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Gaza, distrutta la scuola della parrocchia della Sacra Famiglia

29/07/2014  I bombardamenti nella zona di al-Zeitun, il quartiere orientale dove si trova anche la comunità ortodossa, hanno colpito la comunità guidata da padre Hernandez distruggendo anche la casa delle suore e alcuni locali parrocchiali. Il grido del parroco: «Non possiamo evacuare, con i bambini è impossibile. Non c'è alcun luogo sicuro in tutta la fascia»

Neppure la parrocchia di Gaza è stata risparmiata dalle bombe. Distrutta la casa delle suore, danneggiata la scuola e alcuni locali della parrocchia cattolica dedicata alla Sacra Famiglia. Questo il bilancio del bombardamento effettuato dalle forze israeliane martedì mattina nel quartiere di Zeitun. «Tutta la zona è devastata da continui bombardamenti senza sosta, è stata una notte di terrore. Basta con questo orrore», si è sfogato al telefono il parroco di Gaza, padre Jorge Hernandez, in un colloquio con padre Mario Cornioli che risiede a Gerusalemme.

Lunedì sera Padre Jorge aveva ricevuto l’avviso di sgombrare la chiesa e la parrocchia, dopo l’annuncio che il quartiere di al-Zeitun, il quartiere orientale della città dove si trova anche la parrocchia ortodossa, sarebbe stato colpito. Un'evacuazione difficile, praticamente impossibile, per il parroco e soprattutto per le tre suore di Madre Teresa che si prendono cura di 29 bambini handicappati e nove anziane inferme. «Questa guerra assurda», ha raccontato padre Hernandez all'agenzia Fides, «continua a andare avanti. Dopo aver distrutto il quartiere di Shujayeh, ora prendono di mira quello di Zeitun. Tutto capita attorno a noi. I miliziani di Hamas continuano a lanciare missili e poi si nascondono nei vicoli. E noi non possiamo fare assolutamente niente. Non possiamo evacuare, con i bambini è impossibile. Le loro famiglie vivono qui intorno. E può essere più pericoloso uscire che rimanere qui. Cerchiamo di stare nei luoghi più sicuri, sempre al piano terra».

«È una spirale assurda: ambedue le parti», dichiara sempre all'agenzia Fides il Vescovo William Shomali, vicario patriarcale del Patriarcato di Gerusalemme dei Latini,«devono ascoltare la voce della ragione, fermare questo massacro e andare a un vero negoziato son l'intenzione reale di affrontare e risolvere i problemi. Altrimenti tutta questa violenza continuerà a ripetersi ciclicamente, le stesse cause continueranno a produrre gli stessi effetti».

Già ieri mattina la comunità cristiana di Gaza era stata sconvolta dalla morte di due anziane, causata dalle difficile condizioni in cui erano costrette a vivere, dopo il loro trasferimento nella chiesa, e dalla tragica notizia di un missile che ha colpito la casa della famiglia di Jalila Farah Aiad Um Jerjis, riducendola in macerie. La famiglia era composta dal padre, George Aiad Kamal, dalla madre e da due bambini piccoli, Anton e Jerjis. Jalila è morta carbonizzata. Il marito è stato leggermente ferito. Il figlio maggiore, Jerjis, è in coma profondo. Ha subito l’amputazione delle gambe e di una mano e ha ustioni profonde sul viso e sul petto. Anton, il figlio più giovane, non era in casa quando è successo, ma a messa nella chiesa.

«Questo fa capire – ha scritto padre Jorge - che i missili non mostrano in realtà favoritismi, appena cadono uccidono; e in secondo luogo, che non vi è alcun luogo sicuro in tutta la fascia. Questi sono fatti, non parole. Oggi il Santo Padre ha pregato per il cessate il fuoco e la pace richiedendo la responsabilità di garantire la pace. Beh, dalle nostre sofferenze qui a Gaza e in comunione con papa Francesco, esigiamo lo stop immediato del fuoco per fermare questo massacro. Nessuna di queste persone che sono morte oggi erano terroristi»

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