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sabato 13 aprile 2024
 
 

Galliani: "Aboliamo la discriminazione territoriale"

08/10/2013 

Adriano Galliani, amministratore delegato del Milan, accoglie con sarcasmo la notizia che il Milan giocherà la prossima partita a San Siro senza pubblico e dovrà pagare 50mila euro d'ammenda a causa dei cori di discriminazione territoriali urlati da «alcune centinaia» di tifosi rossoneri a Torino. La Procura federale li ha annotati e il giudice sportivo ha applicato la sanzione per il club recidivo.

Nell’annunciare il ricorso contro la sanzione a suo dire «priva di giustificazioni», Galliani attacca la Procura federale: «Nessuno ha sentito quei cori. Sarebbero stati sentiti da alcuni funzionari della Procura federale. Forse li hanno sentiti in bagno, al bar o non so dove...». La discriminazione territoriale, sostiene, «esiste solo in Italia. E se io che abito a Brera me la prendo con un milanese di porta Vigentina? E se un bavarese se la prende con uno di Colonia? Capisco il razzismo, è un problema mondiale. Ma la norma sulla discriminazione territoriale va abolita: tutti i presidenti sono d'accordo con me e ho già chiamato il presidente della Federcalcio Abete. Ha detto che ci penseranno. Quando gli stadi sono già vuoti chiuderne uno è politicamente perfetto, fantastico...».

Il Milan rischia sanzioni pesanti, perché già giudicato recidivo nel rapporto della Procura federale: «Nella nostra curva c'erano 872 persone... Ammesso che ci siano stati questi cori che nessuno ha avuto il piacere di sentire, la prossima volta è partita persa e volendo anche penalizzazione: se 50 persone si mettono d'accordo uccidono una società facendo cori di discriminazione razziale o territoriale, se è una norma di buon senso lo lascio decidere ai lettori».

Ad Adriano Galliani ha già risposto il presidente della Fogc Giancarlo Abete: « È utile, opportuna e doverosa una riflessione sulle modalità applicative, mi sembra sia fatto un fatto fisiologico e naturale, ma il quadro normativo è delineato e non è frutto di una autonoma decisione della federazione ma in qualche modo di un sistema di contrasto che è stato recepito a livello internazionale»

 
 
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