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domenica 26 settembre 2021
 
 

Gender, «Ritiriamo i nostri figli da scuola»

25/03/2014  L'Associazione italiana genitori lancia un appello agli insegnanti contro l'insegnamento dell'ideologia di genere in classe: «Siate con noi sentinelle». E propone, sull'esempio di quanto accaduto in Francia, una Giornata al mese di ritiro dalla scuola come protesta e per far capire che i genitori sono i primi educatori dei figli

Dopo l'appello di lunedì del presidente dei vescovi italiani, il cardinale Angelo Bagnasco, che ha invitato le famiglie a difendere con determinazione la libertà d'educazione dei propri figli, ora sull'insegnamento dell'ideologia del gender a scuola arriva l'altolà dell'Associazione italiana genitori (Age). «Insegnanti e presidi siate insieme a noi genitori sentinelle di fronte all’ideologia del gender a scuola», è l’appello che rivolge Fabrizio Azzolini, presidente nazionale dell’Age, ai docenti e dirigenti scolastici e alle loro associazioni di categoria e rappresentanze sindacali.

«Da mesi come Age, insieme ad altre associazioni genitori e familiari, anche all’interno del Forum nazionale delle associazioni genitori (Fonags) al Ministero dell’Istruzione, denunciamo – ricorda Azzolini - il rischio di rieducazione al gender di leggi per la formazione dei docenti e progetti didattici per gli studenti, i nostri figli, attivati dal ministero, dall’Unar e da alcuni comuni, provincie e regioni in tutta Italia sui temi dell’educazione alla sessualità, della lotta alle discriminazioni e agli stereotipi di genere, del contrasto al bullismo omofobico. E avvertiamo i genitori, l’opinione pubblica, i giornalisti, i politici, i docenti contro il pericolo che la teoria del gender, priva di basi scientifiche, sia introdotta in modo subdolo e strumentale a scuola e imposta per legge. Mettendo così a repentaglio i fondamenti dell’educazione dei nostri figli, il diritto dei genitori di scegliere liberamente l’educazione dei propri figli, diritto riconosciuto dalla Costituzione italiana e dalla Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, ma anche la libertà d’insegnamento dei docenti e, direi, la laicità dello Stato».

«I sostenitori della teoria del gender, infatti – sottolinea Azzolini -, non si limitano a suscitare un dibattito nella società come espressione di un’opinione tra tante, ma lo conducono a una nuova educazione, orientano il governo in Italia, come in Europa, in Occidente e, con una ‘colonizzazione della natura umana’, nei Paesi emergenti e poveri. Questa ideologia si sta diffondendo e sta entrando a scuola in modo subdolo, senza incontrare una vera opposizione. Neppure purtroppo da parte dei docenti, ai quali si rivolgono i piani formativi di aggiornamento del Miur e degli enti locali e che sono i primi responsabili del POF e dei progetti didattici nei singoli istituti scolastici. In questo modo però il pericolo per entrambi, genitori e insegnanti, è di diventare strumenti silenziosi di propaganda. Come docenti e genitori, allora, dobbiamo insieme proteggere il nostro mestiere di educatori e la nostra vocazione. Dobbiamo saperlo, denunciarlo, avvertire gli altri genitori e gli altri docenti, perché vigilino su figli e studenti. L’impressione è che lo Stato cerchi di separarci, nonostante nella scuola italiana la legge ci leghi nel patto di corresponsabilità educativa: ai genitori nasconde l’obiettivo di leggi, progetti, strategie legate all’educazione all’affettività e alla lotta agli stereotipi di genere, agli inseganti lo impone per legge».

 Tra le iniziative concrete di “disobbedienza civile” proposte dall'Age c'è anche quella di seguire l'esempio della Francia «dove è stata ideata da docenti e genitori una particolare forma di protesta contro l’introduzione a scuola dell’ideologia del gender: la Giornata di ritiro dalla scuola, rispettando il calendario di assenze programmate 18mila ragazzi non vanno a scuola un giorno al mese. Un’iniziativa che potremmo rilanciare anche in Italia per muovere le acque, come è accaduto Oltralpe dove il governo è stato costretto a tornare sui propri passi, cercando di minimizzare. Un gesto forte che, inoltre, farebbe capire che sono i genitori i primi responsabili dell’educazione dei loro figli. Un’iniziativa da prendere uniti, genitori e insegnanti». Perché, precisa Azzolini «la strategia dell’Unar che, ricordiamolo, fa capo direttamente alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, e decisioni legislative come il DL Istruzione sono una prima fessura dalla quale si cerca di introdurre in Italia l’ideologia del gender nella scuola: con la scusa di abbattere le discriminazioni di genere e di promuovere l’uguaglianza dei sessi, si cerca di negarli e si introduce la nozione di arbitrarietà dei generi. Ci si spinge ad affermare che ogni rappresentazione della differenza dei sessi si basa su un pregiudizio, che il maschile e il femminile sono costruzioni sociali e storiche da combattere. L’alterità sessuale è, invece, una realtà ontologica che fa parte del nostro essere umani. Non occorre essere cristiani per affermarlo. Lo scriveva anche Marx che il “rapporto tra uomo e donna è il più naturale tra esseri umani”. L’indifferenziazione sessuale è un’utopia sottile e pervasiva che si appella ai “diritti individuali” e una presunta uguaglianza tra individui asessuati, cioè astratti, un’ideologia che vuole imporre una nuova soggettività e una “nuova umanità” a propria immagine e somiglianza. Aprendo così la strada alla decostruzione dell’interno impianto sociale, perché trasforma la società in un insieme di ruoli funzionali regolati da procedure contrattate».

 
 
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