In questi Itinerari la formazione e l’accompagnamento delle coppie non è demandata al solo “prete” ma ad équipe variamente composte. Anche i separati potranno fare parte di queste équipe per “offrire la loro testimonianza ed esperienza vocazionale in maniera sempre costruttiva, contribuendo così a mostrare il volto di una Chiesa accogliente, pienamente calata nella realtà, e che si mette al fianco di tutti (21)”. Anche questo passaggio indica come il documento non si ponga in maniera giudicante o condannante ma in una apertura al dialogo. Si tratta d’itinerari, di percorsi che non dimenticano la formazione remota e non appiattiscono, livellano o neutralizzano le fasi differenti della crescita umana. È una proposta molto realistica, che tiene conto dei vissuti delle persone, della gradualità umana e spirituale non solo dei singoli ma anche delle coppie e di tutta la comunità intera. Alla base c’è un’antropologia di grande respiro, che dovremmo interiorizzare maggiormente e applicare anche ad altri ambiti, come ad esempio al sacramento della Riconciliazione».

In conclusione, qual è lo stimolo di questo documento?

«Papa Francesco, nella Prefazione, lo definisce “dono e compito”. È un documento che non ha lo scopo di rispondere in modo puntuale alle domande: al contrario è un documento che ci invita a porci tanto seriamente quanto serenamente quelle “domande che non possono più essere eluse, né appiattite”. Ed è un documento che ha come tema portante il sacramento del matrimonio, ma riguarda ogni credente, nessuno escluso».

 
 
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