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mercoledì 12 maggio 2021
 
Unioni civili
 

Galantino: «Il Governo mette all’angolo la famiglia»

19/10/2015  Nell'intervista a "In mezz'ora" su Raitre il segretario della Cei interviene nel dibattito in corso sulle unioni civili e critica la politica «strabica» che investe energie su «queste forme di unioni particolari» e di fatto «sta mettendo all'angolo la famiglia tradizionale formata da madre, padre e figli, pilastro della società»

«Chiedo che la politica non sia strabica. Spero che si riesca ad avere con chiarezza un'attenzione alla famiglia, fatta di padre, madre e figli, che il governo non la metta all'angolo. Nello stesso tempo è giusto che il Governo stesso sia attento anche ad altre realtà che hanno bisogno di essere accompagnate». Lo ha detto domenica monsignor Nunzio Galantino, segretario generale della Conferenza episcopale italiana, a proposito del ddl Cirinnà durante la trasmissione In mezz’ora su Raitre. «Il problema della famiglia, fatta di padre, madre e figli, che può assicurare continuità e futuro alla società non è un problema della Chiesa. E' una realtà che riguarda soprattutto la società. Io come credente e come cittadino, gradirei che si mettesse in atto quello che l'articolo 29 della Costituzione dice a proposito della famiglia».



«Il mio appello è non solo ai cattolici, ma a tutti. E non è un appello per non fare - ha precisato -, ma per fare. Avendo chiaro che se qualcuno viene dall’estero e legge solo i giornali italiani ha l’impressione che in Italia ci solo il problema delle coppie di fatto e non i problemi delle famiglie normali. A noi non va bene». «Spero che il Parlamento non ne abbia bisogno, non serve un Parlamento al giogo del prete di turno. Spero in un Parlamento che non ha bisogno del vescovo o del Papa che glielo dicano». Continua Galantino rispondendo alla domanda se la Cei farà appello ai parlamentari cattolici di fare obiezione di coscienza sul ddl Cirinnà.



«La Chiesa e l’Italia hanno bisogno di una classe dirigente al passo della società - ha aggiunto mons. Galantino - e non si può far Chiesa avendo in testa sempre gli stessi schemi. Essere legati agli schemi è pericoloso, e questo vale anche per la politica». Quanto alla necessità di una nuova classe dirigente, mons. Galantino ha detto: «Penso sia importante un ricambio della politica. Non è un discorso di rottamazione. È un problema fisiologico: i ragazzi hanno un modo tutto diverso di accostare la realtà»

Su papa Francesco ha aggiunto: «Se è vero che la leadership del Papa venga riconosciuta in certi ambienti politici, specie a sinistra, a me questo dispiace, perché vuol dire che non abbiamo in loco persone che sappiano guidare il popolo: è pericoloso perché il Papa sta a Roma e fa un altro lavoro. Se un popolo non ha al suo interno dei politici che lo ispirano io sono preoccupato. Da una parte sono felice e contento che papa Francesco goda di tanta stima, dall'altra sono preoccupato».

Sulla situazione politica attuale, il segretario della Cei ha spiegato: «Che io stia terremotando il mondo politico è una parola grossa. Non penso che la politica, per essere terremotata, abbia bisogno dell'ultimo vescovo: si terremota da sola quando ha l'orecchio appoggiato al Palazzo e non a terra come gli indiani. E questo avviene - ha spiegato - tutte le volte in cui le parole che si dicono e le soluzioni che si cercano non sono soluzioni al passo con i bisogni della gente. Non occorre che arrivi Galantino, anzi. Io vorrei ci fosse il momento in cui gli uomini di Chiesa non debbano intervenire perché i politici stessi hanno le orecchie alzate sui bisogni della gente».

 Infine, sulla questione sicurezza in vista del Giubileo ha rassicurato: «Penso che il prefetto Gabrielli e anche coloro i quali hanno responsabilità nella sicurezza hanno tutti gli strumenti per trasformare le preoccupazioni in prevenzione. È importante dire anche - ha aggiunto Galantino - che l'Isis non penso abbia bisogno di aspettare il Giubileo per far sentire la propria voce e creare situazioni problematiche: ogni domenica Piazza San Pietro è piena». Alla domanda se lui non abbia paura dell'Isis, il numero due della Cei ha poi risposto: «Io non sono il capo della gendarmeria e della sicurezza vaticana, ma dire non ho paura dell'Isis è un po’ grossa, dinanzi a gente che taglia la gola alle persone e che non permette agli altri di vivere la propria vita». Sulla sicurezza nel corso del Giubileo, comunque, «mi fido del prefetto Gabrielli, di lui e della sicurezza vaticana».

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